Commozione e tenerezza. Sono i due maggiori sentimenti che prevalgono quando si legge "Padre" di Salvatore Cernuzio, libro in uscita oggi, 7 aprile (Piemme edizioni) nel quale è delineato un ritratto inedito di Papa Francesco confermando l'unicità di questo Pontefice, contestato purtroppo dai tradizionalisti, ma molto amato dall'opinione pubblica e anche da coloro i quali erano lontano dagli ambienti cattolici.
L'autore, giornalista per i media vaticani, ha avuto con il Pontefice argentino una sincera amicizia ed è stato tra quelli accanto a lui negli ultimi anni di vita. Un privilegio, nato, racconta Cernuzio, da una lettera consegnata quasi per impulso durante un volo papale del 2021, poi la telefonata inattesa: "Buonasera, sono Papa Francesco". Da quel momento nasce un rapporto fatto di incontri, telefonate, battute, risate, riflessioni sulla fede e sulla Chiesa, pomeriggi a Casa Santa Marta a gustare insieme un gelato (nella coppetta, "così ne mangiamo di più") e regali per i quattro figli piccoli del giornalista e la moglie. E confidenze su Sergio Mattarella ("È un uomo illuminato lui"), su Giorgia Meloni e su quello che sarebbe diventato il suo successore, il cardinale Robert Francis Prevost ("Lui è un santo").
Il libro e il dolore del Papa per la guerra
"Questo libro nasce come atto di riconoscenza verso un uomo, un Papa, che ha cambiato la vita di tutti e toccato il cuore di molti", scrive Cernuzio. E dalle pagine di "Padre" vien fuori tutta l'umanità di Bergoglio, la sua energia e il suo dolore per la "Terza Guerra Mondiale a pezzi", come più volte aveva definito i numerosi conflitti in corso, non aspettandosi di essere proprio lui il Papa a guidare in quel momento la Chiesa universale: "Non lo aspettavo... Pensavo che la Siria fosse una cosa singolare, poi c'è stato lo Yemen, la tragedia dei Rohingya in Myanmar quando sono andato lì e ho visto che c'era una guerra mondiale...". "Mi fa soffrire vedere i morti, ragazzi - sia russi che ucraini, non mi interessa - che non tornano. È dura", diceva sperando di poter andare a Kiev e a Mosca in un viaggio "insieme", anche se da Putin non ricevette mai una risposta e l'unico contatto fu con il ministro Sergey Lavrov che, dopo il famoso blitz nell'ambasciata russa presso la Santa Sede, in una lettera gli suggerì di parlare con Kirill. "Quasi a voler sminuire un suo possibile contributo a un mero colloquio tra ecclesiastici. Per il Papa era stata una delusione", scrive Cernuzio.
I viaggi sognati e la situazione di Gaza
Tra i dolori del Papa anche la situazione di Gaza che "viveva con angoscia". Il giornalista conferma che nei piani c'era un viaggio nella Striscia", a qualsiasi condizione, magari a Natale per trascorrere le feste nella parrocchia della Sacra Famiglia, con padre Gabriel Romanelli, al quale telefonava ogni sera per esprimere la sua vicinanza e parlare del più o del meno, per alleviare la sofferenza di chi vive costantemente sotto le bombe. Sempre in tema viaggi, Bergoglio sognava di andare in Libano e in Cina (speranza accarezzata durante il viaggio in Mongolia "Sono lì, a due passi, se mi invitano sono pronto"). E a Capo Verde, e nelle Isole Canarie. Ma non nella sua Argentina ("C'è qualcosa che non mi torna").
Il senso dell'umorismo e le confidenze
Dai ricordi dell'autore emerge ovviamente il senso dell'umorismo che ha contraddistinto sempre Jorge Mario Bergoglio, anche nei momenti tragici, come lo storico 27 marzo 2020, quando da solo, in una piazza San Pietro isolata e piovigginosa, pregò per invocare la fine del Covid. Cosa penso? "In realtà a non scivolare... E poi che c'era bisogno davvero di pregare in quel momento". A Francesco, sottolinea Cernuzio, piaceva sempre rompere il ghiaccio con una battuta. Come davanti a Giorgia Meloni, (nutriva per lei una certa simpatia - scrive Cernuzio - perché la vedeva come donna e mamma giovane, di estrazione popolare, che si era fatta da sola), che sul palco degli Stati Generali della Famiglia, vestita di bianco, le disse "È venuta a fare la prima comunione?". Sempre sulla premier, Francesco rideva della clip dove Meloni, stringendo la mano al governatore della Campania Vincenzo De Luca, utilizzava una parola colorita con la quale lo stesso De Luca l'aveva apostrofata ("Salvatore, l'hai visto quel video? Fortissimo!"). Tra i tratti caratteristici di Francesco il buonumore, l'amare raccontare le barzellette, la gestualità e l'attenzione al dettaglio, l'osservare il proprio interlocutore, a cominciare dalle scarpe. E la sua grande sensibilità caratterizzata anche dalle decisioni di celebrare il Giovedì Santo nelle carceri.
Gli ultimi giorni e la "follia di Dio"
Struggenti le pagine che fanno rivivere gli ultimi giorni di Francesco, il suo ricovero al Gemelli, la sua sofferenza celata. "Padre" è la conferma della straordinarietà di un Pastore e della sua "follia di Dio", intesa, si sottolinea, come genialità umana e pastorale che ha contraddistinto tante figure spirituali di questo secolo.
fonte: agi.it