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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (3 aprile 2025)
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  • Natale in carcere: un giorno faticoso ma pieno di significato, con uno sguardo all’Anno Santo

    Natale in carcere: un giorno faticoso ma pieno di significato, con uno sguardo all’Anno Santo

    di Silvia Guggiari

    Per i malati, i poveri, i detenuti, Natale è un giorno ancora più faticoso, ma non per questo senza significato profondo, come ci ha confidato fra’ Michele Ravetta, cappellano delle strutture carcerarie cantonali.

    Fra' Michele, come viene celebrato il giorno di Natale in carcere?

    È un giorno molto particolare anche per chi vive la detenzione, ugualmente a chi vive il Natale in un contesto di malattia, poiché i legami significativi e la vicinanza delle persone care non sempre si concretizzano.
    Nel giorno in cui ricordiamo la nascita del Signore, celebriamo la S. Messa nella nostra cappella che si trova proprio nel cuore della struttura di detenzione, quasi volesse essere un punto di partenza per una sincera conversione del cuore e della vita e dove, nell’intimità della popolazione carceraria, riviviamo e ravviviamo la bellezza della nostra fede attraverso la liturgia, alla quale ci siamo preparati con l’avvento e la visita dei nostri tre vescovi. Infatti nella prima domenica di avvento abbiamo accolto il Vescovo Alain, nella seconda il vescovo Pier Giacomo, la terza il vescovo Valerio.
    Inoltre, proprio i detenuti hanno preparato un artistico presepio secondo i gusti e la tradizione partenopea. Grazie alla continua attenzione dimostrataci dalla Direzione delle strutture carcerarie, abbiamo potuto preparare il cuore anche con il canto di due cori che, intercalandosi nel corso dell’anno, ci aiutano a vivere in modo un po’ più solenne le nostre celebrazioni e ci portano un po’ di quotidianità e «normalità» là dove lo scorrere del tempo assume un valore differente rispetto a chi vive al di là dei muri contenitivi del carcere.

    Si riesce a dare a questo giorno un significato particolare?

    Sì certamente e in maniera duplice, poiché alla prima Messa celebrata nel giorno di Natale con i detenuti (uomini) nel Penitenziario, segue quella con le detenute al carcere giudiziario della Farera. Per ragioni logistiche non possiamo ancora celebrare in modo comunitario uomini e donne insieme, ma gli uni sono uniti spiritualmente alle altre nell’unico intento di essere vicini pur nella distanza e condividendo la stessa sorte della detenzione.

    Quali sono i sentimenti che percepisce nei detenuti in queste festività?

    Sicuramente la malinconia, anche se nella cella ricevono pensieri e scritti augurali, il contesto della privazione della libertà è un elemento vincolante ed invasivo. Va detto che il personale addetto alla sorveglianza ed il servizio sociale interno al carcere tenta di rallegrare il giorno del Natale con una prossimità davvero encomiabile, ma Natale è Natale e sia uomini che donne si trovano a dover gestire sentimenti contrastanti perché lontani dai loro cari. Lavorando spiritualmente sulla consapevolezza delle azioni compiute che li hanno portati a vivere la condizione di detenzione, si cerca di incoraggiarli a non sentirsi soli e soprattutto, una volta recuperata la libertà, a restare liberi.
    In occasione del Natale e parlando con i detenuti e le detenute, abbiamo riflettuto sul fatto che nel giubileo straordinario della misericordia nel 2015, papa Francesco avesse aperto una Porta Santa nelle carceri di Roma ma nel nostro carcere non era stata prevista l’apertura una Porta Santa: «Lì dove ha abbondato il delitto, ha sovrabbondato la grazia» (Romani 5,20). Allora abbiamo chiesto alle maestranze che lavorano in carcere di realizzarci una Porta Santa che apriremo il primo giorno del 2025 in cui la Chiesa fa memoria di Maria madre di Dio, madre dei carcerati. Forse non lucreremo le indulgenze giubilari in quanto non Porta Santa «ufficiale», ma il richiamo alla libertà attraversando quella Porta Santa «nostrana» e creata proprio dai detenuti, decorata con fiori di carta e stoffa realizzati dalle detenute e posta all’ingresso della cappella del carcere, ci farà sentire tutti toccati dalla grazia giubilare che rallegra la Chiesa universale.

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