di Cristina Vonzun - catt.ch/catholica.cdt
La cura della persona passa anche dall’ascolto della sua dimensione spirituale e religiosa. Per rispondere a questo bisogno mediante operatori formati, la Diocesi di Lugano, in collaborazione con la Facoltà di teologia di Lugano (FTL/USI), ha promosso un CAS (Certificate of Advanced Studies) di due semestri in Assistenza spirituale in ambito sanitario, con una formazione ampia e interdisciplinare, articolata in una parte teorica e una pratica.
Le prima 15 persone hanno finito il CAS
Il 17 ottobre alle 12, alla FTL, con la presenza di mons. de Raemy, vengono consegnati i 15 certificati al primo gruppo che ha completato il percorso, mentre un secondo gruppo è attualmente in formazione. Le aree formative sono quattro: pastorale, spirituale e teologica; antropologica e bioetica; del prendersi cura in ambito sanitario; psico-relazionale. «Diverse persone che riceveranno il certificato – spiega fra Michele Ravetta, coordinatore del progetto - sono già attive: i sacerdoti e diaconi operano come cappellani nelle case per anziani o al domicilio, altri lavorano in ambito sanitario come infermieri, assistenti di cura o sono volontari. C’è anche chi ha frequentato il corso per ragioni personali, per poi mettersi in gioco come volontario qualificato».
Ma quali sono gli sbocchi? «Il CAS non abilita a una professione poiché non è un diploma, ma certifica una specializzazione che si innesta su una formazione pregressa». L’ammissione non è automatica. «Al primo ciclo si erano annunciati in 130, ma solo 40 sono stati ammessi, perché circa due terzi non possedevano i titoli necessari per accedere a un CAS», precisa Ravetta. Oltre ai corsi teorici, i partecipanti devono svolgere uno stage pratico in una struttura convenzionata. Tra queste figurano l’EOC, la Clinica Moncucco e il reparto di cure palliative del Centro Polis. «È possibile richiedere un secondo stage in un’altra struttura, per conoscere modalità di lavoro differenti. L’esperienza viene documentata in una breve relazione, a cui si aggiungono un esame teorico e una tesi».
Una delle questioni centrali, sottolinea Ravetta, riguarda la preparazione dei sacerdoti che svolgono la funzione di cappellano in ambito sanitario.
«È molto importante che i presbiteri già impegnati in queste strutture frequentino il corso. Pochi hanno finora concluso il percorso, mentre diversi hanno seguito le lezioni senza sostenere gli esami. Questa formazione permette ai cappellani di presentare un titolo riconosciuto quando operano in una casa per anziani o in una clinica», precisa Ravetta.
«In Ticino - prosegue il coordinatore del CAS - ci sono cappellani che purtroppo non vengono remunerati perché privi di un riconoscimento formativo di questo tipo. Il ruolo del cappellano è ancora previsto negli organici, ma la sola ordinazione presbiterale non può essere considerata una qualifica specialistica in ambito sanitario. Allo stesso tempo, formare laici attraverso il CAS significa prepararsi a colmare le lacune che il calo del numero dei sacerdoti potrà determinare in futuro».
Un progetto iniziato nel 2023
Il progetto nasce da un lavoro avviato nel 2023 insieme a mons. Alain de Raemy e a un gruppo di esperti, durato tre anni e successivamente approvato e accolto dalla FTL. «È un’iniziativa che colma un vuoto formativo urgente. Prima di noi esisteva qualcosa di simile alla SUPSI, ma limitato all’ambito specifico delle cure palliative. Questo CAS, invece, prepara all’assistenza spirituale in ambito sanitario in senso ampio. Le quattro aree formative consentono di operare, ad esempio, anche in una clinica psichiatrica come quella di Mendrisio», conclude Ravetta.
La formazione apre inoltre la possibilità di accompagnare i pazienti anche al proprio domicilio, in collaborazione con le associazioni già attive sul territorio. Per informazioni: https://www.ftl.usi.ch/it/didattica/corso-formazione-asas
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