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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (30 agosto 2025)
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  • Prof. René Roux, rettore della Facoltà di teologia di Lugano

    Meeting di Rimini. Il rettore della FTL, prof. Roux, sull'ultimo libro di Luigi Giussani

    «Cristo nostra speranza»: con queste parole don Luigi Giussani, nel cuore della crisi seguita al ’68, indicava la strada per ricominciare. A più di cinquant’anni di distanza, il suo messaggio resta sorprendentemente attuale. Lo testimonia Un volto nella storia, l’ultima pubblicazione dedicata al fondatore di Comunione e Liberazione, che raccoglie undici lezioni al Centro culturale Charles Péguy di Milano dal 1969 al1970.

    Alla presentazione del volume, al Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini, introdotta dalla giornalista de L’Osservatore Romano Silvia Guidi, sono intervenuti Margaret Karram, presidente dei Focolari, René Roux, rettore della Facoltà di Teologia di Lugano (FTL), e Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL.

    Il cristianesimo come esperienza concreta

    Per Roux, il libro è «una vera introduzione al cristianesimo», nata nel momento in cui Giussani, dopo l’esodo di tanti giovani, scelse di tornare a ciò che è essenziale: l’incontro con Cristo come speranza concreta per l’uomo. «Il cristianesimo – ha detto – è un’esperienza che abbraccia tutti i fattori dell’esistenza, e la Chiesa è il luogo in cui questo accade».

    Anche Karram ha sottolineato la forza di quell’affermazione. «In un tempo segnato da solitudine, dolore e guerre, Cristo è davvero la nostra speranza. Per Giussani è nella comunione che si affronta il dramma di ogni persona, ed è ciò che anche i Focolari cercano di vivere». Per lei, il Sinodo è «una palestra di comunione, un seme per tutta la Chiesa».

    Prosperi ha messo in guardia da possibili riduzioni del messaggio cristiano: «Cristo non è fuga nell’aldilà né introspezione psicologica, ma una compagnia che cammina con l’uomo. La sua presenza è ora, nel volto della comunità cristiana». Da qui, il compito che «perturba»: costruire la Chiesa dentro il mondo.

    Un esempio è la piccola comunità cattolica di Gaza, segno vivo di vicinanza in mezzo alle difficoltà. «Non cercano il martirio – ha spiegato Prosperi – ma condividono i bisogni, restano accanto a tutti come figli dell’unico Creatore».

    Il cuore della missione cristiana, hanno ribadito i relatori, è portare nel mondo la speranza incontrata, costruendo comunione e testimoniando letizia.

    L’incontro si è concluso con il ricordo dell’amicizia tra Chiara Lubich e don Giussani. «Oggi – ha detto Karram – il compito dei cristiani è vivere quell’unità ricevuta come dono».

    La comunione come missione

    Ripartire da Cristo, speranza viva e concreta, significa riscoprire la forza di una comunione che non si chiude in sé, ma si fa presenza e testimonianza nel mondo. È questo il filo che unisce le pagine di Giussani e l’attualità della sua proposta per la Chiesa di oggi.

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