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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (24 febbraio 2026)
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  • Don Gaia, primo a destra, ad un tavolo di lavoro dell'incontro internazionale

    Il parroco di Ascona racconta a catt.ch l'incontro a Roma "Parroci per il Sinodo", evento internazionale con il Papa

    da Roma don Massimo Gaia*
    Il primo impatto è di quelli potenti. Siamo trasportati in bus dal Vaticano fino a Sacrofano, nella Fraterna Domus. Immaginate una località, 30 km fuori Roma, in mezzo al verde: un vero e proprio villaggio con tanto di chiesa, costruito apposta per ospitare fino a 800 (sic!) persone. Impressionante. E il secondo colpo d’occhio non è da meno. Non è la prima volta che vedo tanti preti insieme; magari alle GMG ne avrò visti decine di volte tanti, ma che balza all’occhio è la varietà: quasi 200 preti da ogni dove, lingua, colore, età, in rappresentanza di tutte le conferenze episcopali del mondo. Notevole. Cinque giorni, dal 28 aprile al 2 maggio, di cui tre di lavoro (martedì abbiamo lavorato dalle 8 fino alle 23) e uno, il 2 maggio, di dialogo con papa Francesco. Ma nonostante i ritmi fossero davvero intensi, raramente ho visto così tanta concentrazione e impegno nel voler portare a termine un compito non facile: riportare le esperienze sinodali dal mondo intero dal punto di vista del parroco, dalla prima linea, laddove la sinodalità viene vissuta e praticata in prima persona. È stata la sessione di ottobre 2023 che, rendendosi conto che troppo pochi presbiteri attivi sul territorio erano rappresentati in occasione della prima assemblea sinodale, ha richiesto, tra gli altri approfondimenti, anche una prospettiva globale da chi la sinodalità è chiamato a viverla sul territorio nelle proprie comunità parrocchiali. Sorprendente. Diversi i temi affrontati: quali esperienze sinodali sono già state realizzate? Come si può mettere in rete tutti i carismi, doni, ministeri, istituzioni che animano le comunità parrocchiali? Chi, dove, quando deve discernere a proposito dei concreti cammini sinodali? Ciò che impressiona è rendersi conto che «tutto il mondo è paese», questa volta letteralmente: al di là delle differenze strutturali e culturali legate a ogni situazione concreta, il cammino sinodale si rivela essere una sfida, che apre prospettive nuove, da un lato, e dall’altro incontra resistenze enormi, anche a livello delle alte sfere ecclesiali. Non ho percepito da nessuna parte che il cammino sinodale sia ormai un’autostrada; semmai ricorda piuttosto i ripidi sentierini in salita delle nostre montagne. Quasi senza parole. Il metodo di lavoro, invece, è già considerato uno dei frutti del cammino sinodale: la «conversazione nello Spirito». In un costante clima di preghiera, il dialogo ai tavoli di lavoro si svolge di volta in volta attorno a un tema, nel quale ciò che conta non è ciò che io penso, quanto piuttosto ciò lo Spirito Santo vuole suggerire a me e agli altri partecipanti. Il tutto in un continuo rimpallo di ascolto e di rilancio di ciò che si è ascoltato. Ne è risultata una cinquantina di resoconti che verranno consegnati al gruppo che preparerà l’«Instrumentum laboris» per la sessione del prossimo ottobre. Entusiasmante. E infine, giovedì, l’incontro con il Papa. Come l’ho visto entrare e posizionarsi al suo posto, ho pensato: «Ahi!». E invece, stimolato da sette domande dei partecipanti, Francesco ci ha fatto riflettere, ridere, sospirare, respirare a pieni polmoni. Ci ha anche incoraggiati a proseguire il cammino sinodale nelle nostre parrocchie, diocesi, nazioni, firmando e consegnandoci una lettera per tutti i parroci del mondo. Chapeau! L’incontro si è concluso celebrando la messa nella basilica vaticana, alla cattedra di San Pietro. Sopra le nostre teste, la grande vetrata con lo Spirito Santo. Touché.

    leggi anche: l'incontro del Papa con i parroci

    *parroco di Ascona e delegato dei vescovi svizzeri all’incontro internazionale «I Parroci per il Sinodo. Un incontro internazionale»

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