Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (3 febbraio 2026)
Advertisement
  • Don Alberto Ravagnani in oratorio COMMENTO

    Alberto Ravagnani, il prete influencer, sospende il ministero sacerdotale

    «Ciao a tutti, mi chiamo don Alberto Ravagnani, sono un prete e ho scelto di lasciare il ministero sacerdotale». Con un video su Instagram, il trentaduenne sacerdote milanese che ha rivoluzionato la comunicazione religiosa online ha confermato la notizia che da giorni scuoteva la diocesi ambrosiana. Non è una pausa, ma un addio definitivo all’abito talare.

    Dal Giubileo alla crisi: una parabola digitale

    Nato nel 1993 e ordinato nella diocesi di Milano, Ravagnani è stato il primo vero "prete influencer" italiano, capace di radunare oltre mezzo milione di follower. Nel 2023 era stato assegnato alla parrocchia di San Gottardo al Corso, a Milano, dove ha portato uno stile pastorale non convenzionale, culminato nella partecipazione, nell’estate 2025, al primo Giubileo degli influencer cattolici a Roma.

    Tuttavia, il successo mediatico ha portato con sé profonde tensioni. Nel settembre 2025, le critiche erano esplose dopo che il sacerdote si era prestato come testimonial per un integratore alimentare. «Hai oltrepassato il limite don, un sacerdote deve fare altro», scrivevano alcuni fedeli. Lui aveva replicato difendendo la necessità di fondi per l'evangelizzazione digitale, ma il confine tra ministero e mercato si era ormai fatto troppo sottile.

    Il «vestito stretto» e il tempismo del libro

    Oggi, quella tensione sembra essere arrivata al punto di rottura. Durante un lungo colloquio nel podcast di Giacomo Poretti, Ravagnani ha usato una metafora ferroviaria per descrivere il suo cambiamento interiore: «Il treno è rimasto lo stesso però sono cambiati i binari. Desidero vivere per Dio, seguire il messaggio di Gesù, ma non più da prete». Un passaggio sofferto, nato dalla sensazione di indossare un ruolo che, col tempo, si è rivelato soffocante: «È molto difficile, forse impossibile, comunque non è sano che mi sforzi di stare dentro un ruolo, un vestito che ormai mi sta stretto».

    Il tempismo dell'annuncio ha però sollevato ulteriori interrogativi. Nelle stesse ore in cui la Curia ufficializzava la decisione, sui canali social di Ravagnani partiva la promozione del suo nuovo libro, intitolato significativamente “La scelta” (in uscita il 10 febbraio). In un video promozionale, l’ex sacerdote ripercorre il suo cammino, dall'ingresso in seminario alla rinuncia al colletto, scrivendo: «La scelta più importante è quella che non abbiamo ancora fatto», lasciando spazio a numerose interpretazioni.

    Lo smarrimento dei giovani

    La notizia ha generato una ferita profonda nella "Fraternità", la realtà giovanile da lui fondata. Se don Alberto si dice «sereno» e convinto che il suo cuore sia ora «più libero e più vero», i suoi ragazzi parlano apertamente di «smarrimento e sofferenza». Ciononostante, la comunità ha espresso il desiderio di continuare a camminare dentro la Chiesa, cercando di trasformare questa fase complessa in un’occasione di crescita.

    Una sfida per la Chiesa: l’accompagnamento

    Al di là della cronaca e del clamore mediatico, il "caso Ravagnani" lascia in eredità alla comunità cristiana un interrogativo che non può più essere evaso. Non si tratta solo della scelta individuale di un uomo, ma della necessità di ripensare la presenza del sacro nello spazio digitale.

    In queste ore, tra le pieghe del dibattito online, emerge una consapevolezza cruciale: la Chiesa — dalla gerarchia alle comunità locali — è chiamata a elaborare nuovi modelli di accompagnamento. È urgente capire come custodire, guidare e, laddove necessario, correggere i consacrati che scelgono di abitare i "nuovi areopaghi" dei social media.

    La sfida per il futuro è tanto affascinante quanto rischiosa: trovare il punto di equilibrio per evitare che l’abito diventi un semplice costume di scena e che la missione stessa finisca soffocata dalle spietate logiche della popolarità. Il compito della comunità ecclesiale sarà quello di salvaguardare queste vocazioni digitali, affinché la testimonianza del Vangelo rimanga autentica e non si trasformi in una mera ricerca di like.

    fonte: agenzie/catt.ch

    Don Alberto: un prete su Tik Tok - Strada Regina del 10.10.2020

    News correlate

    COMMENTO

    E' allarme: un giovane su due è vittima di violenza. Il web è il "luogo" più a rischio

    L’Osservatorio indifesa 2026 rivela una realtà allarmante: un giovane su due ha subito violenza, soprattutto online. Tra revenge porn e cyberbullismo, emerge la necessità di una rete educativa solida tra istituzioni, famiglie e sport per proteggere e formare le nuove generazioni.

    Martini: uscito il IX volume dell'opera omnia

    Il volume ripropone gli Esercizi spirituali tenuti da Martini su alcune figure emblematiche della primitiva comunità cristiana.

    Norcia: restituita al culto la basilica di San Benedetto dopo i danni del terremoto

    Il sisma che colpì l'Umbria nel 2016 fece crollare parte della struttura. Dopo anni di lavori, il 30 e 31 ottobre, la chiesa, culla della spiritualità di S. Benedetto, patrono d'Europa, viene solennemente riaperta. L'arcivescovo Boccardo sul senso di questa rinascita per la regione ma anche per l'Europa.

    COMMENTO

    In che modo la Chiesa in Italia risponde all'invito di Francesco "Tutti, tutti, tutti!"

    Una riflessione dell'agenzia dei vescovi italiani su alcuni punti dibattuti nei media del documento finale del sinodo italiano, in particolare per il punto sulle persone omoaffettive. Accogliere non è approvare, ma riconoscere la dignità di ogni vita.

    Assemblea sinodale italiana: approvato il documento finale

    Il 25 ottobre delegate e delegati della Chiesa in Italia si sono espressi. Nel testo, frutto del percorso sinodale, sì all'impegno socio politico, no alle discriminazioni sessuali, più attenzione alle vittime di abusi, sì allo studio del tema del diaconato femminile, sì ad una Chiesa partecipata e plurale.

    Italia: "Preti contro il genocidio": una rete che cresce; la Santa Sede frena sulla definizione

    Nata da una lettera-appello tra preti e religiosi si è trasformata in un movimento con oltre mille presbiteri provenienti da più di venti Paesi. La scelta del nome fa però discutere dato che la Santa Sede finora non ha fatto propria la definizione. Il 22 settembre c'è stata una veglia di preghiera a Roma.

    News più lette