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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (5 febbraio 2026)
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  • La firma del

    Papa Leone: proclamare fraternità nel mondo che liquida la pace a “utopia” superata

    L’astratto "campo delle idee", la comunione archiviata come "utopia d’altri tempi": visioni distanti, cui va contrapposta la "necessità urgente" di una fraternità più forte di conflitti, differenze e tensioni. È questo il contrasto che Papa Leone XIV enfatizza nel messaggio pubblicato il 4 febbraio, in occasione della Giornata Internazionale della Fratellanza Umana e della presentazione del Premio Zayed ad essa dedicato.

    LEGGI QUI IL MESSAGGIO IN INGLESE DEL PAPA PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FRATELLANZA UMANA

    La necessità urgente della fratellanza

    Il Papa ricorda il settimo anniversario della firma del Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune da parte di Papa Francesco e del Grande Imam Ahmed Al-Tayeb, una circostanza che consente di celebrare "ciò che è più prezioso e universale della nostra umanità": la comunione, legame "indissolubile che unisce ogni essere umano".

    Oggi il bisogno di questa fraternità non è un ideale lontano, ma una necessità urgente.

    La fratellanza, prima vittima dei conflitti

    Il Pontefice menziona i tanti — "troppi" — fratelli e sorelle che, nel mondo di oggi, soffrono gli orrori della violenza e della guerra, richiamando quanto scritto da Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: la prima vittima di ogni conflitto è "lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana".

    In un tempo in cui il sogno di costruire la pace insieme è spesso liquidato come una "utopia d'altri tempi", occorre proclamare con convinzione che la fraternità umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. Una potenzialità che deve essere realizzata attraverso un impegno quotidiano e concreto di rispetto, condivisione e compassione.

    Non restare nel "mondo delle idee"

    "Le parole non bastano", aveva affermato il Pontefice lo scorso dicembre rivolgendosi ai membri del Comitato del Premio Zayed. Un appello che riafferma anche in questo messaggio, ricordando come le convinzioni più profonde richiedano "una coltivazione costante attraverso uno sforzo tangibile". Leone XIV richiama anzitutto la propria esortazione apostolica Dilexi te, nella quale scrive che "rimanere nel mondo delle idee e delle discussioni, senza gesti personali, frequenti e sentiti, sarà la rovina dei nostri sogni più preziosi". Torna poi alla Fratelli tutti: Come fratelli e sorelle, siamo tutti chiamati ad andare oltre le periferie e a "convergere" in un "pieno senso di reciproca appartenenza".

    I premiati, "seminatori di speranza"

    Il Premio Zayed, prosegue il Papa, rende omaggio a quanti hanno saputo tradurre questi valori in "autentiche testimonianze di bontà e carità umana". Rivolgendosi direttamente ai premiati — Ilham Aliyev, presidente della Repubblica dell’Azerbaigian; Nikol Pashinyan, primo ministro della Repubblica di Armenia; la signora Zarqa Yaftali e l’organizzazione palestinese Taawon — Leone XIV li definisce "seminatori di speranza" in un mondo che troppo spesso costruisce muri invece di ponti.

    Scegliendo il difficile cammino della solidarietà al posto della facile via dell’indifferenza, essi hanno dimostrato che anche le divisioni più radicate possono essere sanate attraverso azioni concrete. Il loro operato testimonia la convinzione che la luce della fraternità può prevalere sulle tenebre del fratricidio.

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