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Canada: sarebbe un'impostura la storia delle tombe dei bambini indiani di pensionati cattolici?

Nel 2021, l'annuncio della scoperta di tombe di 215 bambini nei pressi dell'ex collegio cattolico di Kamloops, nel Canada occidentale, provocò un'ondata di indignazione mondiale. Cinque anni dopo, tuttavia, l'esistenza di queste sepolture non è ancora stata dimostrata.

All'inizio di giugno 2021, un gruppo indigeno della Columbia Britannica convocò la stampa per un annuncio clamoroso: la scoperta, nei terreni che circondano il collegio indiano di Kamloops, uno dei più grandi collegi cattolici della storia del Canada, chiuso nel 1969, dei resti di 215 bambini indigeni.

Le ripercussioni di questo annuncio furono enormi. Politici e media si impadronirono rapidamente della vicenda, puntando il dito contro il ruolo della Chiesa cattolica, poiché la maggior parte dei collegi indiani nei secoli passati era stata sotto la sua responsabilità. Ne seguì una serie di attacchi contro chiese e simboli cattolici in tutto il Canada. Anche Papa Francesco fu chiamato in causa e criticato per non essersi formalmente scusato per il comportamento delle istituzioni cattoliche nel Paese. Il Pontefice si recò infine in Canada nel 2022, dove presentò le sue scuse ai popoli indigeni a nome della Chiesa.

Nessun resto osseo scoperto

Con il passare degli anni, tuttavia, i dubbi sulla realtà dei fatti hanno continuato ad aumentare. È emerso che le affermazioni delle comunità indigene si basano in larga misura su supposizioni. Le presunte «tombe» attorno a Kamloops sono state individuate grazie a un radar a penetrazione del suolo (GPR). Lo strumento ha in realtà rilevato delle «anomalie» nel sottosuolo che potrebbero far pensare alla presenza di sepolture. Sono però state avanzate anche altre spiegazioni, come vecchi lavori di scavo o la presenza di radici. Solo degli scavi archeologici, con l'eventuale ritrovamento di resti ossei, potrebbero dimostrare che si tratta effettivamente di tombe.

Un'opzione presa in considerazione, ma che le autorità si sono rifiutate di portare avanti, soprattutto a causa della delicatezza della questione, come riportava il Vancouver News nel febbraio 2026. Le autorità responsabili del sito ritengono che tali decisioni debbano spettare alle comunità indigene. Queste ultime vorrebbero raggiungere un consenso tra le diverse nazioni prima di procedere a eventuali scavi. Va notato che sono stati effettuati scavi nei pressi di altri collegi dove erano state rilevate anomalie del terreno, ad esempio nel sottosuolo di una chiesa in Manitoba. Tuttavia, non vi sono stati rinvenuti resti umani.

Autocritica dei media

Appare quindi che ciò che era stato ampiamente presentato come un fatto accertato fosse in realtà soltanto una possibilità. La stessa stampa ha progressivamente modificato il proprio linguaggio, parlando inizialmente di «fosse comuni», poi di «probabili sepolture» e infine di «potenziali tombe».

L'enorme attenzione mediatica, che ha probabilmente contribuito a episodi di violenza (almeno 33 chiese e luoghi di culto sono stati vandalizzati o incendiati), è oggi oggetto di critiche. Il prestigioso quotidiano canadese The Globe and Mail, il 31 maggio 2026, ha persino compiuto una sorta di autocritica sulla vicenda. Il giornale era stato tra i primi a rilanciare l'indignazione generale. Ha ammesso di non aver mostrato «uno spirito critico sufficiente all'inizio di questa vicenda», riconoscendo che il dovere del giornalismo consiste anche nel «verificare le affermazioni riguardanti ingiustizie storiche reali e documentate».

Non cancellare la realtà dei collegi indiani

The Globe and Mail osserva tuttavia che i dubbi sull'esistenza delle tombe di Kamloops non devono oscurare la realtà, ben documentata, dei collegi indiani: almeno 3.200 bambini indigeni morirono in questi istituti, dove il tasso di mortalità degli studenti era molto più elevato rispetto a quello dei bambini nel resto del Canada. Molti studenti furono inoltre vittime di violenze fisiche o abusi sessuali. Tutti furono bersaglio di uno sforzo sistematico del governo canadese che, per decenni, mirò a strapparli alle loro case e alle loro famiglie, nonché a sradicare la loro cultura e il loro patrimonio.

Per il giornale, tuttavia, la riconciliazione tra le Prime Nazioni e il resto della popolazione canadese «deve essere fondata sulla verità, ovunque essa conduca». (cath.ch/ag/arch/rz/traduzione e adattamento redazionecatt)

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