Il 21 giugno 2024, l'arcidiocesi di Burgos, nella Spagna centro-settentrionale, ha scomunicato dieci suore del convento di Belorado. Le clarisse fondamentaliste avevano già annunciato di aver lasciato volontariamente la Chiesa cattolica.
Il 13 maggio 2024, sedici clarisse dei monasteri di Belorado e Orduna hanno pubblicato un manifesto in cui annunciavano la loro volontà di lasciare la Chiesa cattolica e di porsi sotto l'autorità del vescovo sedevacantista Pablo de Rojas, scomunicato nel 2019 e che non riconosce l'autorità del Papa.
L'arcivescovo Mario Iceta di Burgos non ha voluto aspettare fino a lunedì 24 giugno per dichiarare la scomunica delle suore ribelli, riporta il quotidiano spagnolo La Vanguardia. Il prelato ha risolto la questione, almeno dal punto di vista religioso, il 22 giugno, dopo che il 21 giugno era scaduto l'ultimatum che aveva dato loro per venire a spiegarsi davanti al tribunale ecclesiastico.
In precedenza, l'arcivescovo Iceta aveva ricevuto un messaggio in cui dieci monache ribadivano la loro posizione, rifiutandosi di presentarsi davanti al tribunale e costringendo così l'arcivescovo a firmare i loro decreti di scomunica. Nello stesso messaggio, le clarisse hanno ribadito di essersi già dissociate dalla Chiesa "conciliare" all'inizio di maggio, davanti a un notaio.
L'arcivescovado di Burgos ha sottolineato che esiste ancora una comunità monastica composta da sorelle che non sono state scomunicate perché non hanno appoggiato lo scisma. Si tratta delle cinque sorelle più anziane e di altre tre monache incardinate nel monastero ma non residenti (cath.ch/lavanguardia/arch/rz).
Le Clarisse sono pure sospettate dalla diocesi di Burgos di cattiva gestione finanziaria, accusa che le suore respingono dichiarando che l'arcidiocesi cerca di "soffocarle".
Un buco di 45.000 euro nei conti dei conventi di Belorado, Orduna e Derio. È quanto ha scoperto l'arcidiocesi di Burgos esaminando le attività finanziarie dei tre monasteri occupati dalle suore clarisse. Nel frattempo la diocesi è responsabile di provvedere alle necessità delle congregazioni religiose presenti sul suo territorio attraverso una Commissione di gestione e questo vale per le 10 clarisse del monastero che non sono state scomunicate perchè hanno preso le distanze dalle dichiarazioni dottrinali delle altre, nel frattempo scomunicate.
L'ex badessa del convento ribelle, tale Laura García de Viedma, che è tra le persone scomunicate, è accusata di aver cercato di far sostenere alla diocesi decine di migliaia di euro di spese non dovute, di cui la contabilità non ha traccia. La Commissione per la gestione dei monasteri ha ricordato di aver chiesto all'ex badessa in quattro occasioni informazioni sulle sue attività economiche, ma di non aver ricevuto alcuna risposta, ha riferito il 2 luglio il media Religion Digital.
Da parte loro, le monache spagnole ribelli si rifiutano di lasciare il loro convento, come la diocesi ha ordinato loro di fare dopo la scomunica. Sostengono inoltre che il vescovado sta cercando di "soffocarle" rifiutandosi di sostenere le loro spese. In particolare, le suore accusano la diocesi di aver tagliato loro la fornitura di elettricità. La diocesi ha risposto che si è trattato di un'azione dell'azienda elettrica a seguito del mancato pagamento delle bollette elettriche da parte del monastero (cath.ch/religiondigital/arch/rz/traduzione e adattamentocatt.ch).
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