Calendario romano
"Chiamati per nome per stare con Lui"
di Dante Balbo
Quando amiamo qualcuno, spesso lo chiamiamo con nomi generici, amore, tesoro, oppure con nomignoli affettuosi, che sono segreti della nostra relazione.
Se litighiamo, compare il nome di battesimo, riportando la persona nella sua interezza davanti a noi, con tutta la sua storia e la sua responsabilità.
Il Vangelo che ci viene proposto questa domenica parte da uno sguardo di Gesù sulla folla, per la quale emerge la sua compassione di pastore.
Da qui un invito a pregare perché il Padre suo e nostro mandi pastori, operai per coltivare il campo ove la messe è molta.
In altri Vangeli si dice che Gesù salì sul monte a pregare e il mattino dopo scese e scelse dodici fra i suoi discepoli, perché stessero con lui.
Qui è invece la risposta immediata ad un bisogno profondo, la necessità di manifestare il Regno di Dio con gesti concreti, scacciare il nemico, guarire, consolare, annunciare che Dio non ha smesso di occuparsi del suo popolo.
L’invio non è generico, le persone hanno un nome, sono fratelli, come Andrea e Giovanni, pubblicani come Matteo, guerriglieri come Simone, traditori come Giuda Iscariota, scelti, come Pietro.
Ognuno di noi è chiamato per nome e riconosciuto come unico, con il compito di rispondere alla compassione di Gesù, facendola nostra ed annunciare che ognuno è amato profondamente dal nostro Signore.
Calendario ambrosiano
"Dio ha tanto amato il mondo"
di don Giuseppe Grampa
Questo breve testo appartiene alla lunga conversazione che Gesù ebbe con Nicodemo, illustre esponente del Sinedrio, l'organismo di settanta membri che governava il popolo ebraico. Un dialogo che si svolge nella notte. Forse perché Nicodemo, data la sua posizione non vuole mostrarsi interessato alla persona di Gesù? Forse perché la notte è tempo propizio per la riflessione pacata ? O forse questa oscurità della notte esprime la tenebra che abitava il cuore di quest'uomo in ricerca?
Dio ha tanto amato il mondo. C'è in questa straordinaria parola la rivelazione del volto autentico di Dio. Dobbiamo quindi sconfiggere le deformazioni, le caricature che di Dio sono state fatte. Troppe volte il volto di Dio è quello di implacabile giustiziere, faraone onnipotente e distante, e invece: Dio è questa irrevocabile decisione di amare il mondo, di guardarlo con benevolenza.
E perciò niente di ciò che esiste può essere guardato con disprezzo. Né il mondo, né l'umanità, né la natura, né il corpo troppo spesso avvilito, niente deve esser disprezzato. E anche di fronte al male e al peccato la decisione di Dio è solo ed esclusivamente positiva. Quanto distante da questo stile di Dio l'atteggiamento di quanti si dicono credenti ma sono capaci solo di giudizio e condanna. Dio ha tanto amato il mondo da «dare»: il verbo che l'evangelista adopera è usato anche per indicare il gesto con il quale il Figlio di Dio si è consegnato nelle nostre mani fino alla morte.