di Cristina Uguccioni
A Milano, pochi mesi fa, la Basilica di sant’Ambrogio ha presentato «Ambrosius. Il Tesoro della Basilica», un nuovo percorso di valorizzazione culturale e spirituale del complesso monumentale. Sono stati creati nuovi spazi dedicati alla accoglienza dei visitatori e alla trasmissione didattica, ed è stato allestito un nuovo percorso museale che – in una sequenza scandita da oggetti unici che raccontano l’evoluzione del monumento dalla sua fondazione sino all’età moderna – raccoglie e valorizza lo straordinario patrimonio storico e religioso di questa chiesa, inscindibilmente legata alla figura di sant’Ambrogio. Il progetto è stato ideato e promosso da monsignor Carlo Faccendini, abate parroco di sant’Ambrogio, insieme alla Diocesi Ambrosiana e a un importante comitato scientifico, con il patrocinio del Comune di Milano e di Regione Lombardia.
«A guidarmi nella decisione di realizzare questo nuovo percorso», afferma monsignor Faccendini, «è stato il ricordo di quanto, anni fa, affermò l’allora cardinale Ratzinger. Disse che la fede si rende evidente grazie alla testimonianza dei santi e anche attraverso la bellezza che la fede stessa ha prodotto nei secoli. Ebbene, la Basilica di sant’Ambrogio è un grande racconto di santità e, insieme, un piccolo scrigno di straordinaria bellezza. Qui la fede si è fatta e si fa evidente con particolare intensità. Il catalogo dei nostri tesori concorre a farla risplendere con consapevolezza maggiore, perché il vero tesoro della Basilica è la memoria viva dei santi Ambrogio, Gervaso e Protaso, trasmessa con le loro reliquie e raccontata attraverso i capolavori e i manufatti realizzati nel corso dei secoli per onorare Ambrogio e la sua chiesa».
Il percorso museale si articola attraverso luoghi di importante significato storico e spirituale: l’Aula Ambrosii – l’antica sacrestia dei monaci, aperta per la prima volta al pubblico – il sacello di San Vittore in Ciel d’oro e il Capitolino. L’Aula Ambrosii custodisce un prezioso patrimonio legato alla vita e alla memoria di Sant’Ambrogio. Qui trovano spazio, ad esempio, il letto attribuito al santo, un manufatto ligneo ricomposto dai 17 frammenti originali rinvenuti nell’altare di San Vittore in Ciel d’oro nel 1938, e due rarissimi frammenti di seta del IX secolo, scelti dall’arcivescovo Angilberto II per rivestire l’interno degli sportelli dell’altare d’oro destinato a custodire le reliquie dei santi. Il percorso si arricchisce con la ricostruzione scientifica del volto di Ambrogio, realizzata nel 2021 a partire dalle indagini condotte sulle reliquie dal LABANOF, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano. Esposta all’ingresso dell’Aula Ambrosii, la ricostruzione dialoga simbolicamente con il più antico ritratto di Ambrogio, custodito nel sacello di San Vittore in Ciel d’oro, piccola cappella decorata con un magnifico ciclo di mosaici. Le due sale del Capitolino – un tempo passaggio tra la Basilica e il monastero benedettino – raccolgono pregevoli testimonianze archeologiche e artistiche (tra le quali il «Cristo tra i dottori» del Bergognone) che ripercorrono le diverse fasi costruttive del complesso, dalla necropoli pre-ambrosiana all’età carolingia, ottoniana e romanica. In occasione di questo nuovo allestimento museale è stata anche eseguita un’accurata indagine scientifica sui resti dei tre santi da parte del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano. «I risultati – afferma monsignor Faccendini – sono stati per me motivo di grande commozione: l’indagine ha accertato che i resti attribuiti ad Ambrogio appartengono a un uomo morto a circa sessant’anni, che soffriva di artrosi, aveva una frattura alla clavicola destra e una asimmetria sotto le orbite: ebbene, Ambrogio morì a 57 anni, pativa – è lui stesso a raccontarlo – forti dolori alle ossa e, come mostra il mosaico il San Vittore in Ciel d’oro, aveva un occhio asimmetrico. Le analisi, incluse quelle effettuate sui resti di Gervaso e Protaso, mostrano dunque che con altissima probabilità i resti appartengono effettivamente ai tre santi». Il nuovo percorso museale ha il suo fulcro nell’altare d’oro, opera di straordinario pregio artistico, fatto realizzare nella prima metà del IX secolo dal vescovo Angilberto II, che ospita – sottolinea monsignor Faccendini – «il vero tesoro che la Basilica offre alla città e al mondo: i resti dei corpi di Ambrogio, Gervaso e Protaso e la loro santità. Grande è l’eredità spirituale di Ambrogio: essa include molteplici aspetti tra cui la qualità della sua predicazione e della sua preghiera, che colpì particolarmente sant’Agostino, la sua dedizione verso i poveri che lo portò anche a vendere arredi liturgici per riscattare i prigionieri, il suo monito a temere – ormai finite le persecuzioni – le lusinghe del potere, la capacità di far operare insieme realtà ecclesiale e società civile per il bene della città».