Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (9 gennaio 2026)
  • Tra povertà, corruzione e repressione: il Venezuela dopo l’arresto di Maduro

    Dopo l’attacco militare statunitense della notte tra il 2 e 3 gennaio scorso che ha portato all’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores e che ha causato 100 morti, la situazione del Paese latino-americano non sembra essere migliorata. A confermarcelo è la voce di un ticinese – che preferisce rimanere anonimo – che da anni opera in Venezuela e che attualmente è in contatto con la gente locale: «Gran parte della popolazione ha colto positivamente la notizia dell’arresto di Maduro, ma non può esprimere né manifestare i propri sentimenti perché l’attacco degli Stati Uniti ha peggiorato ulteriormente la situazione del Paese. Ora c’è ancora più repressione, più controllo e ancora meno libertà». Il presidente è stato arrestato, ma la dittatura non è terminata e attualmente a governare il Paese sono rimasti gli uomini a lui vicini: «Finché non verranno fatte elezioni democratiche, la condizione del Venezuela non potrà migliorare».

    Il Paese latino americano versa da anni in un grave stato di povertà: dal 2013, anno in cui è salito al potere attraverso elezioni libere, Maduro ha continuato la politica economica del suo predecessore Hugo Chávez, trovandosi a far fronte a un alto tasso di inflazione e grandi carenze di beni tralasciati dalle politiche precedenti del presidente Chávez: «Maduro ha ereditato un Paese già povero, e ne ha distrutto l’economia nazionalizzando tutte le imprese. Le scuole non funzionano perché gli insegnanti non hanno stipendio; stessa cosa per gli ospedali dove gli ammalati sono abbandonati e non hanno i soldi per comprare le medicine. In tutto il Paese c’è corruzione: la burocrazia viene pagata sottobanco perché gli impiegati del governo hanno stipendi da fame. Quando sono arrivato, parecchi anni fa, il Venezuela era il Paese più benestante dell’America Latina: adesso non c’è più nulla che funziona, le strade sono abbandonate, per diverse ore ogni giorno manca l’elettricità, la benzina scarseggia, la gente fa la fame ed è costretta a scappare. La situazione economica è molto grave, basti pensare che nell’ultimo mese e mezzo c’è stata una svalutazione della moneta del 100%».

    In questi 12 anni, Maduro ha creato «un capitalismo di Stato dove il popolo vive nella miseria. Nelle carceri ci sono centinaia di prigionieri politici; Maduro è stato condannato dal tribunale internazionale per la violazione dei diritti umani, per aver incarcerato, torturato e ucciso centinaia di oppositori».

    Dal punto di vista geopolitico, da tempo, il Venezuela è al centro di interessi economici delle grandi potenze mondiali, gli USA da una parte, la Cina, la Russia dall’altra: basti pensare che il Paese dell’America latina detiene le maggiori riserve petrolifere al mondo. Anche se dettato da interessi economici e capitalisti ben noti e lontani da quelli del popolo venezuelano, l’intervento militare statunitense ha portato alla cattura di Maduro, «e questo non può che essere un passaggio positivo».

    Intanto mercoledì scorso, i sostenitori di Nicolas Madùro hanno sfilato per le strade di Caracas – la capitale – per chiedere il ritorno del presidente venezuelano. Attualmente, il Paese continua ad essere governato «da persone che non hanno interesse per il popolo, ma che anzi fanno la guerra alla popolazione, opprimendolo ed eliminando ogni forma di libertà», ci confida la voce da noi intervistata. Per un cambio di passo è necessario che «vengano indette delle elezioni democratiche e libere», conclude l’intervistato. (SG)

    News correlate