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I 30 anni della nuova chiesa di Mogno: il coraggio di ricostruire

di Katia Guerra

La festa patronale di San Giovanni Battista dello scorso 21 giugno è stata l’occasione a Mogno per fare memoria, a 40 anni di distanza, della valanga che, la mattina del 25 aprile, travolse una parte del villaggio della Val Lavizzara, compresa la chiesa, senza per fortuna causare vittime. L’edificio religioso, andato completamente distrutto, è stato ricostruito e 10 anni dopo, consacrato dall’allora vescovo Giuseppe Torti, sulla base d’un progetto innovativo e contemporaneo firmato e donato dall’architetto Mario Botta. La chiesa con la sua particolare forma ellittica tagliata diagonalmente, il grande tetto in vetro, i giochi di luce e realizzata con il marmo bianco di Peccia e il granito di Riveo, fa parte dal 2018 dei beni culturali d’interesse cantonale ed è conosciuta in tutto il mondo, ma inizialmente aveva fatto discutere. «Credo che oggi giorno si riconferma il coraggio della voglia di ricostruire. La gente non potrebbe più immaginare Mogno senza la sua chiesa caratteristica», ci dice Sofia Taufer-Dazio, presidente della Fondazione Chiesa di Mogno-Fusio, nata inizialmente come Associazione per la ricostruzione. È anche una dimostrazione di come sia forte la volontà di guardare avanti e non arrendersi di fronte alla distruzione. «La nostra mente ritorna inevitabilmente al disastro che ha colpito drammaticamente la nostra valle due anni fa: oggi come allora prevale ancora quella voglia di ricostruire e la chiesa di Mogno è la testimonianza che è giusto perseverare in questa direzione. Da una catastrofe può scaturire un’opportunità, anche di rivalorizzazione del territorio intero», sottolinea. Oggi l’obiettivo della Fondazione è soprattutto quello di riavvicinare la popolazione locale alla chiesa attraverso la proposta di eventi, come quello organizzato per la festa di San Giovanni Battista, che è stata caratterizzato dalla Messa celebrata da don Massimo Gaia, alla quale hanno fatto seguito momenti conviviali e di musica, le leggende della Lavizzara messe in scena dal cantastorie Andrea Jacot Descombes, la possibilità di scoprire l’artigianato locale, un concerto dell’Associazione dei Corni delle Alpi della Svizzera Italiana e Lipa Band. Pranzo organizzato dallo Sci Club Lavizzara. «Complice la bella giornata, in moltissimi hanno voluto partecipare a questo momento d’incontro, segno di una Mogno e di una Valle viva», afferma Sofia Taufer-Dazio.

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