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A Lourdes non alla ricerca del miracolo ma di un cammino condiviso

da Lourdes Francesco Muratori 

A Lourdes sono arrivato con molte domande e con la voglia di capire che cosa spinge tante persone della Diocesi di Lugano a salire su un treno e affrontare un viaggio così lungo. Non cercavo una conversione e nemmeno una risposta già pronta. Volevo semplicemente osservare, ascoltare e provare a capire.

La prima cosa che mi ha colpito è stata la naturalezza con cui, sul treno, persone che spesso non si conoscevano hanno iniziato a condividere tutto: il pranzo, una battuta, una preghiera, un silenzio. In poche ore si è formata una comunità.

A Lourdes ho incontrato pellegrini venuti per chiedere, altri per ringraziare, altri ancora perché non sapevano più bene che cosa fare. Ho visto volontarie occuparsi dei malati con una pazienza quasi disarmante. Spingere una carrozzina, sistemare una coperta, accompagnare qualcuno alla Grotta: gesti semplici, ripetuti per tutta la giornata. E proprio nella loro semplicità, forse, c’era qualcosa di importante.

Ho parlato con persone malate che non sono venute a chiedere un miracolo. Alcune cercavano la guarigione, naturalmente. Altre cercavano la forza per affrontare quello che le aspettava. Altre ancora volevano soltanto sentirsi, per qualche giorno, come tutti gli altri. A Lourdes la malattia non scompare, ma almeno non viene nascosta. Sta in mezzo alle persone, insieme alle carrozzine, alle barelle, alle paure e ai sorrisi.

Ho ascoltato anche il vescovo Alain, i sacerdoti e chi accompagna questo pellegrinaggio. Le domande erano dirette: che cosa significa credere, dove finisce la fede e comincia l’illusione, che responsabilità ha la Chiesa davanti alla sofferenza. Le risposte non sono state sempre definitive. E forse è giusto così.

La sera, davanti alla Grotta, ho visto persone in silenzio, con una candela in mano.

Nessun effetto speciale, nessuna certezza improvvisa. Solo uomini e donne che, per qualche minuto, hanno smesso di correre e hanno lasciato spazio a un vuoto da non dover riempire per forza.

A Lourdes non ho trovato quello che pensavo di cercare. Ho trovato persone che si aiutano senza sapere se potranno cambiare davvero la vita degli altri. Ho visto la fede nei gesti, più che nelle parole. E ho capito che, qualche volta, il miracolo non è ottenere ciò che si chiede. È non sentirsi soli mentre lo si chiede.

Questo e molto altro lo vedrete a «Strada Regina» il 5 settembre alle 18.35 su RSI LA1, nella prima puntata della nuova stagione.

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