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San Francesco e l'abito perfetto: la mostra di Villa Ciani a Lugano

di Cristina Vonzun

«Francesco e l’abito perfetto. I costumi di Fratello sole, sorella luna» è la mostra allestita dal 4 al 17 ottobre a Villa Ciani a Lugano. Un percorso che si muove attraverso i testi di San Francesco e dei suoi biografi, indagando la ricchissima iconografia del santo e - anche grazie ai costumi del capolavoro cinematografico di Franco Zeffirelli «Fratello sole, sorella luna» - offre spunti di grande interesse per rileggere la vita e l’avventura umana e cristiana di Francesco da una prospettiva inedita, a 800 anni dalla morte.

«La mostra – spiega alla nostra redazione uno dei curatori, il prof. Lorenzo Cantoni della USI – è disegnata per accompagnare chi la visita attraverso un itinerario che muove dall’esperienza concreta, quotidiana, professionale di Francesco, mercante di tessuti e di abiti come suo padre Pietro di Bernardone, per vederlo distaccarsi, anche con gesti clamorosi, come la spogliazione, da un modo di essere e di vestire che puntava al lusso, all’eccentricità, all’ostentazione di ricchezza, verso un modo d’essere e di vestire che invece vuole significare la sua sequela di Cristo. Francesco cerca di applicare in modo estremamente rigoroso il monito di San Girolamo, nudus Christum nudum sequi, “seguire nudo Cristo nudo”».

Il senso del vestire secondo S. Francesco

La mostra si avvale dei costumi originali del film «Fratello sole, sorella luna», di alcuni quadri molto interessanti dal punto di vista dell’immagine di Francesco e dei suoi abiti, provenienti dal Bigorio, ma anche di oggetti, immagini digitali, video, rappresentazioni in miniatura della vita del santo capaci di farci riflettere sul senso del vestire secondo il poverello d’Assisi. «Francesco - continua Cantoni - fa questa scelta radicale di spogliarsi completamente. Durante il resto della sua vita cerca quale debba essere l’abito giusto, l’abito che nel titolo della mostra indichiamo come “perfetto”. Quell’abito di cui leggiamo nella parabola evangelica delle nozze del figlio del Re, in cui si dice che la persona che non aveva l’abito della festa viene allontanata o, nella parabola del figlio prodigo, l’abito con cui i servi, su indicazione del padre, rivestono il figlio ritornato a casa: l’abito bello, i calzari e l’anello».

Il saio francescano a forma di croce

«A un certo punto – prosegue Cantoni – Francesco disegna l’abito che noi conosciamo come saio francescano, per sé e per i suoi frati. E lo fa a forma di croce, di Tau, con un cappuccio.

Abbiamo diversi abiti attribuiti a Francesco e molti di loro sono probabilmente originali, si trattava di una tessitura di una sessantina di centimetri di larghezza, di lana grezza, a cui poi sui lati venivano aggiunti dei gheroni, cioè delle aggiunte triangolari, per far sì che non ostacolasse la camminata. Francesco, che è un sofisticatissimo fashion designer, si veste esattamente per comunicare che è povero e se trova qualcuno vestito più poveramente, gli propone di scambiare gli abiti. Sceglie di non indossare scarpe, per segnalare che lui è sempre alla presenza di Cristo. Pensiamo a Mosè di fronte al roveto ardente, quando sente una voce che dice “togliti le calzature perché questo è un suolo sacro”: Francesco è sempre alla presenza di Dio e cammina a piedi nudi».

Le regole e le indicazioni sull’abito per i suoi frati

Nelle regole Francesco lascia ai suoi frati delle indicazioni chiare sull’abito: «oltre a specificare la povertà della tonaca, dice che i frati vi facciano delle toppe “con la benedizione del Signore”. Ecco, si tratta di uno stile, quello di aggiungere pezzi di tessuto povero su tessuti ricchi, che Francesco aveva già prima della conversione, e che dopo continuerà, a parti invertite… Con l’abito vuole comunicare che sta seguendo Cristo crocifisso, un abito a forma di croce, che ricorda anche la scelta di seguire “Madonna povertà”. Francesco cercherà tutta la vita l’abito perfetto, perché voleva “rivestirsi di Cristo”, come scrive San Paolo». L’apice del cammino di Francesco non può che essere – sottolinea ancora Cantoni – quel misterioso dono delle stimmate, nel 1224, due anni prima della morte: «Finalmente si riveste del Signore Gesù con un vestito che non è fatto di tessuto, ma è un dono di Dio stesso sulla sua carne martoriata», conclude Cantoni. Una mostra quindi che invita a guardare a San Francesco da una prospettiva originale e simbolica, offrendoci un Santo che a 800 anni dalla morte non smette di sorprendere, interrogare e affascinare.

L’esposizione e altri appuntamenti francescani in Ticino

La mostra «Francesco e l’abito perfetto. I costumi di Fratello sole, sorella luna» è allestita a Lugano, Villa Ciani, dal 4 al 17 ottobre 2026. L’accesso al pubblico è nei seguenti giorni e ai seguenti orari: 4 ottobre dalle 10 alle 19; dal 5 al 9 ottobre dalle 15 alle 19; il 10 e 11 ottobre dalle 10 alle 19; dal 12 ottobre al 16 ottobre dalle 15 alle 19; il 17 ottobre dalle 10 alle 15. Per visite guidate con i gruppi e per le scuole consultare la pagina web: https://habitusfidei. art/francesco-e-labito-perfetto-lamostra/.

Le trasmissioni religiose alla RSI Strada Regina su RSILA1 alle 18.35 sabato 10 ottobre e Chiese in diretta su RSI Rete Uno alle 8.30 di domenica 4 ottobre saranno dedicate alla mostra.

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