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Mer 15 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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  • Papa Leone XIV durante il suo discorso per l’incontro con la Comunità algerina, nella Basilica di Nostra Signora d’Africa, il 13 aprile 2026
    Dossier

    Viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Africa

    Il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Africa, iniziato lunedì 13 aprile, rappresenta un momento storico per il suo pontificato. Il tour tocca quattro Paesi — Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale — e si concluderà il 23 aprile 2026.

    Papa Leone XIV Viaggio Apostolico
    Contenuti del dossier 1 articoli
    Papa Leone XIV ad Annaba
    News

    Il Papa dall'Algeria: "Dove c'è conflitto la Chiesa porti riconciliazione"

    Papa Leone XIV durante il suo discorso per l’incontro con la Comunità algerina, nella Basilica di Nostra Signora d’Africa, il 13 aprile 2026
    News

    Il Papa della pace sbarca in Africa: da Algeri, un grido contro l'odio

    Leone in Algeria parla alle autorità e al corpo diplomatico
    News

    Prevost in Algeria: violazioni del diritto e tentazioni neocoloniali, urge un nuovo corso della storia

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    News pubblicata il: 14/04/2026 alle 20:52
    Papa Leone XIV ad Annaba © Vatican Media

    Il Papa dall'Algeria: "Dove c'è conflitto la Chiesa porti riconciliazione"

    Papa Leone XIV conclude la sua visita nella terra di Sant'Agostino con la celebrazione della Messa nella Basilica dedicata al suo Santo Fondatore.  Questa Basilica venne eretta tra il 1881 e il 1907, per volontà dell'Arcivescovo di Algeri, Monsignor Charles-Martial-Allemand Lavigerie ed è stata elevata al raggio di Basilica minore il 24 aprile 1914, da Papa Pio X. I lavori di restauro sono terminati nel 2013 e alla loro realizzazione ha contribuito anche Papa Benedetto XVI, con una donazione personale.  

    "Oggi - ha esordito il Papa nell'omelia - ascoltiamo il Vangelo, buona notizia per tutti i tempi, in questa basilica di Annaba dedicata a sant'Agostino, Vescovo dell'antica Ippona. Lungo i secoli, i luoghi che ci ospitano hanno cambiato nome, ma i santi sono rimasti come nostri patroni e testimoni fedeli di un legame con la terra, che viene dal cielo".

    Commentando il dialogo tra Gesù e Nicodemo, Papa Leone ricorda che in quel passo evangelico vi è "l'invito per ogni uomo e ogni donna che cerca la salvezza! Dall'appello di Gesù scaturisce la missione per la Chiesa tutta, e quindi per la comunità cristiana d'Algeria: nascere nuovamente dall'alto, cioè da Dio. In questa prospettiva, la fede vince le fatiche terrene e la grazia del Signore fa fiorire il deserto".

    "Dovete rinascere dall'alto, il dovere espresso da Gesù - ha spiegato il Papa - è per noi un dono di libertà, perché ci rivela una possibilità insperata: possiamo rinascere dall'alto, grazie a Dio. Dobbiamo farlo secondo la sua volontà d'amore, che desidera rinnovare l'umanità chiamandola a una comunione di vita, che inizia con la fede. Mentre Cristo ci chiede di rinnovare da capo tutta la nostra esistenza, pure ci dà la forza per farlo". 

    "La nostra vita - si è chiesto il Papa - può ricominciare da capo? Sì! L'affermazione del Signore, così piena d'amore, riempie i nostri cuori di speranza. Non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato: il Crocifisso porta tutti questi pesi con noi e per noi. Non importa quanto siamo sfiduciati dalle nostre debolezze: proprio allora si manifesta la forza di Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti per dare la vita al mondo. Ciascuno di noi può sperimentare la libertà della vita nuova che viene dalla fede nel Redentore Di nuovo, sant'Agostino ce ne offre l'esempio: prima ancora che per la sua sapienza, guardiamo a lui per la sua conversione».

    fonte: acistampa

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    News pubblicata il: 14/04/2026 alle 9:27
    Papa Leone XIV durante il suo discorso per l’incontro con la Comunità algerina, nella Basilica di Nostra Signora d’Africa, il 13 aprile 2026 © Vatican Media

    Il Papa della pace sbarca in Africa: da Algeri, un grido contro l'odio

    Ieri, 13 aprile, Leone XIV ha posato i piedi sul continente africano. Sotto una bufera di vento e pioggia, il Vescovo di Roma ha iniziato ad Algeri la prima tappa di un pellegrinaggio di undici giorni che lo porterà in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Tre anni dopo Francesco nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, Pietro torna in Africa come testimone di pace in un mondo che stenta a trovarne le parole.

    Un viaggio nel segno della pace, non della retorica

    Le trattative tra Stati Uniti e Iran sono fallite, il Medio Oriente brucia, l'Ucraina sanguina. È in questo quadro cupo che le parole pronunciate al monumento dei martiri dell'indipendenza algerina acquistano tutto il loro peso:

    «In questo luogo ricordiamo che Dio desidera per ogni Nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità. E questa pace è possibile solo nel perdono. La vera lotta di liberazione sarà definitivamente vinta solo quando si sarà finalmente conquistata la pace dei cuori.»

    Il Papa sa bene che non è una strada facile: «So quanto sia difficile perdonare. Tuttavia, mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo, non si può aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione.» Una frase che vale per Gaza, per Kiev, per tutte le città che il telegiornale della sera ci consegna ammaccate e sanguinanti.

    Scarpe tolte e cuore aperto: nella Grande Moschea di Algeri

    Nel pomeriggio, Leone XIV si è tolto le scarpe ed è entrato nella Grande Moschea di Algeri — la terza al mondo per importanza dopo La Mecca e Medina, con il minareto più alto del pianeta a 267 metri. Nella visita si è fermato davanti al miḥrāb in silenziosa meditazione, poi ha dialogato con il rettore rilanciando un appello alla pace:

    «Attraverso lo studio, con la ricerca della verità e con la capacità di riconoscere la dignità di ogni essere umano, impariamo a rispettarci mutualmente, a vivere in armonia e a costruire un mondo di pace.»

    Il richiamo a Sant'Agostino — nato proprio in terra nordafricana — ha conferito a queste parole una radice storica profonda: l'Algeria non è terra straniera per il cristianesimo.

    Una Chiesa di minoranza che vive di servizio

    La comunità cattolica algerina è minuscola, in un paese dove oltre il 90% della popolazione è musulmana. Eppure è proprio da questa marginalità che Leone XIV ha tratto la forza del suo messaggio alla comunità locale, incontrata nella Basilica di Nostra Signora d'Africa, sospesa su un promontorio a oltre centoventi metri sul Mediterraneo:

    «È con grande gioia e affetto paterno che vi incontro oggi, voi che siete una presenza discreta e preziosa, radicata in questa terra, segnata da una storia antica e da luminose testimonianze di fede.»

    Il Papa ha evocato i martiri uccisi durante la guerra civile, tra cui fratel Luc di Tibhirine, monaco e medico, che di fronte alla fuga per salvarsi rispose con parole diventate leggendarie: «Io voglio restare con loro.» Una scelta che parla da sola: stare dove fa male, stare con chi soffre, anche a costo della vita.

    Il mare che inghiotte, il deserto che purifica

    Uno dei momenti più intensi è stato quello davanti al monumento per le vittime dei naufragi: Leone XIV ha deposto una corona di fiori e si è raccolto in silenzio. Il Mediterraneo ammirato dall'alto della Basilica è lo stesso che ogni anno inghiotte centinaia di migranti. Certi gesti non si commentano: si abitano.

    Nel discorso alla comunità, il Papa ha usato l'immagine del deserto come metafora esistenziale: le sue asperità sono capaci di ridimensionare «ogni presunzione di autosufficienza. La fragilità riconosciuta apre il cuore al sostegno vicendevole e all'invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e, con essa, la pace vera.»

    Una voce che vale di più perché viene dalla periferia

    C'è qualcosa di profondamente significativo nell'aver aperto questo viaggio africano da una terra dove i cristiani sono sparuta minoranza. La voce di Leone XIV acquista qui un'eco particolare: non parla da una posizione di potere, ma di umiltà condivisa. «Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace», ha detto. «La giustizia trionferà sempre sull'ingiustizia; la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l'ultima parola.»

    In un'epoca in cui i governanti di mezzo mondo scelgono il riarmo, queste parole suonano controcorrente. Quasi scandalose. Eppure sono le uniche che, nella storia, hanno davvero cambiato le cose. Algeri è solo il primo capitolo: Leone XIV, sotto la pioggia algerina, ha cominciato a camminare. Con le scarpe tolte, il cuore aperto e la voce ferma di chi sa che il mondo può cambiare — ma solo se qualcuno ha il coraggio di crederci per primo.

    Il programma di oggi, 14 aprile

    Con un volo di un’ora, Papa Leone è arrivato alle ore 10.32 ad Annaba, l’antica Ippona dove Agostino è stato vescovo per 34 anni. Il primo appuntamento di oggi è la visita al sito archeologico di Ippona, dove si conservano i resti della città romana e di quella cristiana, tra questi la cosiddetta Basilica Pacis, nella quale Sant’Agostino svolse il suo ministero. Il Papa attraversa le rovine e, al termine del percorso, depone una corona di fiori tra i canti della corale dell’Istituto della Musica di Annaba, raccogliendosi per un breve momento di preghiera.

    Spostandosi in macchina, Leone si reca a visitare la Casa di accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri gestita da cinque le religiose che si prendono cura di una quarantina di ospiti. A seguire l’incontro nella Casa della Comunità dei religiosi agostiniani con alcuni membri. Dopo il pranzo, nella Basilica di Sant’Agostino, il Pontefice celebra la Messa e successivamente è previsto il rientro ad Algeri.

    Seguiranno aggiornamenti dalle prossime tappe in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.

    fonte: agenzie/catt.ch

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    News pubblicata il: 13/04/2026 alle 17:44
    Leone in Algeria parla alle autorità e al corpo diplomatico © vaticanmedia

    Prevost in Algeria: violazioni del diritto e tentazioni neocoloniali, urge un nuovo corso della storia

    Leone dal 13 aprile mattina fino al 14 è in Algeria, prima tappa del suo viaggio africano. Diversi gli appuntamenti di questa prima giornata: nel discorso alle autorità algerine, Leone XIV insiste, alla luce del moltiplicarsi dei conflitti, sull'urgenza di un cambio di passo. Invoca la promozione del dialogo, una maggiore giustizia tra i popoli, l'esercizio dell'autorità che eviti la logica del dominio. Auspica che si lavori per una "guarigione della memoria" e per la "riconciliazione fra antichi avversari". Sul destino di Mediterraneo e Sahara: "Guai se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza!"

    Segno di una cultura dell'incontro e della riconciliazione. Esplicito è Leone XIV sul senso profondo della sua presenza in terra algerina dove oggi, 13 aprile, è approdato. Parole chiave che, di fronte alle autorità, ai rappresentanti della società civile e al corpo diplomatico del Paese magrebino riunite nel Centro convegni Djamaa el Djazair, scandisce e ripete - dopo quelle pronunciate nell'omaggio al monumento dei martiri Maqam Echaid . Qui il Papa ha lanciato un messaggio di speranza per un mondo lacerato dai conflitti: “La giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia”. Il Pontefice invita al "perdono" e ricorda che la vera ricchezza per un popolo è “amare Dio”: gli altri tipi di ricchezze “illudono e deludono” e finiscono per “corrompere il cuore e generare invidie, rivalità, conflitti”. Prima ancora, durante il volo rispondendo ai giornalisti -, in un'ampia riflessione ispirata non solo dalla storia della regione offre spunti sulla realtà di oggi. Essa, infatti, è inevitabilmente intrisa delle apprensioni per un mondo attraversato da scontri, "continue violazioni del diritto internazionale" e "tentazioni neocoloniali", preoccupazioni che chiamano in causa l'esercizio dell'autorità come servizio per la giustizia, l'uguaglianza e l'inclusione e una pratica religiosa mai scissa dalla pietà, che rifiuta ogni forma di fondamentalismo. 

    Il discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico

    L'arrivo nella sala polivalente, dopo la visita di cortesia al Presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune, ha luogo con quasi un'ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia del viaggio. Circa 1400 le persone qui radunate, al cospetto del Successore di Pietro e del Capo dello Stato che indirizza un lungo saluto al Pontefice. Giustizia sociale, pace, libertà, dialogo e coesistenza: sono i valori "unificanti", la base "solida e condivisa" per una "disponibilità totale e incrollabile" da parte dell’Algeria, afferma Tebboune, a proseguire la "stretta cooperazione" con la Santa Sede". Guardando all’instabilità degli scenari geopolitici internazionali, esprime apprezzamento per gli sforzi compiuti per la pace da Leone XIV, e considera "coraggiosa" la posizione assunta dal Pontefice di fronte alla tragedia di Gaza e alle tante sofferenze patite dai palestinesi. Si unisce così alla voce del Papa "nel chiedere sicurezza e una pace durature nella regione del Golfo, e perché il Libano superi le prove ingiuste che continua a sopportare". 

    I veri forti sono le persone umili e giuste

    Fin dalle prime battute del discorso del Papa, viene esaltato il "profondo senso religioso del popolo algerino" che, si sottolinea, è "il segreto di una cultura dell'incontro e della riconciliazione". Popolo che, osserva il Papa, ha sempre cercato la pace, così come il mondo oggi la "desidera ardentemente". Quando si vuole la concordia, ci si adopera per il bene comune, ed è quanto innerva la vita quotidiana degli algerini abituati a mettere in campo accoglienza e solidarietà. Il Pontefice lo riconosce, mostrando di ammirarli, gente umile e giusta - sembra riecheggiare il canto del Magnificat -, a cui è riservata la vera fortezza, a dispetto di quella imposta dai canoni urlati e individualisti del tempo presente. "Sono loro i forti - dice il Successore di Pietro -, sono loro il futuro: chi non si lascia accecare dal potere e dalla ricchezza, chi non sacrifica la dignità dei concittadini alla propria fortuna personale o di gruppo". È questo il tessuto sociale che fortifica l'armonia tra popoli e culture:

    In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo una sola famiglia! Oggi la semplicità di questa consapevolezza è la chiave per aprire molte porte chiuse.

    La religione senza pietà è uno scandalo

    È un "dovere sacro" quello dell'ospitalità. Nelle comunità arabe e berbere è un valore spiccato, e Leone lo ha sperimentato, anche in occasione delle visite che in questa nazione effettuò a motivo dei suoi incarichi nell'ordine agostiniano, nel 2001 e nel 2013. Ricorda, per esempio, la pratica diffusa dell'elemosina, manifestazione di una attenzione sincera verso l'altro, diventata rara in molti contesti sociali pervasi da indifferenza e avidità. È la logica della sopraffazione che il Papa intende far scardinare, sia nell'ambito delle relazioni interpersonali che a livelli internazionali: "Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri - questo l'Africa lo sa bene - distruggono il mondo". Dominio, parola su cui torna più avanti nel discorso, capovolgendola alla luce evangelica. Intanto, la messa a fuoco di un paradosso emblematico:

    Una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio. Eppure, molte società che si credono avanzate precipitano sempre più nella diseguaglianza e nell’esclusione.

    Violazioni del diritto internazionale e tentazioni neocoloniali

    Papa Leone, lo aveva fatto anche visitando la Turchia, evoca anche una sorta di contributo stabilizzatore del Paese che possa incidere, con un magis di giustizia, anche sugli equilibri mondiali: "Se saprete entrare in dialogo con le istanze di tutti e solidarizzare con le sofferenze di tanti Paesi vicini e lontani". Ed ecco il cuore del messaggio del Pontefice, che mostra di contrastare inequivocabilmente le posture belliciste del momento presente, come ha espresso stamani ai cronisti che lo accompagnano in questo lungo viaggio apostolico in Africa: "Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora": 

    Non moltiplicando incomprensioni e conflitti, ma rispettando la dignità di ognuno e lasciandovi toccare dal dolore altrui, potrete infatti diventare protagonisti di un nuovo corso della storia, oggi più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali.

    L'autorità non per dominare ma per servire

    Ricorrono le citazioni dei predecessori: Benedetto XVI quando, nella sua enciclica Caritas in veritateparla del rischio di acuire le disuguaglianze socio-economiche se manca la capacità di redistribuire le ricchezze; Francesco, quando nell'enciclica Fratelli tuttiindica il necessario cambiamento di prospettiva - dalle periferie - per comprendere meglio le contraddizioni del Sud globale e decidere di coinvolgere "gli esclusi" nella costruzione del "destino comune". Torna qui il concetto illuminato dell'esercizio del potere a cui deve concorrere anche la Chiesa cattolica, "ponte fra Nord e Sud, fra Oriente e Occidente".

    Le autorità sono chiamate non a dominare, ma a servire il popolo e il suo sviluppo. L’azione politica trova quindi il suo criterio nella giustizia, senza la quale non vi è pace autentica, e si esprime nella promozione di condizioni eque e dignitose per tutti.

    Mare e deserto ridotti a cimiteri, moltiplicare le oasi di pace

    Un lungo approfondimento, con chiari moniti politici e profondi echi spirituali, è dedicato da Leone alle sorti del Mediterraneo e del Sahara, "immensi tesori di umanità" e di cultura, ridotti a "cimiteri". Se solo si tiene conto, per esempio, che oltre tremila persone sono morte nel 2025 per raggiungere la Spagna dall'Africa occidentale, si ha idea di quanto sia improcrastinabile il cambio di corso appena evocato. Il Pontefice insiste sugli "illeciti guadagni" degli speculatori sulla vita umana, sottolinea che la dignità è "inviolabile", esorta a unire forze, intelligenze e risorse perché terra e mare siano "luoghi di vita" e "meraviglia".

    Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui!

    fonte: vaticannews/catt.ch

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