Skip to content
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (3 aprile 2025)
Catt
  • Domenica 29 settembre. Commento ai Vangeli
    COMMENTO

    Domenica 29 settembre. Commento ai Vangeli

    Calendario romano: Mc 9,38-43.45.47-48

    Fuori dal coro e... guai!

    L'ortodossia è un problema serio nella Chiesa, tanto che esiste lo strumento della scomunica, cioè chi non aderisce agli insegnamenti fondamentali del magistero, viene dichiarato fuori dalla comunione cattolica. In un clima di relativismo culturale, anche solo parlare di questo è scandaloso, ma in realtà chi costituisce la propria identità su un fondamento preciso, si riconosce in esso e, giustamente, vorrebbe che fosse preservata. Nello stesso tempo, esiste un altro fenomeno nella Chiesa che si chiama inculturazione, cioè le culture non si cancellano, si integrano, traducendo nel loro linguaggio la rivelazione e il messaggio di salvezza. Dentro questi due poli si muovono le letture della XXVI domenica del Tempo ordinario. Nel libro dei Numeri due persone parlano a nome di Dio nell'accampamento, senza averne ricevuto mandato da Mosè. Questi, avvertito da un giovane zelante, riporta la chiesa al centro del villaggio e ricorda che il datore dei doni è l'Altissimo e sarebbe magnifico se li elargisse a tutti.

    Gesù nel Vangelo si trova in una situazione analoga, perché i suoi discepoli sono scandalizzati dal fatto che ci sono certi che annunciano il Vangelo e scacciano i demoni, nel nome di Gesù, senza essere della comunità. Il maestro non si limita a riconoscere che se agiscono nel suo nome non sono ostili e pericolosi, anche se fuori dal gruppo dei prescelti, ma sposta la questione su un problema molto più grave. Chi ha una responsabilità di annuncio e di guida della comunità non può ferire i più fragili, magari in nome di una dottrina rigida o di un uso improprio dell'autorità di Gesù per proporre sue idee. Gesù in proposito è durissimo e dice senza mezzi termini che costui dovrebbe gettarsi in mare con una macina da mulino al collo. Non vi sono affermazioni così pesanti in tutto il Vangelo. Il centro sono sempre i piccoli, gli indifesi, gli ultimi. A loro non va tolto l'annuncio della salvezza, anche se portato da qualcuno imprevisto; a loro non va alterato il Vangelo, rubato dalla cupidigia, dall'orgoglio, dal desiderio di potere.

    Calendario ambrosiano: Lc 10,25-37

    Un amore che si fa carico del bisogno dell'altro

    di don Giuseppe Grampa

    Prima d'essere un appello all'esercizio concreto dell'amore la parabola è rivelazione del volto di Dio, Dio di compassione. Diventiamo capaci di farci prossimi perché per primo Dio si è fatto prossimo a noi. Possiamo essere anche noi buoni samaritani per quanti sono nel bisogno perché Gesù è il buon samaritano che si curva sulle nostre ferite e ci guarisce. Questa pagina ha una forte carica polemica. Anzitutto nei confronti degli uomini del Tempio, sacerdote e levita che passano oltre, evitano quel poveraccio che giace mezzo morto lungo la strada. L'evangelista non ci dice le ragioni di questa omissione di soccorso. Probabilmente il timore di contrarre una impurità toccando un ferito o forse un cadavere con conseguenze anche economiche: non avrebbero percepito le decime e i riti di purificazione erano complessi e costosi. Quante volte i profeti condannano un culto fatto di gesti religiosi esteriori, di devozioni che non coinvolgono la vita con scelte di giustizia e di amore. Non bisogna essere uomini del tempio, intenti ai propri rituali e solo preoccupati della propria integrità e purezza: bisogna essere uomini della strada che non temono di sporcarsi le mani, di compromettersi con gesti di amore concreto. Ho detto una pagina polemica: perchè Gesù non sceglie come esempio di amore un uomo religioso, un uomo del culto e del tempio ma sceglie un Samaritano. Allora questa gente era considerata bastarda e infedele. Piccola popolazione frutto della mescolanza con stranieri non appartenenti al sangue e alla fede di Abramo. Quando i suoi contemporanei vorranno lanciare a Gesù un tremendo insulto gli grideranno: «Abbiamo ragione di dire che sei un Samaritano e hai addosso un demonio» (Gv 8,48). E Gesù, di proposito sceglie un Samaritano per farne il modello dell'amore che si fa carico del bisogno dell'altro. Si identifica con questo bastardo infedele ma capace di farsi prossimo. La parabola del buon samaritano è il ritratto di Gesù e del vero discepolo. È anche il mio, il nostro ritratto?

    News correlate