Meeting Rimini 2026
A quarantaquattro anni dalla visita di Giovanni Paolo II, venerdì 21 agosto inizia la kermesse riminese che torna ad accogliere un pontefice: sei giorni fra convegni su pace e intelligenza artificiale, percorsi su sant'Agostino e sul Libano, con un occhio di riguardo per la Svizzera italiana.
Papa Leone XIV a Rimini: un abbraccio che torna dopo 44 anni dalla storica visita di San Giovanni Paolo II
Leone XIV al Meeting per l'amicizia tra i Popoli di Rimini, secondo Papa dopo Wojtyła
Venerdì inizia il Meeting per l’amicizia dei popoli di Rimini. Sabato accoglierà Leone XIV
Inizia il Meeting di Rimini. Questa sera la testimonianza di P. Lepori su Marco Gallo, servo di Dio
Rivive alla Fiera riminense «la civiltà dell’amore» di papa Wojtyla
Il Papa invita il popolo del Meeting a vivere il Vangelo della misericordia verso tutto e tutti
Leone XIV al Meeting di Rimini: Agostino, i giovani e l'amore per la Chiesa
Meeting Rimini 2026
A quarantaquattro anni dalla visita di Giovanni Paolo II, venerdì 21 agosto inizia la kermesse riminese che torna ad accogliere un pontefice: sei giorni fra convegni su pace e intelligenza artificiale, percorsi su sant'Agostino e sul Libano, con un occhio di riguardo per la Svizzera italiana.
Papa Leone XIV a Rimini: un abbraccio che torna dopo 44 anni dalla storica visita di San Giovanni Paolo II
Il prossimo 22 agosto Papa Leone XIV sarà in visita pastorale a Rimini. Tra l’incontro al Meeting per l'amicizia fra i popoli e la Santa Messa per la Diocesi, la Chiesa locale si prepara a un evento storico. Scholz: «La sua visita ci rende ancora più consapevoli di ciò che il Meeting rappresenta come luogo di sincero dialogo alla ricerca del vero».
Leone XIV al Meeting per l'amicizia tra i Popoli di Rimini, secondo Papa dopo Wojtyła
A quarantaquattro anni dalla visita di Giovanni Paolo II, venerdì prossimo 21 agosto inizia la kermesse riminese che torna ad accogliere un pontefice: sei giorni fra convegni su pace e intelligenza artificiale, percorsi su sant'Agostino e sul Libano, con un occhio di riguardo per la Svizzera italiana.
Venerdì inizia il Meeting per l’amicizia dei popoli di Rimini. Sabato accoglierà Leone XIV
La visita del pontefice apre una settimana di incontri su pace, intelligenza artificiale e rapporti fra i popoli, nell'edizione dal titolo dantesco: L'amor che move il sole e l'altre stelle. Chi visse l'analoga occasione con il predecessore polacco nel 1982 racconta il senso di un appuntamento da vivere soprattutto di persona dal 21 al 26 agosto.
Inizia il Meeting di Rimini. Questa sera la testimonianza di P. Lepori su Marco Gallo, servo di Dio
Oggi, venerdì 21 agosto, inizia il Meeting per l’amicizia tra i popoili. Alle 21.00 un incontro dedicato al giovane morto nel 2011 a diciassette anni e al centro di un processo di beatificazione aperto in marzo dall'arcivescovo di Milano. Parteciperanno i genitori e P. Mauro Lepori, che condivide un ricordo personale legato alla stessa età.
Rivive alla Fiera riminense «la civiltà dell’amore» di papa Wojtyla
Sabato 22 agosto, Leone XIV farà visita al Meeting di Rimini. L’ultima volta che un Papa ha varcato le soglie della Fiera è stato nel 1982, con la storica visita di San Giovanni Paolo II. Prevost arriverà in elicottero alle 14.45 e, alle 16, l’incontro nel Grand Auditorium.
Il Papa invita il popolo del Meeting a vivere il Vangelo della misericordia verso tutto e tutti
"Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e anche gli avversari, sono fratelli e sorelle", dice Leone. Il valore della sinodalità: "l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia".
Leone XIV al Meeting di Rimini: Agostino, i giovani e l'amore per la Chiesa
Il 22 agosto il Pontefice ha attraversato i padiglioni della Fiera romagnola, sostando davanti alla mostra sul vescovo di Ippona prima del discorso conclusivo. Ai ragazzi ha chiesto di rischiare, ai movimenti di funzionare come trampolino verso l'intera realtà, a tutti di custodire l'unità.
Papa Leone XIV a Rimini: un abbraccio che torna dopo 44 anni dalla storica visita di San Giovanni Paolo II
C’è un’emozione che attraversa il Mare Adriatico e raggiunge l’intera comunità ecclesiale: il prossimo 22 agosto, Papa Leone XIV si recherà in visita pastorale a Rimini. L’annuncio, dato in contemporanea dalla Sala Stampa della Santa Sede e dalla Diocesi romagnola, segna un momento storico: il Successore di Pietro torna in questa terra a 44 anni dalla visita di Giovanni Paolo II nel 1982.
Una giornata tra dialogo e preghiera
Il programma della giornata si preannuncia intenso e carico di significati. Nel pomeriggio, il Pontefice farà tappa alla Fiera di Rimini per il Meeting per l’amicizia fra i popoli, l’evento che da decenni è crocevia di culture e testimonianza cristiana. Successivamente, il Papa presiederà la Santa Messa per la città e la Diocesi in un luogo che verrà definito a breve.
Il Vescovo di Rimini, Nicolò Anselmi, ha espresso la gratitudine di una Chiesa che si sente «confermata nella fede». «La sua presenza – ha dichiarato il presule – ci offrirà l’opportunità di rinnovare la nostra adesione alla volontà di Dio. È una gioia per la comunità, ma anche per i tanti turisti che potranno ascoltare il suo insegnamento».
Il Meeting come luogo di riconciliazione
Per il mondo di Comunione e Liberazione, la visita rappresenta un sigillo di affetto. Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL, ha sottolineato come la partecipazione del Papa sia «un’occasione preziosa per approfondire la nostra immedesimazione con le preoccupazioni del Santo Padre nella guida della Chiesa».
Sulla stessa linea Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting: «Papa Leone ci invita a costruire luoghi di amore, pace e riconciliazione. La sua visita ci rende ancora più consapevoli di ciò che il Meeting rappresenta come luogo di sincero dialogo alla ricerca del vero».
Fede, lavoro e dottrina sociale
Non manca il riverbero sul mondo del sociale e del lavoro. Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere, ha richiamato l'attualità del magistero pontificio: «Continuiamo a lavorare con rinnovata responsabilità, anche alla luce dell’insegnamento della Rerum Novarum. La presenza del Santo Padre è un forte incoraggiamento a proseguire nel nostro impegno a favore del bene comune».
Una grazia per il cammino futuro
La notizia della visita di Leone XIV non è solo un appunto in agenda. In un tempo segnato da sfide globali, il ritorno del Papa a Rimini dopo quasi mezzo secolo si configura come un nuovo slancio missionario. Questa visita promette di essere un ponte tra la memoria storica del 1982 e le urgenze del presente, ricordando che il cuore del cristianesimo resta l'incontro vivo e personale. Per Rimini, e per i tanti fedeli che vi accorreranno, sarà il momento di riscoprirsi, ancora una volta, "fratelli tutti" attorno al successore di Pietro.
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Leone XIV al Meeting per l'amicizia tra i Popoli di Rimini, secondo Papa dopo Wojtyła
di Federico Anzini
Sabato 22 agosto, Leone XIV varcherà l'ingresso Ovest della Fiera di Rimini. Sarà il secondo Papa nella storia a visitare il Meeting per l'amicizia fra i popoli, dopo Giovanni Paolo II nel 1982, e per un pomeriggio l'intera manifestazione si fermerà per ascoltare le parole del Pontefice, proiettato in ogni sala e in ogni spazio della fiera.
La 47ª edizione, dal 21 al 26 agosto, porta un titolo dantesco, L'amor che move il sole e l'altre stelle, ultimo verso della Divina Commedia — scelto, spiega il presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz, proprio perché sembra andare controcorrente in un tempo di guerre e polarizzazione: «Abbiamo bisogno di ricomprendere che il principio dell'universo, che investe anche la nostra esistenza, è un principio di bene, di bellezza e di amore». Il titolo, aggiunge, trova un approfondimento nell'enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV: non un testo sulla tecnologia, ma sulla dignità della persona e sul limite come apertura all'infinito.
Attorno a quel pomeriggio si muovono sei giorni di convegni su pace, rapporti fra i popoli e intelligenza artificiale, con ospiti come il cardinale Pierbattista Pizzaballa e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. L'apertura, il 21 agosto, è affidata a due donne legate da un attentato — Roseline Hamel, sorella del sacerdote Jacques ucciso nel 2016 a Saint-Étienne-du-Rouvray, e la madre di uno degli attentatori — perché, dice Scholz, «la riconciliazione è fonte di pace».
"Vale la pena lasciarsi interpellare"
A quarantaquattro anni da quella prima visita, il Meeting è cresciuto: oggi supera i 130mila metri quadrati nel quartiere fieristico a nord della città, con più di 150 convegni e circa 500 relatori. Antonietta Moretti, luganese, era a Rimini anche nel 1982, quando la manifestazione occupava pochi spazi del vecchio quartiere in città e Giovanni Paolo II arrivò a sorpresa fra i partecipanti. Di quel giorno ricorda soprattutto la stima con cui il Papa polacco guardava a un movimento che allora faticava a trovare spazio nella Chiesa: «Ci siamo sentiti profondamente capiti da Giovanni Paolo II e fortemente incoraggiati».
Alla crescita di oggi non attribuisce una strategia: «È cresciuto per tante ragioni, ma soprattutto perché è necessario. Ne abbiamo bisogno». E a chi sta valutando se scendere a Rimini dice: «Vale la pena lasciarsi interpellare». Il suo racconto completo sarà online su catt.ch mercoledì prossimo, 19 agosto, a pochi giorni dall’inizio della kermess riminese.
Due volti della Svizzera italiana
Il programma 2026 porta anche la firma, indiretta, del Ticino. Domenica 23 agosto viene presentato il numero zero di Communio della Svizzera italiana, rilancio in lingua italiana di una rivista teologica fondata nel 1972 da Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac e Joseph Ratzinger — e in origine, per la parte italiana, dal futuro vescovo di Lugano Eugenio Corecco. Fra i relatori René Roux, rettore della Facoltà di Teologia di Lugano.
Compare due volte, invece, padre Mauro-Giuseppe Lepori, ticinese, abate generale dell'Ordine cistercense: guida l'ascolto del concerto Muovendosi tra i silenzi, dedicato ad Arvo Pärt, e siede fra i relatori dell'incontro dedicato a Marco Gallo, il diciassettenne di cui è stata aperta la causa di beatificazione. Due presenze che confermano quanto la Svizzera italiana, quest'anno, sia dentro il Meeting più del solito. Di questi incontri “ticinesi” proporremmo nei prossimi giorni degli approfondimenti.
📌 INFO UTILI
Quando e dove. La 47ª edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli si tiene alla Fiera di Rimini, via Emilia 155, da venerdì 21 a mercoledì 26 agosto. Ingresso e parcheggi gratuiti. Maggiori info su sito del Meeting.
La visita di Leone XIV, sabato 22. Il Papa arriva alle 15 e attraversa la fiera fra i visitatori, che potranno salutarlo lungo il percorso; alle 16 il suo intervento nell'auditorium allestito per diecimila persone, proiettato in diretta in tutte le sale. In serata il Papa incontra alle 17.30 i malati e le persone fragili in Duomo e alle 18.30 celebra la Messa per la diocesi al Porto, lo stesso luogo scelto nel 1982. Informazioni sulla visita del Papa a Rimini.
Gli incontri. Oltre 150 convegni e circa 500 relatori. Fra i nomi attesi, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, il vescovo di Kharkiv Pavlo Honcharuk, il custode di Terra Santa Francesco Ielpo con il parroco latino di Gaza Gabriel Romanelli. Qui il programma completo.
Le mostre. Tredici percorsi espositivi, gratuiti, aperti dalle 11 alle 24. Tre sono il cuore dell'edizione. 1. Agostino di Ippona ne racconta la ricerca della verità, gli incontri, la conversione, proposta come figura sorprendentemente attuale — a poche settimane dal primo viaggio di un Papa agostiniano in Algeria, terra del santo. 2. Libano. La bellezza, le ferite, la speranza ripercorre la lunga convivenza fra cristianesimo, islam ed ebraismo nel paese dei cedri, fra complessità storica e ferite ancora aperte. 3. Wonder Bound. Incantati dalla meraviglia, realizzata con la Specola Vaticana, la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute, esplora l'universo attraverso le immagini dei telescopi Hubble e James Webb. Maggiori info sulle mostre.
Gli spettacoli. Tredici titoli fra il Teatro Galli, i padiglioni della Fiera e la Corte degli Agostiniani, dal teatro alla musica al cinema. Lunedì 24, al Galli, il concerto Muovendosi tra i silenzi, con I Solisti Veneti e la guida all'ascolto di padre Lepori: musiche di Arvo Pärt in dialogo con Ennio Morricone e Rachel Portman. Maggiori info sui spettacoli.
Il Villaggio Ragazzi. Nato dall'iniziativa di un gruppo di amici, genitori e volontari storici del Meeting, dà ai bambini una proposta loro mentre i genitori seguono i convegni: laboratori, letture, piccole mostre e spettacoli a misura d'età, uno spazio pensato anche solo per fermarsi e stare insieme. Ingresso libero. Maggiori info sul Villaggio Ragazzi.
Lo Sport Village. Oltre tredicimila metri quadrati che non sono un'area di svago ma parte del percorso: campi aperti a chiunque passi, incontri con atleti e allenatori, e camp per provare discipline nuove. Maggiori info sullo Sport Village.
Libri. Al Book Corner gli autori presentano i loro libri e firmano le copie; accanto, la libreria del Meeting raccoglie i titoli legati agli ospiti e ai percorsi espositivi delle mostre. Maggiori info sul Book Corner.
Da casa. Quasi tutti gli eventi del Meeting sono in diretta su sito e canale YouTube del Meeting di Rimini, in italiano, inglese e spagnolo, e restano poi disponibili on demand.
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Venerdì inizia il Meeting per l’amicizia dei popoli di Rimini. Sabato accoglierà Leone XIV
di Federico Anzini
Sabato 22 agosto, alle tre del pomeriggio, Leone XIV varcherà l'ingresso Ovest della Fiera di Rimini. Sarà il secondo Papa nella storia a visitare il Meeting per l'amicizia fra i popoli, dopo Giovanni Paolo II nel 1982, e per un pomeriggio l'intera manifestazione si fermerà: alle quattro parlerà in un auditorium allestito per diecimila persone, con l'intervento proiettato in ogni sala e in ogni spazio della fiera. La 47ª edizione, dal 21 al 26 agosto, porta un titolo dantesco, L'amor che move il sole e l'altre stelle, ultimo verso della Divina Commedia — scelto, spiega il presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz, proprio perché sembra andare controcorrente: «Abbiamo bisogno di ricomprendere che il principio dell'universo, che investe anche la nostra esistenza, è un principio di bene, di bellezza e di amore».
Un'edizione costruita attorno a un pomeriggio
«Al centro del Meeting 2026 ci sarà la visita del Santo Padre», ha detto Scholz, descrivendo un incontro aperto a tutti — bambini, studenti, famiglie — che potranno salutare il Papa lungo il percorso fra i padiglioni. Il titolo, secondo Scholz, trova un approfondimento nell'enciclica Magnifica humanitas: la dignità della persona, il senso del lavoro e della ricerca, il dialogo con l'infinito. Non è un testo sulla tecnologia, precisa: «Rimette al centro la dignità della persona e la grandezza dell'uomo», e parla del limite non come qualcosa che soffoca ma come una realtà che apre all'infinito — un rischio, avverte, in un tempo che prova a superare ogni limite proprio attraverso la tecnologia.
Attorno a quel pomeriggio si muovono sei giorni di convegni su pace, rapporti fra i popoli e intelligenza artificiale, con ospiti come il cardinale Pierbattista Pizzaballa e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. L'apertura, il 21 agosto, è affidata a due donne legate da un attentato: Roseline Hamel, sorella del sacerdote Jacques ucciso nel 2016 a Saint-Étienne-du-Rouvray, e la madre di uno degli attentatori. «La riconciliazione è fonte di pace», dice Scholz di quell'incontro.
Nel 1982, seduti per terra e quel biglietto arrivato all'ultimo
Per capire che cosa significhi una visita papale a Rimini abbiamo chiesto a chi c'era la prima volta. Antonietta Moretti, luganese, nell'agosto del 1982 era a Rimini: il Meeting era alla terza edizione e occupava pochi spazi del vecchio quartiere fieristico, in città, dove oggi sorge il Palacongressi. La notizia che Giovanni Paolo II sarebbe venuto arrivò un mese prima, il 26 luglio, e mise in agitazione anche il gruppo di ticinesi che attendeva l'evento romagnolo. «Sapevamo della visita del papa e ci chiedevamo come sarebbe stato, l'avremmo visto? Come?», ricorda. Poi si seppe che per entrare nel salone servivano i biglietti. «Noi ci siamo trovati fuori, seduti per terra».
A cambiare le cose fu un incontro fortuito. Poco prima dell'arrivo del Papa, don Francesco Ricci di Forlì — «una delle anime del Meeting» e ideatore del CSEO, il Centro Studi per l'Europa orientale per cui Moretti lavorava — venne a cercarla con alcuni biglietti in mano e la fece entrare. Non era casuale: don Ricci aveva conosciuto bene Karol Wojtyła quando era cardinale di Cracovia, e il cardinale «apprezzava infinitamente il lavoro culturale di CSEO».
Il tono colloquiale e la stima
Quel pomeriggio il Papa si trovò davanti a diecimila persone e a una serie di domande poste dai giovani, tanto da scherzare sul fatto di essere sottoposto a un esame. «Ai toni colloquiali di Giovanni Paolo II ci stavamo abituando, sempre però con grande commozione», dice Moretti. A colpire fu piuttosto altro: «Ci riempiva di entusiasmo l'evidente stima per la nostra esperienza e per le nostre iniziative e, nel caso concreto, per il Meeting».
La manifestazione era agli inizi, ma alcuni tratti c'erano già: «Il Meeting era ai primi passi ma già aveva chiaro il suo carattere di apertura a 360 gradi sulla realtà ed il suo carattere di gratuità», dice, riconoscendo in quest'ultimo il valore dei volontari, che quest'anno saranno oltre tremila, il 58 per cento con meno di trent'anni. «Il Meeting è sempre un'esperienza di Chiesa, per chi lo fa e per chi lo frequenta».
"Profondamente capiti da Giovanni Paolo II"
Qui il racconto si fa diretto, e tocca una ferita di quegli anni. Comunione e Liberazione, dice, «come tutti i movimenti, faticava a trovare spazio nella Chiesa; ci siamo sentiti profondamente capiti da Giovanni Paolo II e fortemente incoraggiati». E l'accoglienza, precisa, non fu un traguardo: «Dovevamo però ancora capire che questa è soprattutto una responsabilità».
Le domande rivolte al Papa, del resto, non erano esercizi teologici. Nascevano «dall'esperienza che facevamo come credenti immersi nel mondo del lavoro, della scuola, degli ospedali. Di fronte ai problemi del mondo e di fronte ai problemi di tutti». La richiesta era pratica: «Ci premeva un aiuto per capire il nostro compito nel mondo e nella Chiesa». La risposta del Papa riguardò l'identità stessa della Chiesa: «Giovanni Paolo II ci ha indicato con chiarezza l'aspetto missionario della Chiesa che, senza cessare di essere roccia stabile e istituzione, era anche missione, era anche Popolo di Dio».
Dalle risorse dell'uomo alla "Magnifica humanitas"
Sul legame fra il titolo di quest'anno e l'enciclica di Leone XIV, che Scholz aveva indicato nel presentare il programma, Moretti non ha dubbi: «Vedo immediatamente una profonda consonanza con la Magnifica humanitas». Per lei quella consonanza arriva più indietro, fino al tema del 1982: la Magnifica humanitas e Le risorse dell'uomo dicono, a quarantaquattro anni di distanza, la stessa cosa.
Le minacce sono cresciute — le sfide della tecnica, gli squilibri, i pericoli per la pace — ma nell'enciclica «aleggia la stessa serena fiducia nell'amore di Cristo, nella sua salvezza presente, che ci apriva gli occhi sulle grandi risorse dell'uomo nel 1982». Richiama il passaggio in cui il Papa cita Tolkien: «Non siamo chiamati a dominare tutte le maree del mondo, ma a fare del nostro meglio». Cioè, chiosa lei, riconoscere che «tutto si regge su un numero infinito di piccoli gesti di umanità, giustizia, gratuità, amore, che già stanno trasformando il mondo».
Cresciuto perché necessario
Il Meeting oggi supera i 130mila metri quadrati — dal 2003 si tiene nel nuovo quartiere fieristico a nord della città — con più di 150 convegni e circa 500 relatori. Moretti non attribuisce la crescita a una strategia: «È cresciuto per tante ragioni, ma soprattutto perché è necessario. Ne abbiamo bisogno». Quello che la tocca, dopo tanti anni, non sono i numeri: «L'attenzione e l'ascolto a tante persone e a tante esperienze. È forse l'aspetto più prezioso per chi desidera vivere cristianamente: imparare a vedere dove il Signore opera».
E c'è una cosa che, dice, al Meeting non è mai stata messa a tema eppure accade: «Al Meeting non mi risulta che sia mai stata messa a tema la sinodalità, eppure questo è il miracolo che si verifica ogni anno, una convergenza, una costruzione armoniosa, che vince i particolarismi».
Il consiglio a chi sta valutando se scendere a Rimini è semplice: «Vale la pena lasciarsi interpellare». Il Meeting – nonostante la preziosa possibilità di seguire molti incontri in streaming comodamente da casa – resta qualcosa da attraversare di persona.
Tutte le info sul meeting
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Inizia il Meeting di Rimini. Questa sera la testimonianza di P. Lepori su Marco Gallo, servo di Dio
di Federico Anzini
La sera prima di morire aveva scritto sul muro della camera, accanto al crocifisso, una domanda presa dal Vangelo di Luca: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». La mattina dopo, il 5 novembre 2011, Marco Gallo uscì in motocicletta per andare a scuola e fu investito da un'automobile. Aveva diciassette anni. L'incontro che il Meeting di Rimini gli dedica, vede la partecipazione dei genitori Antonio Gallo e Paola Cevasco, di padre Mauro-Giuseppe Lepori, abate generale dell'Ordine cistercense, e la moderazione di Stefano Filippi, direttore di Tracce. L'occasione non è di circostanza: il 7 marzo scorso, nella Cappella arcivescovile di Milano, l'arcivescovo mons. Mario Delpini ha aperto il processo di beatificazione.
Cinque euro e un panino alla Nutella
Il contenuto del portafogli che aveva addosso il giorno dell'incidente racconta più di molte biografie: un'immagine della Madonna di Medjugorje, cinque euro, una fotografia di sé bambino mentre mangia un panino alla Nutella e un biglietto con quella che chiamava «la promessa». Ci si era scritto l'impegno a vivere ogni giornata «come se fosse l'ultimo giorno di vita», aprendosi alla ricerca del Mistero anche quando la cosa risultava faticosa. È la madre ad averlo raccontato, in una recente testimonianza.
Corse, scalate e una domanda che non passava
Nato a Chiavari nel 1994, secondo di tre figli, Marco crebbe tra Casarza Ligure, Arese, Lecco e infine Monza. Un ragazzo esuberante, a tratti impulsivo, appassionato di arrampicata e di corsa: negli anni del liceo scientifico Don Gnocchi di Carate Brianza praticava atletica a livello agonistico. La copertina del libro che raccoglie i suoi scritti lo ritrae aggrappato a una parete di roccia.
Sotto quell'attivismo però correva altro. Chi lo ha conosciuto parla di una ricerca dell'infinito presente fin da bambino, che negli anni delle superiori trovò una strada attraverso Gioventù Studentesca. Verso i quindici, sedici anni i familiari lo videro cambiare: leggeva la Bibbia ogni sera e diceva di aver trovato quello che cercava. Nel maggio 2011 partecipò alla beatificazione di Giovanni Paolo II e in quel Papa riconobbe un amico. Nella primavera dello stesso anno mise per iscritto l'itinerario della propria vita, pagine che sarebbero diventate il nucleo di Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare, pubblicato da Itaca nel 2016. Nella prefazione il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti scrive che quella morte improvvisa appare «non l'epilogo di una vita, ma il compimento di un cammino». Poco dopo l'incidente era stato il cardinale Angelo Scola a proporre Marco ai giovani come esempio di vita cristiana.
Una causa partita dal basso
Il percorso canonico si è mosso per iniziativa di chi lo aveva conosciuto. La fama di santità non si è spenta con gli anni, anzi si è consolidata, tanto da spingere il vescovo di Chiavari Giampio Luigi Devasini a costituirsi attore della causa; postulatore è padre Andrea Mandonico. L'editto che invita i fedeli a consegnare testimonianze e scritti porta la firma del delegato episcopale don Marco Gianola. L'apertura è stata il 7 marzo, giorno del compleanno di Marco.
Il ticinese che siede al tavolo
Accanto a loro, a Rimini, ci sarà padre Mauro-Giuseppe Lepori. Nato a Lugano nel 1959 e cresciuto a Canobbio, entrato a Hauterive nel 1984 e abate di quel monastero dal 1994, guida l'Ordine cistercense dal 2010. Sulla rivista Tracce di giugno ha raccontato il proprio incontro con Comunione e Liberazione: avvenne quando anche lui aveva diciassette anni, e alla stessa età di Marco si era trovato davanti alle stesse domande.
Perché interessa anche chi non crede
Le cause di beatificazione hanno tempi lunghi e regole severe, e nessuno oggi può dire come finirà questa. Il punto non è quello. Nella vicenda di Marco Gallo colpisce la sproporzione fra la brevità della vita e la nitidezza delle domande che si portava dentro: una ricerca cominciata da bambino, arrivata a una risposta e interrotta il mattino di un sabato qualsiasi, sulla strada di scuola.
A Rimini quella storia verrà raccontata da chi lo ha messo al mondo e da un monaco ticinese che a diciassette anni si era trovato davanti alle stesse domande. Non è la celebrazione di un modello irraggiungibile. È il tentativo di mostrare che certe questioni si pongono presto, e che qualcuno, ogni tanto, prova a rispondere sul serio.
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COMMENTO
Rivive alla Fiera riminense «la civiltà dell’amore» di papa Wojtyla
di Maria Acqua Simi
Quest’anno il Meeting di Rimini per l’amicizia tra i popoli avrà un ospite d’eccezione: papa Leone XIV. L’ultima volta che un Papa ha varcato le soglie della Fiera di Rimini è stato nel 1982, con la storica visita di San Giovanni Paolo II. Era la terza edizione del Meeting, nato appena due anni prima dalla creatività di alcuni amici cristiani che vivevano l’esperienza di Comunione e Liberazione. Wojtyla arrivò per incontrare migliaia di persone alle prese con una domanda che, a distanza di 40 anni, non ha perso la sua attualità: come costruire una società capace di mettere al centro l’uomo? Nel suo discorso il Papa ricordò che i doni che l’uomo riceve da Dio – creatività, intelligenza, volontà, capacità di amare – sono da mettere in campo nel lavoro, in famiglia, nella cultura per costruire quella che definì «la civiltà dell’amore». «Costruite senza stancarvi mai questa civiltà! Lavorate per questo, pregate per questo, soffrite per questo!». Sono passati più di 40 anni, il mondo è cambiato. Ma non è cambiata la domanda di fondo: che cosa muove il cuore dell’uomo? Cosa può ancora mettere in dialogo persone che non condividono necessariamente la stessa fede, la stessa cultura, le stesse idee? A Rimini sono passate personalità che hanno segnato la vita religiosa, politica e culturale del nostro tempo: da Madre Teresa di Calcutta al card. Joseph Ratzinger; dal Dalai Lama a Lech Wałesa, presidente della Polonia e simbolo della resistenza al comunismo. Negli anni sono arrivati politici, intellettuali, scienziati, artisti, imprenditori e uomini di fede: Giulio Andreotti, Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella, il filosofo Emmanuel Lévinas, lo scrittore Eugène Ionesco, il regista Andrej Tarkovskij, il direttore d’orchestra Riccardo Muti, il premio Nobel Carlo Rubbia, il tenore José Carreras. Un elenco inevitabilmente parziale, ma che documenta come il Meeting non abbia dimenticato la consegna di Wojtyla. Il titolo scelto per l’edizione di quest’anno è infatti il verso con cui Dante conclude la Divina Commedia: «L’amor che move il sole e l’altre stelle». Mostre, incontri, spettacoli saranno allora l’occasione per interrogarsi sull’amore come principio capace di tenere insieme la realtà: la pace e il conflitto, l’educazione, il lavoro, la tecnologia e l’IA, il rapporto fra culture e religioni, l’Europa, i giovani. Papa Leone incontrerà tutto questo. Visiterà alcune mostre, tra cui quella dedicata a S. Agostino, il Villaggio dei ragazzi e infine sarà accolto dal popolo del Meeting in Auditorium; il suo intervento sarà trasmesso in tutti gli spazi della Fiera. Non sappiamo ancora cosa dirà alle migliaia di persone presenti da tutto il mondo. Quel che è certo è che la sua visita non sarà un appuntamento tra tanti. Per capire perché, bisogna guardare a ciò che rende possibile il Meeting ancora prima dei suoi ospiti, dei suoi palchi e dei suoi eventi: i volontari, molti anche dal Ticino. Uomini, donne e studenti di tutte le età che dedicano gratuitamente parte delle loro vacanze per realizzare questa avventura culturale internazionale. Lo fanno animati da quel desiderio di bellezza, verità e giustizia che don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, definì «esperienza elementare». Dante chiamava «amore» ciò che muove il sole e le altre stelle. A Rimini, ora, c’è l’attesa di ascoltare Leone XIV. Per scoprire, nelle sue parole, che cosa può ancora mettere in movimento il cuore dell’uomo.
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Il Papa invita il popolo del Meeting a vivere il Vangelo della misericordia verso tutto e tutti
Erano attese da mesi le parole del Successore di Pietro, ponte e punto di riferimento per la Chiesa e il mondo. Lui, Leone, propone al Meeting un discorso/ appello di ampio respiro che guarda all’attualità di quest’umanità chiamata a una “inversione di rotta”, resa “convincente e credibile” dall’opera di “pionieri coraggiosi”.
Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo.
L'amore che muove il mondo
“Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!”, dice il Papa dal palco, lasciando a chi lo ascolta un comando: l’Amore, quello che “move il sole e l’altre stelle” come scriveva Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia che dà il titolo alla 47ª edizione dell’evento.
Più volte il Sommo Pontefice richiama il Sommo Poeta nel suo discorso in cui cita il Concilio, don Giussani e i predecessori Francesco, Benedetto XVI e, naturalmente, Giovanni Paolo II che già 44 anni fa aveva compreso “la profezia” di un simile appuntamento: “Già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: Incontro! Incontro di amicizia”! Amicizia tra i popoli! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo”.
Le persone prima dei confini e delle istituzioni
Leone fa sue le parole del Papa polacco: “Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”, sottolinea, esortando – sulla scia della Fratelli tutti - a “coltivare l’amicizia sociale” così da riconoscerci “nella dignità di figli di Dio” che accomuna tutti gli esseri umani, “al di là di ogni diversità, separazione o conflitto”.
Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone.
Il realismo della misericordia
È la forza dell’amore, l’amore che “muove” e che dai tempi di Dante “non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità”, sebbene rimanga “volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”, evidenzia il Papa, richiamando l’insegnamento dei Papi sulla “Misericordia”. “Il male non si combatte col male – aggiunge -. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso”.
Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato
È dunque “un’autentica conversione di popolo” quella che domanda il Papa. Quanti sono seduti nell’Auditorium con le loro competenze, responsabilità e risorse possono mettersi davvero al servizio e accompagnare l’umanità sulla strada giusta: non quella che “sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione”, bensì quella che “serve il Regno di Dio e la sua giustizia”.
Un disegno che attraversa la storia
“In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel Magnificat”, afferma Papa Leone. Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro “i passaggi più rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi e dalle reti globali” e diventa “la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale”.
Appello ai giovani
Una “responsabilità”, il Papa la invoca pure per il vasto mondo educativo, oggi sempre più a “rischio”. E una parola la rivolge a giovani, presenti in gran numero come volontari: “Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!”, scandisce Leone. “Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta”, esorta il Vescovo di Roma.
Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti! Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore.
Risveglio della fede
Nessuno deve permettersi di sminuire la parola “amore” che, rimarca il Papa, “è il nome stesso di Dio: Dio è amore”. E “nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.
Questa stessa libertà è il motore del risveglio della fede di tanti giovani: “Oggi il mondo sembra stupirsi della vostra adesione a Cristo, dell’attrazione che sentite per Lui e per la sua Parola, della vostra appartenenza alla Chiesa”, annota Leone. Ma non è “una questione di numeri, sebbene commuovano le migliaia di vostri coetanei che chiedono il Battesimo in società considerate tra le più secolarizzate del mondo”. “È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà”, afferma Leone XIV. E la Chiesa stessa, come diceva Benedetto XIV, “non fa proselitismo” ma “si sviluppa piuttosto per attrazione”.
Sinodalità
La via è, dunque, quella della “sinodalità”, che "non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo".
Allora l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia
“Questo stile costituisce in quest’epoca travagliata un vero e proprio segno dei tempi”, osserva il Papa. “Testimoniamo che ogni carisma è per l’utilità comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura può essere superata: dobbiamo renderlo tangibile, credibile, desiderabile”.
fonte: vaticannews / catt.ch
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Leone XIV al Meeting di Rimini: Agostino, i giovani e l'amore per la Chiesa
di Federico Anzini / Rimini
Il 22 agosto il Papa ha attraversato circa un chilometro di corridoi e una folla che i media vaticani stimano in 60'000 persone per raggiungere il Grande Auditorium del 47° Meeting per l'amicizia fra i popoli, quarantaquattro anni dopo la visita di Giovanni Paolo II. Il primo padiglione in cui Leone XIV si è fermato alla Fiera di Rimini era dedicato al vescovo di Ippona.
Agostino, l'inquietudine come strada
«Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova»: è il titolo dell'esposizione allestita al Meeting di Rimini su Sant’Agostino. Il percorso non presenta un dottore della Chiesa in cattedra ma un uomo che cerca, cade, discute. Che l'inquietudine sia una strada e non un guasto, del resto, Leone XIV - primo papa agostiniano - lo aveva già ricordato in una sua catechesi dedicata al cor inquietum, e aveva spiegato che con quell'aggettivo «Sant'Agostino ci fa comprendere lo slancio dell'essere umano proteso al suo pieno compimento», e che «l'inquietudine è il segno che il nostro cuore non si muove a caso, in modo disordinato, senza un fine o una meta, ma è orientato alla sua destinazione ultima». La citazione, ricordava il Papa, è l'incipit delle Confessioni: «Signore, ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in te». A Rimini ha ricordato ai presenti che quel tesoro lo si trova solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino.
«Mettetevi in gioco»
Nel discorso al Grande Auditorium il Papa si è rivolto anzitutto ai ragazzi, molti dei quali lavorano come volontari. «Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia! Molti non lo credono più, sia fra gli adulti, sia fra i giovani». Poi l'affondo: «L'amore muove, urge, risveglia dal torpore, suscita nuove vocazioni e chiama a rischiare. Mettetevi in gioco!». Leone XIV ha registrato uno spostamento culturale senza drammatizzarlo: «Che siate cristiani è oggi per molti una sorpresa!». E ha messo un paletto che vale come criterio di verifica per ogni proposta educativa: «Nell'amore non c'è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C'è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé».
Un trampolino, non un recinto
Il passaggio sui movimenti è il più diretto. «Il Movimento, i gruppi, le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi nell'intera realtà. Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!». Al Meeting il Papa ha riconosciuto di non essere diventato «una sorta di enclave», bensì «un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini».
«Amate sempre la Chiesa»
La frase gli è parsa così importante da ripeterla: «Merita di pronunciarlo di nuovo». Amare la Chiesa significa, nel discorso, custodire l'unità della compagnia e ascoltare. Qui Leone XIV non ha usato perifrasi: «Il dono dell'ascolto è qualcosa che, penso, tutti riconosciamo, ma che spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa». La sinodalità, ha aggiunto, «non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell'amicizia e nell'incontro con l'altro avverte di appartenere a Dio solo. Allora l'autorità si converte in servizio».
Prima di lasciare la Fiera per la Messa al porto, il Papa ha stretto la mano a Roseline Hamel e Nassera Kermiche: la sorella di padre Jacques Hamel, ucciso nel 2016, e la madre di uno dei suoi attentatori. La loro testimonianza aveva aperto l'edizione il 21 agosto. Restano lì, in quel gesto di due donne, la domanda che don Giussani poneva ai suoi e che Leone XIV ha rilanciato ai 60'000 della Fiera: «Si può vivere così?».
fonte: agenzie/catt.ch
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