di Monica D’Andrea*
In un'epoca in cui il dialogo interreligioso e la convivenza pacifica tra culture diverse sono temi di scottante attualità, Tibhirine. Fratelli per il nostro tempo, di Marie-Dominique Minassian e Dom Thomas Georgeon, edito da Academic Press Fribourg, si rivela una lettura imprescindibile. Questo libro, che ricostruisce la storia dei monaci trappisti di Tibhirine in Algeria, ci offre una riflessione profonda su temi che risuonano con forza anche oggi, in particolare alla luce delle tensioni in Europa dell’est. Il libro esplora la straordinaria e tragica vicenda accaduta nel 1996 dei sette monaci rapiti ed uccisi. Offrendo una profonda riflessione sulla vita e il martirio dei monaci trappisti di Tibhirine, ci troviamo innanzi a una narrazione dettagliata e coinvolgente: gli autori ci portano infatti a conoscere il contesto storico e politico dell’Algeria negli anni '90 e l’impegno spirituale e umano di questi monaci.
Questo libro non solo documenta un pezzo importante della storia contemporanea, ma esplora anche il messaggio universale di pace, dialogo e sacrificio che questi monaci hanno incarnato.
Il libro inizia con una descrizione accurata del deterioramento della situazione politica in Algeria negli anni ‘80 e ‘90. Dopo l'indipendenza del 1962, il Paese è stato governato dal Fronte di Liberazione nazionale e da un regime militare. Tuttavia, con la morte del presidente Boumédiène nel 1978, questo sistema monolitico ha iniziato a mostrare segni di cedimento. Le rivolte del 1988 hanno portato all’apertura verso il multipartitismo, ma le elezioni del 1991-1992 hanno visto l'emergere del FIS («Fronte Islamico di Salvezza»), il cui successo elettorale è stato bloccato dal regime, scatenando un ciclo di violenza noto come «gli anni neri» che ha causato almeno 150’000 morti.
È in questo contesto di estrema violenza che i sette monaci di Tibhirine e altri dodici compagni sono stati assassinati. Gli islamisti hanno inizialmente preso di mira le figure rappresentative dello Stato e, successivamente, anche i membri della società civile e gli stranieri. Tra questi, i monaci trappisti hanno scelto di rimanere in Algeria, nonostante i rischi, per continuare a servire la comunità locale. Il libro è arricchito da un’analisi dettagliata dei testi di frère Christian de Chergé, priore dell’abbazia di Tibhirine e figura di teologo che ha dedicato la sua vita al dialogo con l’Islam. L’analisi è curata da Christian Salenson che, a seguito di un laboratorio di studi all’Institut de Sciences et Théologie des Religions di Marsiglia, approfondisce il contributo teologico di de Chergé, mettendo in luce una teologia dell’amicizia e della speranza. La decisione dei monaci rimasti in Algeria è stata una testimonianza di fede e solidarietà, come riflette questa frase di frère Christian: «Rimaniamo qui, nonostante tutto, perché la nostra missione è essere testimoni della pace».
*responsabile comunicazione Academic Press Fribourg
In una lettera aperta al Provinciale dei Padri Spiritani, in seguito alle rivelazioni sugli abusi nella scuola delle Missioni di St-Gingolph (VS), il gruppo SAPEC chiede alla congregazione di fare piena luce su questi casi.
Dopo più di vent’anni di silenzio, l’ex novizio dell’abbazia di Saint-Maurice, coinvolto in una relazione omosessuale con il canonico Roland Jaquenoud, ha raccontato la sua versione dei fatti in un’intervista concessa a Le Temps. La replica di Jaquenoud
Secondo un sondaggio commissionato dalla Chiesa cattolica a Zurigo ad una agenzia specializzata, un quarto dei cattolici locali ha pensato di lasciare la Chiesa. Il peso dello scandalo degli abusi e della loro copertura pesa insieme alla non condivisione di alcune posizioni etiche della Chiesa.