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Dossier

Viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna

Viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna

Papa Leone XIV sarà in Spagna dal 6 al 12 giugno 2026. Nella terra di Sant'Ignazio di Loyola e Santa Teresa d'Avila, la Chiesa appare onnipresente e al contempo in crisi, vivendo momenti di declino e di rinascita.

Viaggio Apostolico Papa Leone XIV
Contenuti del dossier 5 articoli
Papa Leone a Madrid
News

Programma del viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna

Papa Leone incontra il Parlamento europeo
News

Il Papa al Parlamento spagnolo: una società giusta difende ogni vita umana

L'esibizione artistica che precede il discorso del Papa al Movistar Arena di Madrid
News

Il Papa: università ed economia al servizio della persona, no a un'arte per pochi

Papa Leone XIV a Madrid
News

Il Papa a Madrid: no a una fede privata e comoda, siate costruttori di speranza

Un momento della Veglia con i giovani a Madrid nel quale il Papa firma la croce dei giovani di Spagna
News

Leone a mezzo milione di giovani con lui a Madrid: "Le ideologie passano, mentre la Verità resta"

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Programma del viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna

Sabato, 6 giugno 2026

ROMA - MADRID

12:30

INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo Reale di Madrid

18:00

VISITA AGLI OPERATORI E ASSISTITI DAL PROGETTO SOCIALE “CEDIA 24 HORAS” presso il Centro di Informazione e Accoglienza

20:30

VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI in “Plaza de Lima”

 

Domenica, 7 giugno 2026

MADRID

10:00

SANTA MESSA in “Plaza de Cibeles”

Processione del Corpus Domini

18:00

INCONTRO “TESSERE RETI CON IL MONDO DELLA CULTURA, DELL’ARTE, DELL’ECONOMIA E DELLO SPORT” nella “Movistar Arena”

 

Lunedì, 8 giugno 2026

MADRID

10:30

INCONTRO CON I MEMBRI DEL PARLAMENTO SPAGNOLO al Congresso dei Deputati

11:30

INCONTRO CON I VESCOVI DELLA SPAGNA nella sede della Conferenza Episcopale

18:00

PREGHIERA E OMAGGIO ALLA VERGINE DELL'ALMUDENA nella Cattedrale di Santa Maria dell'Almudena

19:00

INCONTRO CON LA COMUNITÀ DIOCESANA nello Stadio “Santiago Bernabéu”

 

Martedì, 9 giugno 2026

MADRID - BARCELLONA

13:00

PREGHIERA DELL’ORA MEDIA nella Cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia

News più lette

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Il Papa al Parlamento spagnolo: una società giusta difende ogni vita umana

Temi politici: pace, negoziati, riarmo, migrazioni, leggi, polarizzazioni; temi etici: la famiglia e la tutela della vita in tutte le sue fasi; poi l’appello alla libertà di coscienza e religione (incluso il segreto confessionale), alla cura dei poveri e infine un messaggio alla Spagna, all’Europa e al mondo: “Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana”.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI PAPA LEONE XIV

Leone XIV parla al centro del tempio della vita istituzionale, giuridica e democratica spagnola: il Palacio de las Cortes, la sede del Congresso dei Deputati. È il primo Pontefice a prendere parola in questo emiciclo in cui la convivenza sociale prende forma giuridica. Sono presenti 500 tra parlamentari e senatori che accompagnano con un lungo applauso l’ingresso di Leone XIV, arrivato intorno alle 10.30 nel cortile della Carrera de San Jerónimo, accolto dai presidenti del Congresso e del Senato, Francina Armengol e Pedro Rollán. Presente il presidente del governo Pedro Sanchéz, già ricevuto in mattinata nella Nunziatura Apostolica. Leone XIV ringrazia, saluta, stringe la mano dei diversi rappresentanti delle istituzioni, firma il Libro d’Onore. Nel discorso in spagnolo, chiarisce subito di presentarsi al Congresso “come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa cattolica” per dare “un gesto di vicinanza verso la Spagna, nel quadro della cooperazione reciproca, e una parola offerta al servizio della persona umana”. Sempre, sottolinea, “nel rispetto della missione propria delle istituzioni e della legittima responsabilità di coloro che hanno ricevuto il mandato di legiferare”.

L'eredità della Spagna nella coscienza internazionale

Proprio l’attività legislativa, annota il Papa, al di là di ogni diversità, finisce per confrontarsi con una domanda decisiva: “Quale concezione della persona umana ispira le leggi e quale tipo di società queste leggi costruiscono?”. A tale quesito segue un lungo e ricco excursus della storia e del patrimonio della Spagna, terra in cui la fede si è intrecciata alla ragione, l’arte al diritto, la tradizione al pensiero: “Un’eredità che ha dato forma un peculiare modo di vivere la libertà, di praticare la giustizia e di ordinare la vita comune”. Nelle parole di Leone XIV si alternano quindi Don Chisciotte e Santa Teresa d’Avila, la tradizione giuridica e la metafisica di Unamuno. Poi la Scuola di Salamanca, 500 anni fa, che “ha contribuito a formare una coscienza giuridica e morale” capace di ricordare che “ogni essere umano dev’essere riconosciuto come soggetto di diritti e doveri”. Un anelito che risuona ancora oggi:

La dignità, la giustizia e il bene comune siano la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale sia internazionale

Questa è una delle grandi eredità del Paese, entrata nella coscienza della comunità internazionale, dove, afferma Leone, ci si continua a chiedere “come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull’imposizione della forza”.

La pace, esigenza morale. La guerra, dolorosa sconfitta

E alla pace, non solo “aspirazione politica” ma “vera e propria esigenza morale” in un’epoca di violenza e polarizzazioni, Leone XIV dedica lo spazio più ampio del suo discorso. La pace, dice ai politici spagnoli, richiede “istituzioni al servizio dell’incontro”, “verità e riconciliazione”, “amicizia civile” e “il rispetto reciproco pur in mezzo alle divergenze”. A livello internazionale, “la pace richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale”.

Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare e anche di quella coscienza comune dell’umanità che riconosce legami di giustizia tra le nazioni. Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura

Lo sviluppo di tecnologie e IA

Per il Papa è, infatti, “preoccupante” che, in diverse parti del mondo e in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come “risposta quasi inevitabile” di fronte alla fragilità dello scenario internazionale: “La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra”. E “anche lo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale in ambito militare richiede una rigorosa vigilanza etica, affinché le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi né sottratte alla responsabilità morale della persona umana”.

La comunità internazionale è chiamata a riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi, fondati sul rispetto dei trattati, sulla trasparenza dell’azione diplomatica e sulla sincera volontà di anteporre la pace al ricorso alla forza. Da ciò nascono la fiducia e la speranza.

La difesa della vita umana, meta di civiltà

È, dunque, una “cultura della reciprocità” quella che invoca il Papa, ricordando che “il pluralismo politico non dovrebbe degenerare in discredito permanente dell’avversario” e che “in una convivenza matura, anche il conflitto può diventare un passaggio verso la pace”. Il pericolo, prosegue il Pontefice, è un altro tipo di cultura: la “cultura dello scarto”, espressione coniata da Francesco per indicare la principale minaccia alla convivenza sociale. Leone XIV la richiama per rivolgere “una parola serena e decisa” a coloro che questa convivenza sociale hanno la responsabilità di ordinarla giuridicamente. Introduce qui la tematica della vita, “valore fondamentale” per il futuro delle società.

Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà

“Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza”, afferma il Papa. “Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona”.

La grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità.

Il valore della famiglia

In questo contesto particolare riveste importanza la famiglia, “fondamento naturale della comunità” e “scuola di umanità” in cui si impara “la grammatica elementare della convivenza”. Quando la famiglia è sostenuta, “si rafforza anche la stabilità spirituale e sociale delle nazioni”, assicura il Papa, chiedendo una collaborazione con le istituzioni educative, chiamate a “rispettare il diritto primario e inalienabile dei genitori di scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose”.

Risposte concrete al dramma migratorio

Nella prospettiva della dignità umana, Papa Leone affronta la questione migratoria, dramma che “interpella oggi la coscienza delle nazioni e il fondamento etico dell’ordine internazionale”. “Numerosi uomini, donne e bambini si trovano forzati, a causa di circostanze spesso drammatiche, a partire dalle loro comunità e lasciarsi alle spalle persone care, storie e legami”, annota il Pontefice. “Questa realtà va oltre qualsiasi lettura puramente demografica o economica: costituisce una questione eminentemente morale e giuridica”.

Laddove una persona è discriminata per la sua origine nazionale, etnica, religiosa o linguistica, o per la sua condizione economica o sociale, viene gravemente violato il principio universale dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani.

Protezione, accoglienza, integrazione

La situazione dei migranti e dei rifugiati richiede dunque una risposta che affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi. Bisogna, cioè, “offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, operando affinché nessuno debba abbandonare la propria casa per mancanza di pace, di sicurezza o di condizioni di vita dignitose, per le disuguaglianze economiche e gli effetti della crisi climatica”.

Non manca, Leone XIV, di puntare il dito contro “le rotte sempre più pericolose” con persone “vittime di trafficanti e contrabbandieri che approfittano della loro disperazione”. “È necessario rafforzare la prevenzione, il salvataggio e l’assistenza alle vittime, specialmente nel quadro di una cooperazione regionale e multilaterale”, insiste. Ma “nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata”; serve infatti “una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra”.

Quando la risposta istituzionale si fa vicina, equa e coordinata, le frontiere cessano di essere luoghi di abbandono e possono diventare spazi di tutela responsabile della dignità umana

"Disarmare il linguaggio"

“Riconciliazione” è l’altra direttrice indicata dal Vescovo di Roma ai deputati della Spagna. Riconciliazione a contrastare “rancore”, “indifferenza” e “odio”; la si instaura anche attraverso il linguaggio: “Le parole possono aprire strade o chiuderle; possono illuminare la realtà o distorcerla fino a rendere impossibile l’incontro”, chiosa Leone XIV, ricordando l’obbligo speciale di “disarmare il linguaggio”: “La fermezza non esige disprezzo; il dissenso non comporta umiliazione”.

Tutelare giuridicamente la libertà di coscienza e religione

Dallo stesso rispetto nasce anche il dovere di garantire “la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, diritto fondamentale che tutela la sfera più intima delle persone”. Papa Leone chiede che la dimensione religiosa venga rispettata e tutelata giuridicamente e ricorda che “ogni società effettivamente libera richiede anche una giusta delimitazione del potere pubblico, affinché la libertà delle persone, delle comunità e delle associazioni non sia indebitamente limitata”.

La fede non pretende di imporsi con privilegi o coercizioni; tuttavia, non può nemmeno essere relegata al silenzio come se fosse irrilevante per la vita pubblica

In questo contesto, “il sigillo sacramentale della Confessione riveste un’importanza speciale per la Chiesa cattolica”, spiega il Pontefice. Tutelarlo giuridicamente, significa “preservare uno spazio sacro di libertà interiore, dove il credente può aprire la propria anima a Dio senza timore di pressioni esterne, come riconoscono anche le norme internazionali”.

La cura dei poveri

Infine, alzando lo sguardo verso i dipinti che adornano l’Aula delle Sessioni, alcuni dei quali evocano il Vangelo, il Successore di Pietro ribadisce che “i poveri appartengono pienamente alla comunità”, “lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità” e “mai la vita umana può mai essere trattata come una merce”.

Una legge non raggiunge la sua vera grandezza per il semplice fatto di essere stata formalmente approvata; la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella forma, può presentarsi davanti alla dignità della persona e superare tale esame senza vergognarsi

Memoria delle radici, coraggio per il futuro

Da qui, l’invito ad “alzar la mirada”, motto del viaggio apostolico: “Alzare lo sguardo, non per allontanarsi dalla realtà, ma per ricordare che ogni decisione delle autorità pubbliche riguarda persone in carne e ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire”. Infine, l’auspicio che “questa nobile Nazione” non possa mai perdere “la memoria” delle proprie radici né “il coraggio” di guardare al futuro.

Che la Spagna continui ad essere terra di incontro, di cultura, di solidarietà e di speranza

A conclusione del suo discorso, i deputati, tutti in piedi, hanno dedicato a Leone XIV quasi 10 minuti di applausi scroscianti, intervallati da qualche grido di "Viva il Papa" e durati ancora per alcuni istanti quando il Pontefice ha lasciato lo scranno della Cortes. Nel Libro d'Onore, la dedica: "Con l’auspicio che il rispetto dei diritti di tutti sia sempre alla base dell’attività legislativa di questa sede democratica della sovranità nazionale spagnola".

fonte: Vatican Media

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Il Papa: università ed economia al servizio della persona, no a un'arte per pochi

Una canzone, una chiesa silenziosa, una partita di basket con gli amici. Questo bello “tanto da cambiarci interiormente” continuerà a fiorire quando l’umanità imparerà a “custodire l’anima di ciò che essa genera”. Non ce l’ha ancora fatta, o forse sta “appassendo silenziosamente” proprio la capacità di intrecciare il materiale con lo spirituale. È un’impronta di eternità che forgia l’identità del mondo e dell’Europa, riflettendosi nelle sue istituzioni: attraverso università ed economie che non voltano le spalle al mondo del lavoro, sminuendo il dipendente a “fattore nell’equazione dei propri interessi”; in forme d’arte accessibili a tutti, e non riservate alle élite; in pratiche sportive che valgono molto più del “mero business”; in progresso che non dimentica chi già fatica a far sentire la propria voce. A guidare e orientare tutto ciò può e deve essere la Chiesa, che seppur talvolta “controcorrente”, rimane “esperta di umanità”.

LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV

“Quale eredità stiamo lasciando al futuro?”

Lo scibile della creatività umana, esordisce il vescovo di Roma nel discorso pronunciato in lingua spagnola, si dirada da piazze e chiese nelle forme artistiche in cui numerose personalità del Paese iberico si sono distinte.

Qui si percepisce anche l’anima delle generazioni che hanno trasformato il paesaggio e gli hanno dato un volto proprio, e questo ci rivela in ogni tratto l’intelligenza e la volontà che risiedono nell’anima umana.

Dall’ammirazione scaturisce una domanda spontanea:

Quale eredità stiamo lasciando al futuro e, di conseguenza, che tipo di comunità stiamo costruendo?

Esperti, ma incerti

Gli interventi che precedono quello di Leone XIV, incluso quello dell’attore Antonio Banderas, trovano concorde il Pontefice nel riconoscere un’umanità che, alla straordinaria capacità di produrre, innovare e comunicare, non riesce a corredare un’autentica custodia di ciò che genera.

Corriamo il rischio di essere esperti nei mezzi di comunicazione ed efficaci nella produzione, ma incerti sul perché, a quale scopo, con chi e per chi si produce. In questo contesto, la Chiesa, consapevole sia dei propri successi che dei propri errori nel corso della storia, desidera rimanere in dialogo con il mondo contemporaneo.

Le risposte alle domande sulla vita

Il Pontefice richiama l’affermazione del suo predecessore san Paolo VI alle Nazioni Unite: in quanto “esperta in umanità”, la Chiesa non si disinteressa di nulla che sia autenticamente umano. Al contrario, invita a interrogarsi su cosa significhi davvero esserlo, condividendo l’aver trovato in Gesù la risposta alle domande più profonde sulla vita e sulla sua pienezza.

Fiorire e appassire

La comunità ecclesiale intende quindi inserirsi pienamente nel contesto culturale contemporaneo, in cui "l’uomo in quanto uomo è di più", utilizzando i propri strumenti per tornare alla radice etimologica della cultura: coltivazione.

Siamo chiamati a chiederci cosa stiamo seminando oggi, cosa sta fiorendo e cosa sta appassendo silenziosamente nella nostra società; quali valori stiamo preservando e quali stiamo lasciando morire. Sono domande profonde, necessarie e che non possono essere ignorate.

Università, lavoro, arte e sport

Per rispondere a tali questioni è necessario tessere reti di dialogo sociali consapevoli del linguaggio multiforme della società contemporanea – scritto, orale, digitale, visivo – e della sua non neutralità. Ogni espressione può infatti guarire o ferire, distruggere aspettative o aprire nuovi orizzonti, seminare divisioni o risvegliare la speranza di costruire insieme qualcosa di autenticamente umano.

Tessere reti è quindi un dialogo tra istituzioni incentrato sulla dignità umana. Ciò implica, ad esempio, che l’università non volti le spalle al mondo del lavoro né rinunci alla verità; che l’attività imprenditoriale non consideri il dipendente come un semplice fattore nell’equazione dei propri interessi; che l’arte non abbia come unico fine le élite; che lo sport non sia ridotto a spettacolo o trasformato in mero business; che il progresso tecnologico tenga conto degli anziani, dei poveri e di coloro che non hanno voce.

Generare bellezza

Il contributo della Chiesa a questo interscambio nasce dalla consapevolezza che "il Creatore ha intessuto l’essere umano con fili d’amore" i quali, nelle parole di Benedetto XVI, attraverso la fede generano poesia, musica e gioia. E dunque bellezza. Perché tutti, chi più chi meno, hanno “sperimentato qualcosa di bello” tanto da mutarli “interiormente".

L’esistenza tra materiale e spirituale

Da tale fascino non è estraneo l’annuncio della Buona Novella. In Spagna, il canto religioso tradizionale andaluso della saeta accompagna le processioni della Settimana Santa; la poesia mistica e la grande letteratura contano autori come Lope de Vega, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce e Calderón de la Barca, fino alla prosa di san Tommaso d’Aquino, dalle cui opere derivano alcuni degli inni del Corpus Domini celebrato proprio oggi.

Tutto ciò mostra il legame tra il materiale e lo spirituale che costituisce la nostra esistenza.

Osservazioni e interrogativi

Questo patrimonio umano si traduce spesso in servizio disinteressato e, grazie alla fede, dà vita a opere concrete come ospedali e scuole. Da qui nasce un’ulteriore riflessione:

Per questo è lecito chiedersi con onestà se il mondo – e in particolare l’Europa – avrebbe forgiato la propria identità senza l’impronta spirituale che ha permeato la sua storia. Non si tratta di una provocazione, ma di un invito a riflettere se l’eternità, che ha fatto irruzione nel tempo e nello spazio attraverso l’incarnazione di Gesù Cristo, possa riconciliarsi con la quotidianità.

E una nuova domanda:

È davvero possibile credere che l’Europa – che tanto amiamo – sarebbe la stessa senza l’impronta della fede? Perché temere che l’eternità permei la quotidianità? È ancora vivo il grido dei miei predecessori: Non temete! Spalancate le porte a Cristo! Gesù Cristo non ci toglie nulla e ci dona tutto.

Chi non può esprimere le virtù

Leone amplia poi lo sguardo, riprendendo la sua esortazione apostolica Dilexi te, e lo rivolge a quanti non hanno la possibilità di esprimere pienamente le proprie virtù: i bisognosi, che interrogano tanto le persone quanto i sistemi politici ed economici, e la stessa Chiesa, chiamata a placare le avidità e alimentare la speranza senza abbandonare nessuno. Un concetto ripreso anche nell’enciclica Magnifica humanitas

Questa Chiesa, esperta in umanità, anche se a volte va controcorrente, insiste sul fatto che le strutture economiche e istituzionali sono giuste solo nella misura in cui servono lo sviluppo integrale della persona e favoriscono la partecipazione responsabile di tutti.

Sport e unità

In chiusura del discorso, il Pontefice si sofferma sullo sport, spesso capace più di molti discorsi di insegnare il rispetto dell’avversario, la vittoria che non umilia e la sconfitta che non genera odio. Già san Giovanni Paolo II ricordava come, in tempi che lacerano il tessuto della solidarietà sociale, lo sport possa offrire una luminosa testimonianza di coesione, pace e unità.

Cari amici, vi invito quindi a essere fili nuovi per tessere reti nuove che armonizzino tutti gli ambiti della vita, per intrecciare una società rinnovata in cui il tempo si impregni di eternità, la cultura custodisca la memoria e favorisca il dialogo, l’educazione promuova la ricerca della verità con spirito critico, l’arte susciti stupore e generi emozioni nobili, l’impresa riconosca la dignità della persona e il lavoro continui a essere motore di speranza.

Le tessere del nostro tempo

Prima del discorso del Papa e delle testimonianze, il cardinale arcivescovo di Madrid, José Cobo Cano, rivolge alcune parole di benvenuto riprendendo il motto del viaggio apostolico, “alzare lo sguardo” e il tema delle tessere, il cui senso si coglie solo osservandone l’insieme. A creparle, nel nostro tempo, è la “mancanza di domande e di senso”, che si ripara soltanto unendo “frammenti sparsi della realtà, come tessere di quella grande vetrata, per restituire la luce all’umanità”.

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Il Papa a Madrid: no a una fede privata e comoda, siate costruttori di speranza

In Plaza de Cibeles, famosa in tutto il mondo, non solo nella capitale madrilena, per essere il palcoscenico delle più grandi e folkloristiche manifestazioni sportive, casa dei trionfi del Real Madrid, punto di arrivo di gare podistiche e ciclistiche, inclusa l'ultima tappa della Vuelta a España, oggi è Cristo l’unico, vero protagonista. E ai cori dei tifosi, al chiasso da stadio, ai carri colorati e alle bandiere sventolanti, nella solennità del Corpus Domini, fanno da contraltare il silenzio e la devozione, lo stupore e la preghiera di migliaia di pellegrini stretti attorno a Leone XIV che qui presiede la Santa Messa, oggi 7 giugno, nel secondo giorno del viaggio apostolico in Spagna, e al termine, la solenne processione eucaristica.

Accolto dai reali di Spagna, Felipe VI e la regina Letizia, al Palacio de Cibeles, è il sindaco di Madrid a consegnare la Chiave d’Oro della Città al Papa che firma il Libro d’Onore per poi spezzare la Parola insieme a un milione e duecentomila persone.

Questa memoria del Signore presente nel Pane eucaristico è al cuore della vostra fede e della storia del vostro popolo. Qui a Madrid, ma anche in tantissimi altri luoghi della Spagna, il Corpus Domini non è una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio.

LEGGI QUI IL TESTO DELL'OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA E PROCESSIONE NELLA SOLENNITA' DEL SANTISSIMO CORPO DI CRISTO

Non folklore ma fede e conversione

Il Papa ricorda come le solenni processioni di questo giorno abbiano plasmato per secoli la pietà, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del Paese anche attraverso i tappeti floreali, i canti, la cura degli altari e degli ostensori ma, ribadisce, niente di tutto ciò può essere considerato come una “manifestazione esteriore” o “una sopravvivenza folkloristica”. E’ piuttosto la fede nella presenza del Risorto che si fa pane per sfamarci, visita gli angoli del cuore e della storia, e attraversando le strade, i quartieri, le piazze, consola i deboli, illumina le famiglie, porta pace e speranza a chi soffre.

Il Cristo che passa per le strade nell’ostensorio è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati. Non è casuale che qui in Spagna, la Chiesa abbia unito per anni la solennità del Corpus Domini con la Giornata della Carità. Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo.

Inginocchiarci davanti a Dio e al prossimo

La memoria storica delle processioni del Corpus Domini, ben oltre il ricordo nostalgico, diventa invece – afferma il Pontefice – “un invito per l’oggi” che coinvolge la vita personale, le relazioni, fino alla costruzione del futuro.  Ecco pertanto una consegna per la Spagna di oggi e di domani: la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi davanti al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell’amore che si fa dono, perché circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo; una scuola da cui apprendiamo che Dio è presenza reale e anche noi siamo chiamati ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società, a non fuggire, a impegnarci in prima persona per la costruzione del bene comune.

Fonte che scorre e disseta

Il Papa ricorda San Manuel González, il vescovo spagnolo dei tabernacoli abbandonati e il suo richiamo ad onorare l’Eucaristia non solo nelle grandi celebrazioni o in modo occasionale, ma anche nella fedeltà silenziosa. Nella prigione conventuale di Toledo, dove era incarcerato in condizioni durissime, proprio a ridosso del Corpus Domini del 1578, spiega il Santo Padre, egli riconosce dalla notte di quella prigione la presenza nascosta del Signore, da cui sgorgano una luce che non conosce tramonto e una vita che non si esaurisce. 

Gesù Eucaristico è “quell’eterna fonte nascosta”: fonte che scorre e disseta ma senza abbagliare, senza imporsi con potenza esteriore, senza presentarsi in modo spettacolare.

Protagonisti della storia, segni di speranza

L’invito conclusivo del Successore di Pietro alla Chiesa di Madrid e ai fedeli tutti è a portare tra la gente questa corrente di acqua fresca, corrente di amore, di pace, di giustizia e gioia. Non cadere nella tentazione di un pane che non sazia, ma essere noi stessi pane spezzato, donato e offerto.

Abbeveriamoci di nuovo da questa fonte eucaristica, che non ci chiude in una devozione privata ma ci manda a irrigare i fratelli, le famiglie, i poveri, coloro che soffrono, coloro che hanno perduto la speranza. La grazia eucaristica ci trasforma, ma ci rende anche protagonisti della trasformazione della storia e segno di speranza per coloro che incontriamo.

Il pane giunga a tutti

Fin dalle 7 del mattino, l'intera aerea di Plaza de Cibeles, il Paseo de Recolectos e le strade circostanti, erano già brulicanti di fedeli, turisti, pellegrini, gruppi di giovani e famiglie appartenenti a congregazioni e scuole religiose, venuti da tutta la Spagna e da varie città d'Europa. Imponente l'allestimento della celebrazione eucaristica: 400 cantori, oltre 2mila tra sacerdoti diaconi accoliti e ministri per la distribuzione della comunione, 22mila volontari impegnati nel servizio d’ordine e 23mila agenti, 42 i maxischermi, dislocati in punti strategici.

All’inizio della celebrazione il saluto di benvenuto al Papa da parte dell’arcivescovo metropolita di Madrid, il cardinale José Cobo Cano, che ha ricordato come Madrid sia una città costruita sull’acqua: “Siamo un popolo edificato sull’acqua viva del Battesimo, fonte della nostra identità e fondamento più profondo della nostra comunione. Oggi torniamo a quella sorgente. E da essa presentiamo sull’altare le ricerche, le ferite e le speranze della nostra gente…”.  Poi ha aggiunto: “oggi usciamo dalla comodità delle nostre chiese e andiamo nel cuore della città per proclamare che Dio continua ad abitare in mezzo al suo popolo e ci invia a costruire un mondo più fraterno, dove nessuno resti invisibile e dove il pane giunga a tutti. Santità, nelle mani del successore di Pietro, il Corpo di Cristo percorrerà oggi le strade di Madrid. E questa immagine ci ricorderà ciò che la Chiesa è chiamata a essere: un popolo che porta Cristo nella vita dei propri concittadini, compagno di cammino per quanti sono stanchi e speranza per tutti”.

La processione del Corpus Domini

Al termine della Santa Messa tra Calle de Alcalá, il paseo de Recoletos e il paseo del Prado, sotto gli occhi della dea Cibele, posta al centro dell’antica fontana che dà il nome alla storica Piazza di Madrid, si snoda la solenne processione eucaristica e la gente in ginocchio accoglie il Re dei Re. Il Papa con in mano l'ostensorio sotto al baldacchino dorato a festa viene preceduto dai bambini della Prima Comunione, dai laici, i consacrati, i sacerdoti e tutti i cardinali, gli arcivescovi e i vescovi, i fedeli al passaggio del Santissimo Sacramento lanciano petali di fiori mentre le campane suonano a festa.  Dopo aver percorso via Alcalá in direzione della Gran Vía, si raggiunge la chiesa di San José per tornare poi verso Cibeles. La benedizione è l'ultimo atto della celebrazione sentita e partecipata, attesa dal popolo spagnolo che non manca di mostrare l'affetto per il Successore di Pietro. 

fonte: vaticannews

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Leone a mezzo milione di giovani con lui a Madrid: "Le ideologie passano, mentre la Verità resta"

Mezzo milioni di giovani con il Papa, il dialogo del Successore di Pietro con loro nel cuore della Madrid calcistica, nei viali attorno allo stadio Benabeu, dove gioca il Real Madrid. Un’immensa cattedrale all’aperto per un incontro di quasi tre ore con papa Leone, iniziato con la papamobile che ha percorso un chilometro di folla fino al palco, poi il dialogo del Papa con i giovani, domande e risposte poste da alcuni ragazzi e ragazze a Leone. E poi una spettacolare adorazione eucaristica guidata da Leone, con centinaia di migliaia di giovani in preghiera. Questa è la “gioventù di Cristo, la gioventù della Chiesa, la gioventù del Papa” ha detto il cardinale arcivescovo di Madrid nel saluto iniziale e gli hanno fatto eco i ragazzi con i loro cori.

Il dialogo tra il Papa e i giovani

San Giovanni Crisostomo, San Tommaso da Villanova, san Turibio da Mogrovejo. Son i tre santi che, oltre a Sant’Agostino, hanno accompagnato la formazione di Robert Francis Prevost. Lo ha rivelato il Papa, rispondendo alle domande dei giovani. “Mi hanno specialmente colpito le sue splendide catechesi, che coniugano amore per la verità e rettitudine di vita”, le parole dedicate a San Giovanni Crisostomo. San Tommaso da Villanova, da vescovo di Valencia,” avviò un’intensa opera di riforma della Chiesa, soprattutto del clero, spronando i fratelli all’impegno nella preghiera, alla castità e all’obbedienza”, ha ricordato Leone XIV: “La sua ardente carità mi ha incoraggiato nei momenti di prova”. Il terzo compagno di viaggio è san Turibio da Mogrovejo, missionario in Perù, “dove si dedicò con grande zelo all’evangelizzazione degli Indios, studiando le lingue locali e unì un’intensa vita di preghiera all’impegno per la giustizia, soprattutto contro i soprusi coloniali e la corruzione. Perciò è per me un modello di dedizione al popolo, specialmente ai più poveri, nel nome di Cristo”.

Gli anni di Prevost in Perù

Riguardo agli anni vissuti in Perù, come missionario e vescovo, ricordo soprattutto la testimonianza di fede della gente, segnata da molte difficoltà, ma piena di speranza”. Ha proseguito il Papa rispondendo ad un’altra delle domande dei giovani. “Proprio l’incontro con le ferite e le gioie del popolo mi ha fatto crescere nel cammino alla sequela di Gesù”, ha spiegato:

“Mentre lo annunciavo, anch’io venivo trasformato dal Vangelo, sperimentando che la parola del Signore porta pace dove c’è conflitto, diventando per tutti sorgente di riconciliazione e di giustizia”.

Nel silenzio capiamo che le ideologie passano

“Per riconoscere la voce di Dio, può aiutarci anzitutto il silenzio, che favorisce l’attenzione e il raccoglimento”. Ha risposto Leone ad un altro giovane. “Quando cerchiamo il silenzio, decidiamo che cosa non ascoltare e da quali rumori non essere distratti”, ha spiegato: “Liberandoci dal frastuono di mille voci, riconosciamo che alcune illudono i nostri desideri, altre ci comprano senza nutrirci, altre parlano per tornaconto. Nel silenzio capiamo che le ideologie passano, mentre la verità resta”.

“Siate Umani!”

I discepoli di Gesù sono sempre contemporanei, ma mai prigionieri del tempo che passa”. Lo ha spiegato il Papa, in un’altra risposta alle questioni dei ragazzi.

“In Cristo siamo liberi!”, ha esclamato: “Egli ci ha liberato con il suo amore. Grazie a quest’amore, restiamo sempre liberi davanti a ogni forzatura e inganno. Siamo liberi dalle mode, perché discepoli della verità; siamo aperti al futuro, perché sappiamo che non ci attende la morte. Al contrario, il senso della storia culmina nell’eterna comunione di vita, che Dio prepara per tutti”.

“Voi giovani siete chiamati a dare direzione nuova alla società, diventando protagonisti del cambiamento a cominciare dai vostri legami quotidiani, da quel che vivete in famiglia, all’università, e nel lavoro”, l’appello del Pontefice, esteso anche al mondo del digitale: “Davanti al vuoto dell’indifferenza e del qualunquismo, davanti alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi scintilla di un’umanità nuova.

La missione che vi affido è proprio questa: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili.

Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta, perché fanno volentieri agli altri quel che vorrebbero che gli altri facessero a loro. Siate missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita, che si compie nella carità. È questa la virtù che più di tutte cambia la storia”.

fonte: sir/catt.ch

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