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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (4 aprile 2025)
Catt
  • Il commento ai Vangeli di domenica 15 settembre

    Il commento ai Vangeli di domenica 15 settembre

    Calendario Romano Mc 8,27-35 XXIV Domenica del Tempo ordinario

    Chi sono? Cecità e intuizione

    di Dante Balbo*

    Spesso incontro persone che mi chiedono: «Chi sono?». Se sono miei conoscenti, insultano la mia intelligenza; se sono persone che non incontro da tempo, preferirei che si presentassero, piuttosto che giocare con me, come se fossi un «fenomeno». La domanda di Gesù, invece, rivolta ai suoi apostoli nel Vangelo della XXIV domenica del Tempo Ordinario, è diversa, perché vuole sapere da loro che idea di lui si è fatta la gente a cui predica la Parola e che ha assistito ai suoi miracoli. Emerge un'idea superficiale, paragonandolo ad uno dei profeti passati, che contrasta il potere costituito, meglio ancora se liberatore dagli oppressori romani, taumaturgo e procacciatore di cibo. Erano ciechi davanti alla sua vera missione, all'amore che manifestava in ogni suo gesto, alla misericordia con la quale curava le malattie, soprattutto metteva in gioco la propria vita fino all'estremo sacrificio. Gesù allora si rivolge direttamente ai suoi, che passavano tutto il giorno con lui, ai quali aveva rivelato cose che agli altri non diceva, che avevano mangiato o digiunato con lui, che gli avevano visto dominare la tempesta, lo avevano cercato quando spariva e si ritirava in preghiera. Pietro risponde per tutti dicendo qualcosa che nemmeno lui comprende: Tu sei il Cristo, cioè il Messia. Il maestro è commosso e si azzarda a rivelare quale sia il vero scopo della sua missione: offrire la propria vita per il mondo intero, morire per mano dei suoi conterranei e risorgere il terzo giorno. L'intuizione che sembrava aver raggiunto il capo degli Apostoli si sbriciola davanti ad un amore così totale e inaccettabile e Pietro si ritrova ad essere rimproverato e chiamato Satana, perché ha cercato di dissuadere il maestro da una così folle pretesa. Per noi è lo stesso, solitamente ciechi, che quando abbiamo un'intuizione così importante dell'amore di Dio, preferiamo rientrare nell'ordinario, vanificando la nostra salvezza. Grazie a Dio, Gesù rimane fedele e non smette di amarci e di donarci la sua vita. *Il Respiro spirituale di Caritas Ticino su TeleTicino

    Calendario Ambrosiano Gv 3,1-13 Domenica III dopo il Martirio di Giovanni

    Rinascere dall’alto per conoscere Gesù

    di don Giuseppe Grampa

    L’Evangelo di questa domenica ci introduce nel dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo. Chi è quest’uomo? Uno dei capi dei Giudei, dice l’evangelista. Fariseo, è maestro in Israele e membro del Sinedrio. Impressionato dai gesti di guarigione compiuti da Gesù vuole conoscerlo meglio e nel cuore della notte viene da Gesù. Egli è «colui che venne da Gesù». Forse l’evangelista gioca sul verbo «venire» che spesso nel vangelo di Giovanni equivale a credere. Ritroveremo ancora Nicodemo quando prenderà le difese di Gesù chiedendo che non lo si condanni senza averlo prima ascoltato (Gv 7,50) e quando porterà unguenti e profumi per la sepoltura di Gesù (19,39). Un gesto, quest’ultimo, che dice il legame profondo con la persona di Gesù. Il colloquio notturno aveva certo lasciato il segno nella vita di quest’uomo. E a quest’uomo in ricerca Gesù dedica tempo, il tempo di una lunga conversazione. Avrebbe potuto con una sola folgorante parola dissipare le ombre che assediavano l’intelligenza e il cuore di quest’uomo in ricerca. Ma non è questo lo stile di Gesù che invece prende tempo affinché Nicodemo dia voce ai suoi interrogativi e si apra, a poco a poco, alla luce. Il cuore di questo dialogo è l’affermazione perentoria di Gesù, rafforzata dal duplice «Amen»: «Se uno non nasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio». «Vedere» Dio, il suo Regno non è il risultato di una iniziativa dell’uomo ma frutto di una nascita dall’alto. Certo, Gesù non vuol dire che si debba ritornare nel grembo della propria madre per venire una seconda volta alla vita. Si deve piuttosto riconoscere che, affidati alle nostre sole forze, noi non possiamo salire in alto. La direzione verticale ci è preclusa.
    Provo a immaginare Nicodemo che dopo il colloquio con Gesù esce nelle viuzze buie di Gerusalemme che anch’io tante volte ho percorso… era ancora notte ma già si annunciava la luce di un nuovo giorno.

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