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Eucarestia: presenza reale e amore di Dio nella tradizione carmelitana

L'Eucarestia, assieme all'effusione dello Spirito Santo, è il dono più grande che Gesù ci ha lasciato. Ma l'uomo moderno, che crede solo a ciò che vede e può comprendere con il suo ragionamento, non crede possibile che un pezzo di pane e del vino possano trasformarsi in Corpo e Sangue di Gesù. Noi, come monache carmelitane, vorremmo gridare al mondo intero, con la nostra vita, che il nostro è un Dio che ci ama alla follia e che è misericordia infinita; infine, che a Lui nulla è impossibile! Gesù è attratto dalla nostra miseria ed è sempre pronto a perdonarci, se glielo chiediamo. Però non ci forza, ci lascia la libertà di accettare.

I Santi e l'amore all'Eucarestia

I nostri Santi, come tutti i Santi, avevano grande amore all'Eucarestia. S. Teresa d'Avila che aveva grandi grazie mistiche, andava in estasi dopo la Comunione. A S. Teresa di Gesù Bambino (di Lisieux), invece, capitava di addormentarsi durante il ringraziamento, specialmente in inverno allorché, per il gran freddo, non poteva dormire di notte, ma non se ne turbava perché, diceva, ai genitori i loro bambini piacciono anche quando dormono! È pur vero che Dio, nella sua bontà, è sempre presente nei nostri cuori e noi possiamo sempre «conversare» con lui, come ci insegna Fra Lorenzo della Risurrezione, un carmelitano vissuto nel 17esimo secolo che viveva e propagava la pratica della presenza di Dio, citato recentemente anche da papa Leone XIV. Ma quando riceviamo la S. Comunione i momenti successivi sono del tutto eccezionali: è un cuore a cuore, un'unione totale, che crea comunione e amore tra tutti noi che condividiamo lo stesso pane, facendoci irradiatori di pace. Si avvera in quel momento quanto chiede Santa Elisabetta della Trinità nella sua celebre preghiera: «Mio Dio, Trinità che adoro»; e rivolgendosi allo Spirito Santo gli dice: «Discendi in me, affinché si faccia nella mia anima come un'incarnazione del Verbo e io gli sia un'umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo Mistero».

Un Dio di amorosa fantasia che si fa nostro nutrimento

Come non amare un Dio tanto pieno di amorosa fantasia che si fa nostro nutrimento? Giovanni della Croce, che è dottore della Chiesa e insigne poeta spagnolo, parlando dell'Eucarestia nella sua poesia «La Fonte», scrive: «In pane vivo questa eterna fonte per darci la vita si nasconde, anche se è notte. Qui se ne sta, chiamando le creature, ed esse, al buio, ne bevono sicure perché è di notte. E questa viva fonte che io bramo, in questo pan di vita vedo e amo, anche se è notte».

Più confidiamo, più la nostra fede aumenta e meno ci affidiamo ai nostri ragionamenti. Il francescano S. Massimiliano Kolbe diceva che basta essersi affidati a Maria una sola volta e lei pregherà in noi e per noi ogni volta che siamo nell'aridità, nella mancanza di fede, nelle distrazioni e raccomandava di ringraziare la Mamma celeste, ricevendo il Corpo di Gesù: è grazie al suo «Sì» che possiamo averlo!

Carmelitane di Locarno-Monti

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