di Cristina Vonzun/catt.ch
Le «Teresine di via Nassa», così molti ticinesi hanno conosciuto con questo nome le sorelle dell’Istituto secolare diocesano fondato 100 anni orsono dall’allora vescovo di Lugano, Aurelio Bacciarini. Una fondazione la cui storia, arricchita da diversi contributi e testimonianze, è ripercorsa da Giuseppe Zois, già direttore del Giornale del Popolo, in una pubblicazione dal titolo «Le Teresine di via Nassa. Cammino apre cammino» (Edizioni Ritter 2026). Il libro è corredato dalle foto di Jo Locatelli.
Le Teresine nascono negli anni ’20 del secolo scorso, un’epoca d’oro che vide scaturire tante opere diocesane, molte per intuizione del vescovo Bacciarini. Fu così anche per le Teresine, nel 1926 nate dall’incontro tra Bacciarini e Maria Motta di Airolo, sorella del consigliere federale Giuseppe Motta, donna allora giovane e in ricerca vocazionale. La Motta e Bacciarini diedero l’avvio ad un progetto: «Una Pia unione di donne che non sono religiose nel chiostro» (suore o monache) «ma sono laiche in mezzo al mondo». Donne che vivono nel mondo in forma associativa riconosciuta dalla Chiesa e che anticipano di gran lunga le intuizioni e attuazioni non solo del Vaticano II ma della stessa Costituzione Provvida Mater ecclesiae di Pio XII del 1947 sugli Istituti secolari.
Per il Ticino di allora cosa fu quella intuizione?
Fu come lo sbocciare di un fiore, anzi di «un giardino – scrive de Raemy nel suo contributo interno al volume – un frutto prezioso di fede, servizio e dedizione». Un frutto inserito nel tessuto sociale ed ecclesiale del cantone e della Diocesi.
Le Teresine sono a tutti gli effetti figlie di quel movimento del laicato cattolico dell’epoca che vide in Ticino prendere vita o consolidarsi l’Azione Cattolica Ticinese e l’Unione femminile cattolica ticinese, il sindacato cattolico OCST e il Giornale del Popolo.
Un unico grande albero che ebbe in Bacciarini, di volta in volta, un promotore, fondatore e ideatore, capace di incontrare e suscitare nel laicato e in particolari figure di preti come don Leber, don Cattori, mons. Luigi del Pietro e altri, dei punti di riferimento. Le Teresine che si chiamano così perché si riferiscono a Santa Teresina del Bambin Gesù, patrona delle missioni,hanno attuato la loro missione interagendo con queste storie e la storia della diocesi e del Ticino. Zois ricorda con tanto affetto il loro lavoro amministrativo per il Giornale del Popolo, dal 1926 al 1975. Proprio di quell’epoca, sottolinea Zois, sono i grandi e nobili scopi che ebbe Bacciarini nel fondare il Giornale del Popolo e il sodalizio tra il quotidiano cattolico e le teresine: «Il giornale doveva essere un elemento di formazione, di catechesi e di apostolato. Le Teresine, al servizio della Chiesa diocesana, erano chiamate alla diffusione della “Buona Stampa”».
Non fu solo quella la missione della nascente Compagnia di Santa Teresa. Nella pubblicazione le ricorda anche Mainrado Robbiani, quali donne laiche consacrate accanto all’OCST, soprattutto durante i primi decenni di attività. Ma è soprattutto la casa delle Teresine in via Nassa a Lugano ad essere luogo di incontro e negli anni «dimora» per tante realtà diocesane: l’Azione cattolica, le maestre cattoliche, l’Unione femminile, gli esploratori dell’AEC, gli sportivi dell’ASTI, l’allora Sacrificio Quaresimale (oggi Azione Quaresimale), le donne di «Ancilla domini», l’Opera diocesana Pellegrinaggi.
La missione in Romania
Negli anni ’90 un’altra sfida raggiunge la Compagnia di Santa Teresa: quella educativa nel dare spazio e spazi nello stabile di via Nassa alla nascente Facoltà di teologia (FTL), istituita nel 1993 come Istituto poi Facoltà da mons. Eugenio Corecco, allora vescovo di Lugano. E il Seminario, che in quella casa fu accolto nei primi anni di vita della FTL. Il libro di Zois racconta tutto questo ma dà anche voce alle Teresine, delle quali tratteggia alcune figure. Zois fa raccontare a Maria Teresa Candian, attuale direttrice della Compagnia, non solo il passato, ma anche le avvincenti sfide degli ultimi decenni che hanno portato le Teresine a guardare all’Est dell’Europa con la nascita in Romania di un Istituto secolare ispirato a quello di Lugano. «Gesù dice, voi siete il lievito nella pasta, la città sopra il monte, la luce del mondo (…). Bisogna stare nell’ambiente, fra la gente, in uno stile che è ancora attuale: al proprio paese, con approccio diretto, uno spirito che in questi ultimi 30 anni è stato comunicato e diffuso in Romania», afferma in intervista nel volume l’attuale assistente della compagnia, don Pietro Borelli. Così dai primi viaggi della Candian in Romania ad oggi, sono 124 le Teresine in terra rumena, distribuite in 124 comunità.
Per i 100 anni la festa è il 17 marzo alle 15 in via Nassa 64, nella storica sede della Compagnia di Santa Teresa. L’Amministratore apostolico Alain presiederà l’Eucaristia.