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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (21 febbraio 2026)
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  • Un bivio COMMENTO

    Leone e le "ceneri di un mondo che brucia": dal Papa un messaggio forte per entrare in Quaresima

    di Cristina Vonzun

    In un’epoca segnata dall’egocentrismo e dalla deresponsabilizzazione il Papa al mercoledì delle Ceneri ha proposto una visione oggi controcorrente: il male non viene solo da fuori, da nemici esterni, ma attraversa le coscienze personali, le relazioni, le strutture economiche e culturali. Quindi, in primo luogo, non è vero che è sempre colpa degli altri, che noi siamo buoni e il resto del mondo è cattivo: il Papa ha invitato ognuno a guardare dentro il proprio cuore per mettersi davanti alle proprie responsabilità, quella responsabilità che oggi è sempre più delegata, lo vediamo tutti i giorni. Parimenti, nelle parole di Leone c’è stato il richiamo al magistero sociale maturato dal Concilio che parlava anche di “strutture di peccato”, quindi di una dimensione sociale.

    Così il Papa ha usato immagini collettive forti: le “ceneri di un mondo che brucia” evocando città distrutte dalla guerra, ecosistemi devastati, il diritto internazionale ridotto in polvere, il pensiero critico e le sapienze locali erosi dall’omologazione.

    È una diagnosi severa, che intercetta le ansie che sono di tutti in questi anni tormentati, scioccanti, dove lo Stato di diritto trema, l’economia sembra impazzita, si assiste impotenti a grandi stragi di innocenti e scandalose notizie che non trovano uno straccio di responsabile, perché la colpa pare essere sempre degli altri.

    “Non più paralizzati, rigidi, sicuri nelle proprie posizioni, ma radunati per muoversi e cambiare. Come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato!”, ha detto il Papa.

    Pensiamo ad esempio, al mondo dei social dove nei post e commenti troppo spesso tutti sono giudici spietati di tutti. Per questa Quaresima quindi il Papa ha chiesto una conversione profonda, concreta, una “inversione di marcia” che renda visibile una vita diversa, oltre il narcisismo per guardare fuori da noi: a “ciò che nasce, ciò che cresce” e riorientando a Dio, “con sobrietà e con gioia”, “tutto il nostro essere, tutto il nostro cuore”.

    Un discorso che raggiunge certo i credenti ma che sa rivolgersi anche a qualsiasi persona minimamente attenta a come va il mondo e desiderosa di cambiamento. Un invito a leggere se stessi e il mondo che ci circonda, individuare le tendenze principali e mortali, tra le quali oggi narcisismo e nichilismo pessimista e scegliere un cammino di liberazione interiore e di responsabilità.

    Leggi qui: il testo integrale del Papa

     

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