Dalla profondità teologica della Dei Verbum al grido contro l’antisemitismo e il fango che travolge il Mozambico: l’udienza generale di Papa Leone XIV è una bussola per l’uomo contemporaneo.
Non una reliquia da museo, ma un cuore che pulsa nel corpo della Chiesa. Papa Leone XIV, durante l’udienza generale di mercoledì 28 gennaio in Aula Paolo VI, ha delineato il profilo di una fede che sa farsi strada tra le pieghe della storia. Proseguendo le catechesi sulla Costituzione conciliare Dei Verbum, il Pontefice ha ricordato che la Parola di Dio è un «deposito vivo», una realtà organica che cresce e si sviluppa grazie all’azione dello Spirito Santo.
Una fede in movimento
Per il Santo Padre, il legame tra Scrittura e Tradizione è indissolubile. «Ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente – ha spiegato Leone XIV – formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine». Citando i Padri della Chiesa, il Papa ha sottolineato un concetto suggestivo: «La Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali».
Il cristianesimo, dunque, non è statico. Riprendendo il pensiero di San John Henry Newman, il Pontefice lo ha definito una «realtà dinamica», dotata di una forza vitale interiore che la rende capace di illuminare il presente. La Parola deve essere per tutti noi una «stella polare» necessaria per orientarsi nella «complessità della storia e dell’esistenza».
Mai più l'orrore del genocidio
Dalla dottrina alla testimonianza ferma nel mondo: al termine della catechesi, il pensiero del Papa si è rivolto al Giorno della Memoria. Con parole cariche di gravità, ha invocato dall’Onnipotente «il dono di un mondo senza più antisemitismo», chiedendo una società libera da pregiudizi e persecuzioni.
«L’orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo», ha esortato Leone XIV, ribadendo la condanna della Chiesa contro ogni discriminazione etnica o religiosa. Un impegno che il Papa ha confermato anche via social, chiedendo una vigilanza costante affinché la comunità delle nazioni sia fondata «sul rispetto reciproco e sul bene comune».
Il pianto per il Mozambico
Infine, un appello accorato è andato all'«amato popolo» del Mozambico, messo in ginocchio da inondazioni devastanti che hanno causato oltre cento vittime e migliaia di sfollati, con l'ombra terribile del colera che torna a fare vittime. Il Papa ha espresso la sua vicinanza a chi soffre e a chi offre soccorso, ricordando che la carità è il volto concreto di quella Parola che la Chiesa è chiamata a custodire.
fonte: vaticannews / catt.ch