La quarta riflessione di Quaresima della diocesi di Lugano si è svolta giovedì 19 marzo al Monastero dei Santi Francesco e Chiara di Cademario. Fondato nel 1992 per volontà del Vescovo di Lugano Eugenio Corecco, accoglie oggi una decina di suore clarisse. Sono state proprio loro, in particolare la badessa suor Maria Elisabetta e suor Maria Maddalena, a proporre, sulla scia del tema dei Quaresimali “Una sinfonia di vocazioni” e del tema pastorale “Ripartire da Cristo, insieme”, una riflessione sulle vocazioni, indissolubili, dei Santi Francesco e Chiara.
Francesco e Chiara, e il cambio di prospettiva
In questo anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco e in cui tutti parlano di lui, “abbiamo pensato di provare a condividere con voi ciò che negli anni, vivendo la forma di vita che Francesco e Chiara ci hanno consegnato, abbiamo potuto comprendere del dono di grazia che è stato fatto a loro e al quale anche a noi è stato dato di partecipare”, rivela suor Maria Elisabetta. “Se siamo qui oggi è perché questo dono, questo carisma, ha incrociato le nostre singole vite ed è diventato per noi la strada maestra per vivere la nostra vocazione cristiana”. Una riflessione che è partita dalla fine, cioè dalla morte di San Francesco, avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226 a Porziuncola e che il santo accolse lodando e cantando. “Le fonti ci dicono che egli chiese di essere deposto nudo sulla terra nuda, nudo cioè come era uscito dal grembo materno, pronto per questa nuova nascita nella luce di Dio. Francesco, espropriato, senza più niente, senza più resistenze, plasmato dall'amore fino a portare nel suo corpo le piaghe del Signore, entra nella pace di Dio”, sottolineano le suore clarisse. “In Francesco c'era stato un lungo cammino di conversione, un lento e continuo distogliere gli occhi da sé, per fare spazio e accogliere l'opera dello Spirito Santo nella sua carne, nel suo cuore, nelle circostanze della vita. Potremmo dire un lento e continuo divenire figlio; forse qui sta il segreto della sua fecondità: il seme che nella terra impara lentamente a morire va incontro alla morte vivo e quindi può generare vita”. È il compimento di un cammino. “Francesco, nel suo testamento, alla fine della sua vita, rilegge i suoi inizi e ci sembra descriva un vero e proprio capovolgimento della prospettiva, nella percezione di sé”. In una biografia antica di Francesco si dice c'è stato un punto nella sua vita in cui lui smette di adorare sé stesso e comincia a farsi piccolo. “Francesco non è più il ricco commerciante, re delle feste, che decide di diventare Cavaliere e di combattere per la libertà della sua città, ma, in un capovolgimento di sguardo, un uomo che si è messo in ascolto e ha riconosciuto Dio, che si sta facendo presente nella sua vita, lo stava guidando”.
Un cammino di conversione verso la luce
La preghiera davanti al crocifisso di San Damiano, quella che inizia dicendo Altissimo glorioso Dio illumina le tenebre de lo core mio apre uno spiraglio diretto sull’interiorità di Francesco: negli anni della sua conversione i segni della chiamata di Dio si andavano moltiplicando nella sua vita, ma Francesco non era ancora uscito pienamente dall'ombra della notte e con grande sofferenza insisteva nella preghiera affinché il Signore gli indicasse la sua vocazione. “Anche Francesco, dunque, non ha avuto subito tutto chiaro ed è così anche per noi: ognuno ha la sua storia, il suo percorso più o meno tortuoso. Accade qualcosa in un dato momento nella nostra vita, c’è un'intuizione, come un lampo di luce nel quale si riconosce con chiarezza un appello, una chiamata, ma si cammina per tanto tempo nella nebbia e in quel momento la cosa importante è non smarrire la memoria viva di quella luce, di quella voce, che il nostro cuore ha riconosciuto, è importante darle credito, continuare a chiedere, a cercare, perché poi la Scrittura, ci dice che il Signore si manifesta a chi lo cerca con cuore sincero”.
Rinunciare a tutto per seguire il Signore
A un certo punto Francesco sceglie “Madonna povertà”, di vivere senza possedere e appropriarsi di niente, affinché niente potesse frapporsi a tra lui e il suo Signore. “Questo può sembrare eccessivo: perché lasciare tutto, casa, famiglia, lavoro, amici, affetti per seguire il Signore? Questo ce lo sentiamo dire anche noi: sembra un grande no alla vita. È possibile invece ed è un grande sì. Non avere, non possedere nulla, proprio per ricevere tutto”.
La conversione di Chiara e la dedizione nel prendersi cura delle sorelle
Anche nella vita di Chiara c’è un capovolgimento e un cammino di conversione. “Attraverso la parola e l’esempio di Francesco si è fatto strada la conversione in lei che pur già era una buona cristiana: potremmo dire ci fu un cambiamento radicale, un incontro con Cristo povero e Crocifisso che Francesco indicava come via”, rivelano le clarisse di Cademario. Nell'essersi presa cura come una madre delle ferite delle sue sorelle, Chiara impercettibilmente è stata guarita nelle sue ferite e si è ritrovata figlia, quanto più madre tanto più figlia. “Lo Spirito Santo mandato dal Padre nel cuore ha fatto affiorare in lei questa coscienza nuova di sé come figlia, amata figlia, e così ha operato il cambiamento: nel fare misericordia ha ricevuto lei stessa misericordia. Non si può dare quello che non si riceve e solo nel dare si percepisce nel tempo che si sta ricevendo e si scopre che Dio ci sta amando. Attingendo dalla sua fonte possiamo dissetare altri.”
Questi sono solo alcuni degli spunti proposti nella riflessione delle suore clarisse del monastero di Cademario. L’incontro, nella sua interezza, si può rivedere qui sotto.