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A Biasca lo spettacolo "Voci" tratto dal "Maestro strambo" di Daniele dell'Agnola

di Laura Quadri

«Il maestro strambo» non insegna, racconta. Lo fa inventando storie e disegni su cui i suoi piccoli allievi immaginano mondi. Fino a far emergere i temi più difficili e ostici: perché gli adulti fanno la guerra? E chi è Dio? Sullo sfondo il dramma della Seconda Guerra mondiale, contesto che riemerge in tutta la sua drammaticità di fronte all’innocenza dei bambini. Sono questi gli «ingredienti» del nuovo romanzo dello scrittore, musicista per la scena e insegnante Daniele Dell’Agnola, confluito nello studio in forma teatrale  «Voci» curato da Antonella Astolfi (insegnante di voce alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano), in questi giorni in scena al teatro TAN di Biasca, in un progetto sostenuto dall’Ufficio federale della cultura nell’ambito di “Parole e voce”.

Dalle pagine del libro pubblicato da Temposospeso (Genova) alla scena, l’invito vuole essere di lasciarsi disarmare dalla voce dell’infanzia. Proprio le domande inattese che il bambino o la bambina possono formulare, sono infatti in grado di mostrare all’adulto l’inconsistenza delle proprie scelte belligeranti.

«Nel libro parlo di un maestro alle prime armi che si ritrova in una classe di quinta elementare e che porta con sé tanti dubbi e tante paure. Così sceglie di iniziare l’anno scolastico proponendo ai ragazzi dei suoi disegni, inventando delle storie. I bambini incominciano a fare molte domande. A quel punto interviene però un altro piano narrativo: il docente introduce infatti, tra finzione e realtà,  un racconto ambientato in Francia durante la Seconda Guerra mondiale. E invita i bambini a continuare a costruire la narrazione con lui».

In particolare, il maestro, coraggiosamente, propone ai bambini di riflettere «su uno dei più terribili gesti contro l’infanzia compiuti dal regime nazista: il massacro verificatosi il 10 giugno 1944 a Oradour-sur-Glane di circa 400 tra donne e bambini, rinchiusi in una chiesa e poi barbaramente uccisi». Se il gesto appare in tutta la sua drammaticità, «solo lo sguardo divergente dei bambini può, insieme alla conoscenza, aprire immaginari diversi, facendo ipotesi: possiamo raccontare una “bugia”? E immaginare che si salvino sulle nostre Isole di Brissago? E che quei bambini siano dei superstiti? Anche solo per una volta, qui, in questa storia inventata?».

Ma qual è il senso di una simile operazione narrativa? «La storia vuole far emergere il potere della voce dell’infanzia, come elemento che può mettere in crisi l’adulto con le sue sicurezze. Alle prime repliche abbiamo visto nel pubblico tanti sorrisi ma anche tanta commozione, perché è questo che suscita il linguaggio dell’infanzia. Anche la tragedia viene toccata con molta delicatezza: si sente che c’è ma non vi entriamo. La facciamo vivere attraverso il racconto con la profondità leggera dei bambini».

Dell’Agnola è sul palco con Sara Giulivi, Christian Pezzatti, che dirige il teatro TAN, e quattro bambini musicisti: «È una musica che conduce verso la dimensione narrativa. Un vero e proprio accompagnamento alla comprensione del testo». Nel libro, e soprattutto nello spettacolo, dove ha un rilievo particolare, «interviene la figura di un poeta, che racconta a sua volta la storia del maestro. Per terminare ancora lì, in Francia, in una tragedia nel
suo piccolo redenta da questo sguardo innocente che abbiamo costruito».

L’opera letteraria e della teatrale non danno mai «un messaggio determinato, ma aprono su nuove domande. È ciò che opera, del resto, anche la voce dell’infanzia. La voce dei bambini destabilizza chi detiene un potere violento. Ed è qualcosa che, nella nostra società, andrebbe coltivato. Il bambino ci dice cosa si aspetta dall’adulto: ci scompiglia. E credo che il mondo ferito che abitiamo ne abbia molto bisogno».

Posti ancora disponibili per la prova generale di venerdì 16 ottobre alle 20.30 a Biasca. Per prenotare: 0787226188.

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