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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (27 gennaio 2026)
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  • COMMENTO

    Per il Giubileo un libro sulla speranza, come missione del cristiano

    ll Giubileo ha per tema la speranza cristiana.   Constatiamo tutti che vale proprio la pena di tornare a parlare della speranza, oggi, in questo nostro mondo. Allo stesso tempo, è opportuno chiedersi: che cosa sperare? Quali sono le speranze delle donne e degli uomini, sorelle e fratelli in umanità, del nostro tempo? Quali linguaggi e quali referenti sono maggiormente idonei per diffondere la speranza in questi giorni di disorientamento e incertezza?  Sono diverse le pubblicazioni in questo Anno giubilare che affrontano il tema. La prima che ci è capitata tra le mani è del biblista, docente a Padova, Andrea Albertin, «Speranza per tempi incerti. Il futuro alla prova della fede», Edizioni Messaggero di Padova 2024. L’autore prova a rispondere a questi interrogativi mettendosi in ascolto di alcuni testi di San Paolo, primo autore cristiano ad aver trattato il tema della speranza, uno tra quelli a lui più cari,  ben già nello scritto iniziale che porta il suo nome, la Prima Lettera ai Tessalonicesi.  Il testo offre un dialogo con San Paolo rileggendo quattro brani paolini alla luce del contesto storico di allora ma anche come possibilità di una risposta alle domande di oggi nel segno di una teologia rinnovata.  Tra le pagine di Albertin scopriamo allora cosa intende il Papa quando sottolinea che la speranza cristiana non coincide con il semplice ottimismo per cui tutto andrà bene, ma rimanda a un dono più grande, connesso al senso e al significato che orienta un’esistenza umana.   D’altronde lo psicanalista italiano Eugenio Borgna, recentemente scomparso a 94 anni, in un saggio dedicato alla speranza, maturato nella sua lunga esperienza di cura delle persone affette da disturbi psichiatrici,  ha scritto: «Gli orizzonti di senso della speranza sono infiniti, e non è facile descriverla e coglierla nei suoi diversi modi di essere, ma vorrei dire subito che se la speranza non ha una dimensione dialogica, aperta agli altri e al mondo della vita, non è speranza. Siamo tutti affascinati da quello che avviene nell’istante, e nell'illusione di non perdere tempo la nostra vita naufraga sugli scogli di un presente svuotato di passato e di futuro,  di memoria e di speranza. Non si può vivere senza speranza. [...] La speranza è declinazione esistenziale, immaginazione e destino, che dischiude dinanzi a noi un futuro non mai prevedibile, e non mai programmabile. [...] Noi siamo relazione, e abbiamo il compito, che è un dovere, di dire parole che non feriscano le speranze delle persone con cui ci incontriamo [...»]». Queste parole di Borgna trovano un riscontro laddove nel libro di Albertin emerge la speranza in San Paolo come relazione e missione  verso gli altri. Una speranza che Paolo fonda in Cristo Risorto,  il quale è «la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana», per esprimere lo stesso concetto con le parole del  Concilio Vaticano II nella Gaudium et Spes. (redazionecatt/CV)

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