“La presenza dei pellegrini non ha tolto nulla a nessuno”. Mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione, ha tracciato oggi, 5 gennaio, il bilancio del Giubileo 2025 nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Santa Sede. Secondo le stime, entro la chiusura ufficiale del 6 gennaio si raggiungeranno tra i 33,4 e i 33,8 milioni di pellegrini, con una media giornaliera di 90.400 presenze nei 358 giorni dell’Anno Santo. L’Europa ha rappresentato il 62,63% dei flussi, seguita dall’America del Nord (16,54%) e dall’America del Sud (9,44%). Tra le nazioni, l’Italia guida la classifica con il 36,34%, seguita da Stati Uniti (12,57%), Spagna (6,23%), Brasile (4,67%) e Polonia (3,69%). Due i picchi di affluenza: il periodo del Conclave con 3,9 milioni di pellegrini e il Giubileo dei giovani con oltre 13 milioni. “Il temuto pericolo paventato da alcuni che la presenza dei pellegrini avrebbe fatto diminuire i turisti o cancellato altri importanti eventi è stata pienamente smentita dai risultati ottenuti su tutti i fronti”, ha sottolineato il presule.
Il contributo dei volontari
“La dimensione spirituale che è a fondamento del Giubileo ha permesso di verificare un popolo in cammino con tanto desiderio di preghiera e conversione”, mons. Fisichella. “Senza dover eccedere nel trionfalismo – ha aggiunto – le basiliche papali, altri centri di preghiera, ad esempio la Scala Santa, hanno registrato presenze mai viste in precedenza. Le confessioni sono state incrementate e la celebrazione giubilare del perdono pieno dell’indulgenza è giunta a tutti. Il Giubileo è stato realmente un anno di grazia”. Mons. Fisichella ha poi rivolto “una parola specifica al grande mondo del volontariato che non ha mai fatto mancare la sua attiva partecipazione”: “In un periodo di facile individualismo, la presenza per la Santa Sede di tanti volontari, 5.000 in servizio tutto l’anno, 2.000 che venivano dall’Ordine di Malta per fare il servizio di primo intervento presso le quattro basiliche”, consente “di avere uno sguardo colmo di fiducia e di serenità su tanti uomini e donne, giovani e anziani, che con la loro dedizione, gentilezza, sorriso, hanno permesso che il Giubileo si svolgesse in un clima di sicurezza e di familiarità”.
Momenti unici rimasti impressi
“Nella memoria di questo Giubileo resteranno impresse tante immagini che richiamano momenti unici vissuti con grande intensità”, elencando le icone simboliche dell’Anno Santo. Tra queste, “le immagini di Tor Vergata: l’entusiasmo, la gioia, la preghiera dei giovani, la loro presenza al Circo Massimo per celebrare il Sacramento della confessione sotto un sole cocente e pure non curanti del caldo pur di ricevere il perdono”. Poi “la processione delle confraternite giunte da tutto il mondo con le loro statue storiche e per alcune mai uscite dai rispettivi paesi, che attraversando il Foro romano, avendo come sfondo il Colosseo, hanno impresso una visione storica difficilmente ripetibile”. Il presule ha ricordato anche “la canonizzazione di due giovani che saranno l’emblema di questo Giubileo, offrendo la santità di due giovani santi come icona di speranza che deve animare la vita di tutti i credenti”, il Giubileo dei governanti con la riflessione sul condono del debito ecologico e il Giubileo dei detenuti, a seguito del quale è stata formulata “una proposta di indulto differito da parte di un gruppo di magistrati, filosofi e teologi”.
Il cammino non è terminato
“Adesso lo sguardo deve proiettarsi nel futuro”. Questo Anno Santo – ha spiegato citando la bolla di indizione Spes non confundit – orienta il cammino verso un’altra ricorrenza fondamentale per tutti i cristiani. Nel 2033, infatti, si celebreranno i 2000 anni della Redenzione compiuta attraverso la passione, morte e risurrezione del Signore Gesù”. Per il presule, “il cammino, pertanto, non è terminato. Si è trattato solo di una tappa significativa, ma propedeutica ad un altro evento di grazia che dovrà essere preparato con lungimiranza e forte considerazione di un altro evento di portata mondiale che è alle porte”. Mons. Fisichella ha sottolineato che i 35 grandi eventi e il pellegrinaggio quotidiano “hanno permesso di verificare una Chiesa dinamica che sa guardare con realismo alle sfide che le si pongono, ma sempre fiduciosa di essere guidata dalla forza dello Spirito che la accompagna”. In sintesi, “è stato un Giubileo che ha seminato e i frutti verranno nel futuro”.
agenzie/red