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Al via oggi la nuova stagione di "Strada Regina" per storie che lasciano il segno

di Francesco Muratori *

Oggi alle 18.35 su RSI «LA1», torna «Strada Regina». Stessa ora, stesso programma, ma ogni stagione che comincia porta con sé qualcosa di nuovo: storie diverse, persone diverse, domande diverse su come stiamo vivendo questo momento storico.

Ogni tanto qualcuno mi chiede quante puntate abbiamo fatto, da quanti anni va avanti il programma, quanti servizi abbiamo girato. Sono numeri, e i numeri servono. Ma la verità è che quello che resta davvero, dopo una puntata, non sono le cifre. Sono le facce delle persone che abbiamo incontrato.

Qualche settimana fa Papa Leone XIV, parlando al Meeting di Rimini, ha detto una cosa che mi ha colpito e che in fondo racconta bene quello che cerchiamo di fare noi ogni sabato: «Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone». Non è uno slogan, è più semplicemente il modo in cui proviamo a lavorare: prima la persona, poi tutto il resto.
«Strada Regina» fa parte dell’informazione religiosa della RSI, ma non è un programma per soli addetti ai lavori della fede. Guardiamo il mondo con uno sguardo cristiano, sì, ma non lo usiamo come un filtro che esclude. Le questioni di cui parliamo, la guerra, la malattia, la giustizia, l’amore, la responsabilità, non riguardano solo chi va in chiesa. Riguardano tutti.
Il nostro lavoro parte da un’idea semplice: prima delle opinioni, ascoltare. Andiamo dove le cose succedono davvero, cerchiamo persone che le hanno vissute, non solo esperti che le spiegano da fuori. Verifichiamo, controlliamo, prendiamo tempo. Non scappiamo dai temi difficili, anche quando è più comodo evitarli, perché è proprio lì che il giornalismo deve dimostrare di saper fare bene il proprio mestiere: con rigore, con rispetto, senza piegarsi a nessuno.

Ed è un lavoro che non facciamo mai da soli. Mi capita spesso, a fine registrazione, di trovare i tecnici in studio ancora lì a discutere con l’ospite del tema appena affrontato, molto oltre il tempo necessario a spegnere le luci.
Questa stagione ci porterà dentro tanti pezzi del nostro presente. Ci saranno storie leggere e storie più difficili da raccontare, momenti di bellezza e momenti che chiedono silenzio e rispetto.

Si parte da Lourdes. Non per raccontare il miracolo come colpo di scena, ma per raccontare quello che succede prima e intorno: la fatica del viaggio, la malattia, le persone che si prendono cura le une delle altre. Tra carrozzine e candele, abbiamo incontrato chi era lì per chiedere qualcosa, chi per ringraziare, e chi semplicemente per non sentirsi solo per un momento.
Sempre a Rimini, Leone XIV ha detto un’altra frase che mi sembra dica qualcosa di importante anche sul nostro lavoro: «La pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi». Ecco, noi proviamo a fare proprio questo: mettere insieme punti di vista diversi, senza fingere di avere tutte le risposte, ma provando a fare le domande giuste. In un momento in cui tutto corre e si semplifica troppo in fretta, prenderci del tempo per capire ci sembra ancora un buon modo di fare informazione, anche quando questo significa arrivare più lenti di altri sulla stessa notizia.

E se ai giovani, ancora a Rimini, il Papa ha detto che «il futuro è una promessa, non una minaccia», mi piace pensare che sia anche quello che vogliamo offrire a chi ci guarda: qualche motivo in più per continuare a credere che valga la pena guardare avanti.

*giornalista di «Strada Regina»

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