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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (22 gennaio 2026)
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  • Il Papa all'Angelus: la storia non è già scritta dai potenti del mondo

    “Il corso della storia non è già scritto dai potenti di questo mondo”: lo riconosciamo ogni volta che nel “Padre Nostro” pronunciamo le parole “Venga il tuo regno”, mettendo “pensieri ed energie a servizio di un Dio che viene a regnare non per dominarci, ma per liberarci”.

    Sono parole della catechesi di Leone XIV all’Angelus di stamani, 7 dicembre, - il primo dopo il viaggio apostolico in Turchia e Libano - a commento del Vangelo della seconda domenica di Avvento, sull’annuncio della venuta del Regno di Dio (Mt 3,1-12).


    LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLE PAROLE DI PAPA LEONE XIV ALL'ANGELUS

    Una storia di libertà

    Dalla finestra del Palazzo Apostolico vaticano il Papa si rivolge ai numerosi fedeli presenti in piazza San Pietro e cita la predica di Giovanni Battista nel deserto della Giudea, l’invito alla conversione “perché il regno dei cieli è vicino”. Ricorda quindi la preghiera del Padre Nostro – “Gesù stesso ce l’ha insegnato” – con il verso “Venga il tuo regno” e la consapevolezza di una storia diversa, fatta di libertà e non di dominio.

    È un “vangelo”: una vera buona notizia, che ci motiva e ci coinvolge.

    Le apparenze non contano

    Anche se il tono del Battista è “severo”, il popolo lo ascolta perché nelle sue parole sente risuonare l’appello di Dio “a non scherzare con la vita”, a cogliere il “momento presente” per prepararsi all’incontro con Colui che “giudica in base alle opere e alle intenzioni del cuore, e non secondo le apparenze”.

    Un regno di mitezza e misericordia

    Lo stesso Giovanni, prosegue il Papa, sarà “sorpreso” dal modo in cui il Regno di Dio si manifesterà in Gesù Cristo, ossia “nella mitezza e nella misericordia”. Tanto che il profeta Isaia lo paragona a un germoglio, immagine che non evoca “potenza” o “distruzione”, bensì “nascita” e “novità”.

    Sul germoglio, che spunta da un tronco apparentemente morto, inizia a soffiare lo Spirito Santo con i suoi doni (cfr Is 11,1-10). Ognuno di noi può pensare a una sorpresa simile che gli è capitata nella vita.

    Una ricchezza che germoglia

    Prendendo spunto dalla metafora del germoglio il Papa rievoca quanto vissuto dalla Chiesa nel Concilio Vaticano II, che si concludeva l’8 dicembre di sessant’anni fa.

    Un’esperienza che si rinnova quando camminiamo insieme verso il Regno di Dio, tutti protesi ad accoglierlo e a servirlo. Allora non soltanto germogliano realtà che parevano deboli o marginali, ma si realizza ciò che umanamente si sarebbe detto impossibile.

    “Come ha bisogno il mondo di questa speranza”, ha rimarcato il Pontefice richiamando le immagini del profeta che accostano lupo e agnello, leopardo e capretto, vitello e leoncello.

    Fare spazio al Sole che sorge

    Nulla è impossibile a Dio. Prepariamoci al suo Regno, facciamogli spazio. Il “più piccolo”, Gesù di Nazaret, ci guiderà!

    Sin “dalla notte della sua nascita all’ora oscura della morte in croce”, Lui, che “si è messo nelle nostre mani”, risplende sulla storia “come Sole che sorge”.

    Un giorno nuovo è iniziato: svegliamoci e camminiamo nella sua luce!

    La piccola luce di ciascuno

    “Ecco la spiritualità dell’Avvento”, ha detto il Papa, “tanto luminosa e concreta”. Le luminarie lungo le strade, ha auspicato, “ci ricordino che ognuno di noi può essere una piccola luce, se accoglie Gesù, germoglio di un mondo nuovo”.

    Vatican News

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