di Lorenzo Planzi*
In ogni Giubileo, come quello che si sta per compiere, la Porta Santa assume un significato speciale. Nel passare questa soglia, il pellegrino è invitato a fare memoria delle parole del Vangelo di Giovanni: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo». Questo gesto esprime la decisione di lasciarsi guidare da Gesù, che è il Buon Pastore.
La Porta Santa della Basilica di San Pietro viene aperta per la prima volta nel Giubileo del 1500. Nel 1748 viene invece inaugurata una Porta Santa in legno, voluta da papa Benedetto XIV.
Una nuova Porta Santa dopo la guerra
All’indomani della Seconda guerra mondiale, papa Pio XII desidera una nuova Porta Santa per la basilica vaticana. Non tutti sanno però che la Porta Santa aperta a San Pietro il 24 dicembre 1949 è un dono dei cattolici svizzeri. Durante l’Anno Santo del 1950, sono ben 33.699 i pellegrini svizzeri che attraversano questa soglia.
La nuova Porta Santa, quella che ancora oggi si trova a San Pietro, è composta da valve in bronzo realizzate nel 1949 dallo scultore toscano Vico Consorti. Il tema dell’opera viene indicato dallo stesso Pio XII: il Giubileo del 1950 – Anno Santo del dogma dell’Assunzione e delle canonizzazioni di Maria Goretti e Domenico Savio – deve diventare «l’anno del gran ritorno e del gran perdono».
L’opera di Vico Consorti e l’iscrizione latina
L’artista realizza una porta composta da sedici pannelli ornati. In quindici di essi sono rappresentate scene della Bibbia, collegate ai temi fondamentali dei Giubilei: colpa, perdono e redenzione. Il sedicesimo pannello raffigura papa Pio XII affiancato da un soldato della Guardia Svizzera Pontificia.
Sul retro della Porta si trova anche un’iscrizione latina che recita:
«Il vescovo di Basilea e Lugano Franz von Streng, essendo stata felicemente risparmiata la sua patria dalle fiamme delle guerre, devoto a Dio che la preservò, grato a papa Pio XII mediatore di pace tra i popoli, insieme ai suoi fedeli donò le valve di questa Porta Santa nell’anno giubilare 1950».
Il dono dei cattolici svizzeri e del Ticino
Ma come avviene che la Porta Santa del Giubileo del 1950 venga offerta dalla Svizzera? Per una fortunata coincidenza, il vescovo svizzero Franz von Streng viene a sapere che la Santa Sede è alla ricerca di un donatore. In un documento d’archivio scrive: «Fortunatamente, eravamo ancora in possesso dei fondi dell’offerta che avevamo raccolto per il giubileo d’oro del Santo Padre con l’intenzione di renderlo felice. Così, per una felice coincidenza, siamo diventati i donatori della Porta Santa».
Papa Pacelli era infatti stato ordinato sacerdote nel 1899 e il suo giubileo sacerdotale cadeva proprio nel 1949. Una curiosità riguarda il fatto che Franz von Streng era vescovo non solo dei fedeli di Basilea, di lingua tedesca, ma anche di quelli ticinesi. Nel 1888, infatti, la diocesi di Basilea si era estesa al Canton Ticino, che in precedenza dipendeva dai vescovi di Milano e Como. Il Ticino divenne allora un’Amministrazione apostolica retta dal vescovo di Basilea, situazione che rimase in vigore fino al 1971, quando nacque la diocesi di Lugano.
Il dono in denaro per la Porta Santa fu quindi raccolto sia nella diocesi di Basilea sia tra i fedeli del Ticino. Papa Pio XII inaugurò e benedisse la porta di bronzo il 24 dicembre 1949, Vigilia di Natale.
L’Osservatore Romano scrisse: «L’Anno Santo 1950 offre così ai pellegrini una novità inattesa e gradita: le ante di una nuova, bellissima Porta Santa. Un dono dei fedeli svizzeri al Papa della pace, unito al ringraziamento a Dio per aver salvato la Svizzera dagli orrori dell’ultima guerra».
*storico della Chiesa