In occasione della Giornata Mondiale del Malato e nella festa della Madonna di Lourdes, il Pontefice si raccoglie in preghiera alla Grotta nei Giardini Vaticani e dedica l'udienza generale al valore della Sacra Scrittura: «Dio ci parla come ad amici».
Una candela accesa davanti alla Vergine e un pensiero rivolto a chi soffre. Si è conclusa così, nel silenzio dei Giardini Vaticani, la mattinata di Papa Leone XIV dell’11 febbraio. Il Pontefice, subito dopo l'udienza generale, ha voluto recarsi alla Grotta di Lourdes per incontrare un gruppo di ammalati, trasformando il gesto liturgico in un incontro di profonda tenerezza.
Sotto lo sguardo della Madre
«È una giornata molto bella che ci fa ricordare la vicinanza di Maria, nostra madre, che sempre ci accompagna e ci insegna tanto», ha esordito il Papa davanti alla statua della Beata Vergine. Per Leone XIV, la figura di Maria è la chiave per comprendere «ciò che significa la sofferenza, l’amore, il consegnare la vita nelle mani del Signore».
Il Papa ha voluto ringraziare personalmente i presenti per la loro testimonianza: «Sinceramente vi ringrazio per aver fatto questo sforzo di venire e accompagnarci in questo momento di preghiera». Un pensiero speciale è andato anche a chi vive la corsia d'ospedale come missione: «Chiediamo la benedizione del Signore per tutti coloro che accompagnano le scienze mediche, i dottori, gli infermieri, le tante persone che ci sono vicine, specialmente nei momenti più difficili».
La Parola contro il frastuono del mondo
Poco prima, nell’Aula Paolo VI gremita, il Santo Padre aveva offerto una nuova riflessione sulla Costituzione conciliare Dei Verbum. Il cuore della catechesi è stato il contrasto tra la verità biblica e la superficialità del linguaggio contemporaneo.
«Viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote!», ha ammonito Leone XIV. «A volte ascoltiamo anche parole sagge, che però non toccano il nostro destino ultimo. La Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato». Secondo il Pontefice, la Scrittura è «l’unica Parola sempre nuova» che non cessa mai di offrire ricchezze.
La Chiesa: "casa" delle Scritture
Il Papa ha poi spiegato che la Bibbia non può essere letta in isolamento, poiché la Chiesa è il suo «habitat» naturale. Citando la Verbum Domini di Benedetto XVI, ha ribadito che «l’autentica ermeneutica della Bibbia non può che essere nella fede ecclesiale».
La Chiesa, ha spiegato, si nutre costantemente «del pane di vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del corpo di Cristo». Questo legame vitale serve a uno scopo preciso: «Far conoscere Cristo e aprire al dialogo con Dio».
Un dialogo tra amici
Per Leone XIV, leggere il Vangelo deve diventare un incontro personale: «Dio parla agli uomini come ad amici. Questo avviene quando leggiamo la Bibbia in atteggiamento interiore di preghiera: allora Dio ci viene incontro ed entra in conversazione con noi».
In quest’ottica, la Parola di Dio non è un reperto del passato, ma una forza attiva che deve guidare vescovi, sacerdoti, catechisti e laici. È il «fondamento e l'anima» della teologia e il motore della missione: «La Parola imprime alla Chiesa un movimento in uscita: la apre continuamente alla missione verso tutti».
Una speranza che si fa carne
La giornata di Papa Leone XIV si è chiusa con un invito a guardare a Cristo come «Parola vivente del Padre». Tutte le Scritture, ha concluso, annunciano una presenza «che salva, per ognuno di noi e per l’intera umanità».
L’accensione del cero e la preghiera alla Grotta non sono stati solo atti simbolici, ma il riassunto di un messaggio chiaro: la fede non è fatta di "parole vuote", ma di una Parola che si fa vicinanza nella sofferenza e speranza nel cammino quotidiano.
fonte: vaticannews / catt.ch