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  • L'abbazia di Saint-Maurice

    St-Maurice: Roland Jaquenoud e il suo ex novizio si spiegano

    Dopo più di vent’anni di silenzio, l’ex novizio dell’abbazia di Saint-Maurice, coinvolto in una relazione omosessuale che oggi definisce una "forma di soggezione e incesto spirituale" con il canonico Roland Jaquenoud, ha raccontato la sua versione dei fatti in un’intervista concessa a Le Temps. Da parte sua, il canonico ammette di aver compiuto atti contrari ai suoi voti, ma nega di aver avuto un comportamento abusivo. Spera di poter tornare a insegnare al collegio di St-Maurice e ottenere una riabilitazione.

    Rispondendo alle domande del giornale Le Temps il 24 marzo 2025, l’ex novizio, che desidera restare anonimo, afferma innanzitutto di non aver "chiesto niente a nessuno" e di non aver "mai voluto tutto questo". Precisa: "Un prete mi ha fatto promettere di non parlare con la stampa." Oggi, di fronte alla forte attenzione mediatica, ha accettato di raccontare la sua esperienza.

    Intrappolato in una relazione sbilanciata

    Accolto all’abbazia di Saint-Maurice poco prima dell’anno 2000, quando aveva poco più di vent’anni, si è trovato, per alcuni mesi, "intrappolato" in una relazione omosessuale con il suo superiore, di circa dieci anni più anziano, il maestro dei novizi Roland Jaquenoud. Dopo aver lasciato l’istituzione, scrisse una lettera a papa Giovanni Paolo II per chiedere perdono, ma anche per denunciare il canonico.

    Nel 2003, un visitatore apostolico inviato da Roma condusse un’indagine canonica. Chiese all’ex novizio se fosse stato violentato. Egli rispose di no. L’emissario del papa concluse che si trattava di una relazione omosessuale consensuale. Ma l’ex novizio non ha mai potuto consultare i documenti dell’inchiesta.

    Il canonico Jaquenoud trascorse gli anni successivi in Kazakistan. Dal 2015 è tornato in Vallese. Priore dell’abbazia, è divenuto nuovamente maestro dei novizi. Nell’autunno del 2023, un’inchiesta della RTS ha rivelato nove casi di canonici accusati di abusi sessuali a Saint-Maurice, tra cui quello di Roland Jaquenoud.

    Un “incesto spirituale”

    L’ex novizio spiega a Le Temps che si tratta di “una questione spirituale e morale, non legale”. Tra un superiore e un subalterno, la questione del consenso è fondamentale. Risponde con franchezza: "Io, venticinque anni dopo, non posso dire se fosse consensuale o meno. Penso di non essere stato violentato. Non mi ha costretto. Non c’è stata violenza. Ma la relazione era asimmetrica. C’era una dipendenza affettiva. Ero sotto la sua influenza. La considero un incesto spirituale e credo che il suo comportamento fosse abusivo secondo i criteri della Chiesa. (…) Ero solo e ingenuo. Ero psicologicamente fragile e lui lo sapeva benissimo."

    "In nessun caso un comportamento abusivo"

    Di fronte alla testimonianza dell’ex novizio, Roland Jaquenoud nega categoricamente di aver avuto un “comportamento abusivo”: "No, in nessun caso! Guardi, non posso parlare al suo posto, ma quando ho letto le sue parole, è stato uno choc", dichiara il 29 marzo 2025 a Le Temps, dicendosi "molto sorpreso dalla durezza dei termini usati". Il canonico menziona una corrispondenza tra lui e l’ex novizio nella quale quest’ultimo non ha mai parlato di abusi e non gli ha mai fatto pensare di aver vissuto la loro storia in quel modo.

    "Non ne sono mai stato fiero perché sono un prete e non avevo il diritto di fare ciò", riconosce Roland Jaquenoud, che afferma di non essersi reso conto della fragilità psicologica del novizio. Dal punto di vista penale e civile, insiste, non ha commesso alcun reato.

    "Una violenza incredibile"

    "Sa, subisco una doppia ingiustizia. Non accetto di essere stato licenziato dal collegio perché un programma della RTS mi ha fatto diventare il capro espiatorio del suo reportage sugli abusi nella Chiesa. È stata una violenza incredibile." Roland Jaquenoud afferma di amare il mestiere di insegnante. Potrebbe, aggiunge, esercitarlo altrove, "ma ho 59 anni e la mia reputazione è stata distrutta. Come posso trovare un lavoro in queste condizioni?"

    Licenziato dal suo incarico di docente, Roland Jaquenoud desidera essere riabilitato. Secondo lui, la "rottura totale di fiducia" invocata dal servizio vallesano della formazione è solo un pretesto "per rifiutare di reintegrarlo". Ritiene di essere stato usato come capro espiatorio per abusi sessuali che non ha commesso. (cath.ch/lt/mp/bh/traduzione catt.ch)

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