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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (2 febbraio 2026)
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  • Papa Leone XIV ai giornalisti: "Le parole contribuiscono a disarmare la Terra"

    Tutti sono chiamati “all’impegno di portare avanti una comunicazione diversa, che non ricerca il consenso a tutti i costi, non si riveste di parole aggressive, non sposa il modello della competizione, non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla. La pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri; e, in questo senso, il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza: dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra”: così si è rivolto papa Leone XIV ai giornalisti presenti all’udienza di questa mattina, 12 maggio, prendendo come riferimento quel «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9) proclamato da Gesù nel “Discorso della montagna”.

    “Oggi, una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla “torre di Babele” in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici o faziosi”, ha sottolineato. “Perciò, il vostro servizio, con le parole che usate e lo stile che adottate, è importante. La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto. E guardando all’evoluzione tecnologica, questa missione diventa ancora più necessaria. Penso, in particolare, all’intelligenza artificiale col suo potenziale immenso, che richiede, però, responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti, così che possano produrre benefici per l’umanità. E questa responsabilità riguarda tutti, in proporzione all’età e ai ruoli sociali”.

    Ha espresso solidarietà per i giornalisti incarcerati per aver cercato di raccontare la verità e ne ha chiesto la liberazione. Li ha chiamati testimoni coraggiosi in difesa della dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, “perché solo i popoli informati possono fare scelte libere. La sofferenza di questi giornalisti imprigionati interpella la coscienza delle Nazioni e della comunità internazionale, richiamando tutti noi a custodire il bene prezioso della libertà di espressione e di stampa.”

    Ha infine ricordato l’invito fatto da Papa Francesco: “Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce. Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra”.

    E come nel suo primo discorso da Papa, ha parlato di una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana.

    Dopo il discorso ai rappresentanti dei media provenienti da tutto il mondo ricevuti in Aula Paolo VI, ha voluto intrattenersi con alcuni gruppi di giornalisti, dai quali ha ricevuto anche numerosi regali.

    Una partita a tennis?

    Foto, regali, firme di autografi, benedizioni, durante il lungo giro del Pontefice tra i vaticanisti di varie lingue e testate, e anche qualche frase spiritosa. Come ad esempio quella su un possibile match di tennis di beneficenza, proposto da Inés San Martin, responsabile della comunicazione delle Pontificie Opere Missionarie: “Sarebbe bello fare una partita, la organizzo io!”. “Ah sì, è davvero è una buona idea. Basta che però non porti Sinner”, ha ribattuto il Papa, lasciando intendere di ‘temere’ il talento del campione italiano.

    Il Papa con una chalina peruviana, donata da una giornalista del Perù

    Foto e regali

    Numerose le lettere e i biglietti consegnati al Pontefice che ha suscitato uno spontaneo "oooh" nella folla quando ha ripetuto il saluto in lingua dei segni mostratogli da suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio per la pastorale delle Persone con disabilità della CEI. Per qualche istante Papa Prevost si è soffermato con l’inviata di Tv2000, Cristiana Caricato, che scherzava sul suo completo tutto bianco e le scarpe rosse: “Ho un abito bianco, lo so, ma non ho ambizioni da papessa”. “No, bello”, ha detto Leone, chiedendo di scattare una foto a fianco alla vaticanista. E lo stesso ha fatto con una giornalista del Perù che gli ha donato una chalina, una sciarpa in lana di alpaca multicolore, proveniente dalle terre andine. Quelle in cui il Pontefice è stato missionario per circa vent’anni. Papa Prevost l’ha indossata al collo per lo scatto, poi ha salutato un gruppo di peruviani che gli mostravano al computer la loro bandiera.

    Usa, Fatima, Nicea

    E se al collega statunitense che chiedeva se fosse previsto un viaggio a casa (negli Usa) “soon”, Leone XIV ha risposto “not soon”, con la giornalista portoghese Aura Miguél, che ricordava la festa di domani, 13 maggio, della Madonna di Fatima, il Papa ha invece detto: “Sì, il cardinale Prevost aveva previsto di andare (a Fatima) ma i piani sono cambiati”. Sempre in tema viaggi, alcuni giornalisti hanno domandato al Pontefice se si terrà il famoso viaggio a Nicea, in Turchia, per i 1700 anni del Concilio, desiderio di Papa Francesco che tante volte e in tante occasioni ha espresso la volontà di vivere questo evento. Leone XIV si è mostrato aperto alla possibilità.

    Leggi tutto il discorso del Papa

    red

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