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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (23 gennaio 2026)
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  • Alcuni membri del comitato e sostenitori di GAVA

    Ticino, un orecchio attento per le vittime di abuso in ambito religioso: si presenta l'associazione indipendente GAVA

    di Katia Guerra

    Essere ascoltate: è soprattutto questo che cercano le vittime di abuso ed è a partire da questo bisogno che è nato GAVA, il Gruppo di Ascolto per Vittime di Abusi in Ambito Religioso. L’associazione si è presentata ai media oggi 10 ottobre 2024 all'USI di Lugano. “Dopo la pubblicazione, uno anno fa, della prima parte del rapporto sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Svizzera, era emerso come in Ticino mancasse un punto di riferimento indipendente al quale le vittime potessero rivolgersi”, racconta Myriam Caranzano, prima presidente della neonata associazione GAVA, che ha alla spalla una lunga esperienza in questo campo. È stata per molti anni presidente dell’ASPI, la Fondazione di aiuto, sostegno e protezione dell’infanzia. Prendendo spunto dal Gruppo SAPEC, l’associazione delle vittime della Svizzera romanda che si era presentata in Ticino nel corso di una serata informativa lo scorso novembre, sono stati mossi i primi passi verso la creazione di un gremio analogo anche in Ticino. “Un gruppo coeso, multidisciplinare, fra il quale anche delle vittime, si è messo all’opera e ora, dopo 11 mesi, presentiamo i frutti di questo lavoro”. Il gruppo di ascolto GAVA offre sostegno e accompagnamento a chi ha vissuto esperienze di abuso e si rivolge in particolare a vittime in contesti religiosi. Nel corso della conferenza stampa sono state portate le testimonianze di due vittime (una delle quali presente).

    La voce delle vittime

    Raffaella Raschetti non aveva ancora undici anni quando è stato oggetto delle attenzioni del parroco del suo paese, condannato negli anni ’80 e ora deceduto. Ora si dice guarita, dopo un lungo percorso di psicoterapia. Non ha mai perso la fede e si è riavvicinata alla Chiesa. “A queste cose non si può mettere una pietra sopra, ma si può chiudere una porta e aprirne una nuova per vivere, e non solo sopravvivere”, racconta. In questi mesi, seguendo gli avvenimenti dietro le quinte, si è chiesta se farsi avanti oppure no. Alla fine si è decisa. “Il mio messaggio alle vittime è che è possibile trovare il coraggio di dire di no al senso di colpa e di vergogna”. Insieme alla paura, è questo che accumuna le vittime di abusi, rivela. La sua storia è fatta anche di persone di grande cuore e di buona volontà che l’hanno ascoltata e hanno condiviso il suo peso. “Così anch’io, insieme a GAVA, desidero alleggerire il peso di questo senso di paura, vergogna, colpa di altre vittime”. È di questo che hanno bisogno le vittime per uscire dalla prigione del silenzio, come conferma anche Sergio Piasentin, che ha subito durante la sua infanzia abusi da un sacrestano. “Per potersi aprire la vittima ha bisogno di sentirsi ascolta incondizionatamente, di una presenza autentica, senza giudizio, senza costrizione. Non ha bisogno di consigli, pressioni, valutazioni. È dall’amore incondizionato per le storie umane che fiorisce la cura e può avvenire la guarigione”.

    L'esperienza in Svizzera tedesca

    All’incontro ha preso la parola anche Vreni Peterer, presidente di IG-M!kU, l’associazione della Svizzera tedesca "di e per" le vittime di abusi (analoga al gruppo SAPEC). “Ci sono vittime che sentono il bisogno di raccontare la loro storia dopo anni di silenzio e questo perché sentono di non essere più sole”, racconta. “Il nostro ruolo è quello di accoglierle, sostenerle, accompagnarle in vari ambiti, anche pratici e legati alla denuncia o richiesta di risarcimento e anche di fare da portavoce delle vittime, così come pure lottare per una chiesa senza più abusi”. Vreni Peterer ha tematizzato anche l’abuso spirituale, che spesso sfocia in quello sessuale. “È un abuso che intacca e rompe la fiducia anche nella propria fede ed è per questo che ora stiamo lavorando ad un servizio composto da teologi indipendenti per ricostruire la fiducia persa”. Rispondendo a domande dei presenti si è parlato anche della denuncia degli abusi, “un tema complesso, soprattutto nei casi in cui potrebbe esserci nuove vittime che coinvolge la necessità di chi ha subito abusi di seguire un proprio percorso e la protezione di eventuali altre vittime”, risponde Myriam Caranzano. Mons. Alain de Raemy, presente tra il pubblico alla conferenza stampa, ha voluto sapere le differenze rispetto al servizio LAV, Aiuto alle vittime di reati, del Canton Ticino, al quale anche la diocesi di Lugano ha indirizzato fino ad ora le vittime, oltre alla propria commissione diocesana. Premettendo l’importanza di lavorare in rete, Myriam Carenzano ha evidenziato l’indipendenza, la neutralità e la presenza di vittime quali punti di forza di questo nuovo spazio di ascolto.

    GAVA è raggiungibile attraverso il numero di telefono 091 210 22 02 e l’indirizzo info@ascoltogava.ch. Trattandosi di un’associazione, con sede a Cagiallo, si può sostenere con una quota sociale di 30 franchi. Il Cominato è attualmente composto da Myriam Caranzano (presidente), Gianantonio Romano (tesoriere), Patrizia Cattaneo Beretta (segretaria), Simonetta Caratti, Chiara Donati (membri).

    Altre info: ascoltogava.ch

    Sabato a Strada Regina la testimonianza di Raffaela Raschetti: «Il desiderio di una nuova vita è molto più forte della ferita subìta» (catt.ch)

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