Secondo la Procura di Trieste non c'è una relazione tra l'arresto di un cittadino turco in Olanda e presunti progetti di attentati nei confronti del Pontefice.
"Nessuna evidenza è emersa" tra eventuali "progettualità ostili o omicidiarie nei confronti del Santo Padre" e il cittadino turco arrestato in Olanda ed estradato in Italia, dove è detenuto a Trieste, per porto e detenzione abusivo di arma. Lo riporta una nota della Questura di Trieste in merito dopo che in giornata i media italiani avevano parlato di un presunto piano per uccidere Papa Bergoglio un anno fa nel capoluogo giuliano. Piuttosto l'uomo "sembrerebbe essere inserito in circuiti criminali non correlati al terrorismo di qualsivoglia matrice". Il procedimento penale nei suoi confronti è ancora nelle fasi delle indagini preliminari.
La notizia era stata data oggi su molti media italiani. Nel 2024 asserivano i media italiani ci sarebbe stato un possibile piano da parte dell’Isis turco per uccidere Papa Francesco durante la sua visita a Trieste. Come riporta Il giornale triestino Il Piccolo, nei carteggi di indagine riferiti agli accertamenti “di intelligence”, sulla pistola trovata il giorno prima dell’arrivo del Papa si parla di “un possibile progetto di attentato contro il Sommo Pontefice”.
Era stato arrestato dall’Interpol in Olanda un cittadino turco di 46 anni di nome Hasan Uzun, ora in carcere a Trieste. Secondo il fascicolo d’indagine sarebbe stato lui a portare nel capoluogo giuliano la pistola all’interno di un trolley trovato in un bar della città.
In seguito il cittadino turco è stato estradato dall’Olanda, dove è stato catturato dall’Interpol.
Stando a quanto ricostruito dalle indagini del Pm Cristina Bacer, in quel sabato di un anno fa, Uzun avrebbe lasciato il trolley all’interno del bar (ripreso dalle telecamere alle 15:48) con atteggiamento guardingo, poi sarebbe uscito in via Flavio Gioia, guardando all’interno della stazione come per cercare qualcuno. A quel punto due individui avrebbero maneggiato il trolley, che è stato poi notato da una dipendente e segnalato alla Polfer.
Respinto al confine svizzero
A quel punto gli agenti sequestrano la valigia con la pistola (non si sa se siano stati i due presunti complici a metterla all’interno o se l’arma fosse già presente). Uzun torna quindi indietro, vede la polizia e torna indietro verso l’uscita. A quel punto compra una sim per il cellulare in un negozio e la attiva, distruggendo quella che aveva in precedenza. Alle 17:05 prende un treno e viene successivamente ripreso dalle telecamere alla stazione di Milano, in compagnia di un uomo “con una camicia celeste” (che sarebbe stato con lui anche mentre comprava la sim nella via del negozio di cui sopra). Il giorno dopo Husun parte per la Svizzera e viene sottoposto a un controllo al valico di Chiasso. Viene quindi foto segnalato e poi respinto perché i suoi documenti non sono ritenuti validi (aveva due passaporti).
Scattano quindi le indagini e il sospettato viene collegato all’episodio accaduto a Trieste. Si attivano quindi i servizi segreti e la Digos e parte un’indagine internazionale. Il 7 agosto il gip del Tribunale di Trieste Marco Casavecchia emette un mandato di arresto europeo. Uzun viene quindi catturato in Olanda ed estradato in Italia. Le indagini comunque continuano.
fonte:media italiani/il piccolo/red