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Leone XIV: il mondo offre svaghi dispersivi, "tornare in sè" è il vero ristoro

Il mondo definisce “evasione” la ricerca di svago, spesso proposto in forme dispersive e rovinose. Ma se il vero ristoro fosse un movimento contrario, il “tornare in sé”, ricercando e ritrovando la propria essenza dentro, e non “fuori, nel caos”? Così Papa Leone XIV si rivolge a quanti vivono una realtà scelta ogni anno da moltissime persone per le loro vacanze di “evasione”, appunto. Uomini e donne, i romagnoli, schietti, gioviali e laboriosi, che il Pontefice esorta a essere comunità predisposta all’accoglienza, nell’omelia della Messa presieduta sulla spianata-spiaggia del porto di Rimini questa sera, 22 agosto, davanti a oltre 25mila fedeli. È il tramonto, letterale e metaforico vista l'ora, di una giornata intensa caratterizzata dalla visita pastorale nella Repubblica di San Marino e alla partecipazione al “Meeting per l’amicizia fra i popoli”. Tra i concelebranti, oltre al cardinale arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), Matteo Zuppi, al vescovo di Rimini, monsignor Nicolò Anselmi, e al cardinale albanese Ernest Simoni, che compirà 98 anni il prossimo ottobre, figura anche don Mirco Bianchi. Dal 2013 parroco delle comunità di Villamarina e Gatteo Mare nel Cesenate, nell'agosto del 2025, il sacerdote aveva rivelato sui social di aver scoperto un tumore e che, sui suoi canali di comunicazione, racconta, da un anno la sua vita a fianco del male che lo ha colpito, dialogando con i fedeli e tanti giovani come i ragazzi cui insegna religione tra Cesenatico e San Giorgio.

LEGGI L'OMELIA INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV

La via che conduce alla vita

La riflessione del Papa giunge accompagnata dalla risacca delle vicine onde, e visivamente stagliata contro la suggestiva ruota panoramica del porto e il quadro miracoloso della Madonna della Misericordia che 175 anni fa, per alcuni mesi, a Rimini, di fronte a molti testimoni ha mosso gli occhi, guardando prima verso il basso e successivamente verso il cielo. Il Vescovo di Roma si rifà alla professione di fede di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, che invita a rinnovare a distanza di duemila anni per trovare la “via che conduce alla vita”.

La via di Dio che si mette al servizio dell’uomo, del Maestro che si china a lavare i piedi ai discepoli, del Pastore che si sacrifica per il suo gregge. Ed è in questa luce che guardiamo al gesto di Gesù che consegna a Pietro le chiavi, perché nella Chiesa, ad ogni livello, l’autorità è servizio

Legare e sciogliere

Nel gesto della consegna delle chiavi a Pietro, e quindi della missione di “legare e sciogliere”, Leone XIV intravede una duplice valenza: quella del ruolo di quanti esercitano l’autorità nella Chiesa, ma anche uno stile universale di abbraccio, riunione, accoglienza, liberazione, perdono ed emancipazione.

Lo ha testimoniato molto bene, tra voi, il servo di Dio don Oreste Benzi, il quale diceva: “La nostra vocazione consiste nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo, a Cristo, l’Uomo Dio incarnato che vive in mezzo a noi in una forma di condivisione diretta a partire dagli ultimi”

Economia e potere al servizio di tutti

Dal Vangelo al passo del profeta Isaia proclamato nella prima Lettura, in cui si narrano le vicende di Sebna, cui era stato affidato un grande progetto di rinnovamento religioso, morale e sociale di Gerusalemme, deragliato poi in un abuso di autorità e accumulo di ricchezze in maniera illecita da parte del funzionario.

Aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere, ma la possibilità, attraverso di essi, di promuovere un disegno di rinascita per il bene di tutta la comunità

Il messaggio è quindi chiaro:

Tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci perché, nelle sue mani, possiamo essere gli uni per gli altri, strumenti di salvezza nella giustizia, a partire dai luoghi e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo ogni giorno, per rivolgerci, con un cuore grande e aperto, al mondo intero

L’indole romagnola

Il Papa analizza poi la seconda Lettura, in cui san Paolo parla degli “imperscrutabili” disegni di Dio. Aggettivo che si riferisce non tanto alla complessità dei ragionamenti quanto all’“immensità disarmante del suo amore”, “semplice” perché mosso da pura carità. Da qui, il parallelo con gli abitanti del posto.

Questi valori di onestà, di gratuità, di benevolenza, sono notoriamente cari alla gente di Romagna, schietta e di indole gioviale, laboriosa e solidale

A sostegno di questa affermazione Leone XIV cita i santi e beati che nella regione hanno avuto i natali, e l’odierno impegno nelle varie realtà ecclesiali.

È certamente anche per questa ricchezza, oltre che per le bellezze naturali e artistiche della costa Adriatica e dell’entroterra, che tantissime persone, da molte parti d’Italia e del mondo, si recano qui, ogni anno, per le loro vacanze.

Accogliere indistintamente

Questa “vocazione” è un aggancio per ricordare la precedente visita a Rimini di san Giovanni Paolo II nel 1982, che già all’epoca aveva sottolineato come “riposarsi non vuol dire separarsi da sé stessi”, ma “incontrarsi con sé stessi e riconciliarsi con il proprio intimo”.

Il mondo in cui viviamo offre tante forme di svago, alcune delle quali, però, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero “tornare in sé”, e lasciano il vuoto nel cuore. C’è chi le chiama “evasione”, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire. Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima

Ciascun cristiano, quindi, è chiamato a coltivare e trasmettere tale esperienza, accogliendo con uguale dedizione “chi cerca un meritato tempo di riposo dopo un anno di lavoro” e chi “ferito nel corpo e nello spirito, chiede rifugio, cibo e assistenza lontano dalla propria terra”.

I “doni” di Rimini

L’omelia del Pontefice si conclude citando una lettera inviata dal vescovo di Rimini, monsignor Nicolò Anselmi, alla Diocesi, in cui scriveva come “la preghiera, l’unità, l’ascolto, il coraggio, la semplicità, la gratitudine, la bellezza vorrebbero indicare atteggiamenti sempre presenti in ogni frammento della vita”. Ed è poi lo stesso presule a prendere parola al termine della celebrazione eucaristica, sottolineando la fatica ma anche il genuino “divertimento” provato nell’organizzare i momenti che hanno scandito la visita di Leone XIV. Anselmi annuncia due opere che verranno realizzate in seguito alla visita del Pontefice: il finanziamento della sistemazione in erba sintetica del campo da calcio per i carcerati della Casa Circondariale e la partecipazione al progetto della Conferenza Episcopale Italiana per l’allestimento di un ospedale o di un importante presidio medico a Gaza. Oltre a ciò, il vescovo comunica un terzo impegno legato all’accoglienza di persone straniere sul territorio che lavorano proficuamente nelle diverse realtà romagnole.

fonte: vaticannews

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