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Leone XIV in Angola: nella città dei diamanti, il Papa dà voce ai dimenticati

Stamattina, 20 aprile, sotto il sole cocente di Saurimo, Papa Leone XIV ha raggiunto il cuore dell'Angola per l'ottava tappa del suo viaggio africano. Atterrato alle 9:16 da Luanda, il Pontefice ha portato un messaggio di pace e speranza nella "città dei diamanti". È un luogo di forti contrasti: una terra ricchissima di risorse dove la popolazione vive però in estrema povertà. Con questa visita, il Vescovo di Roma ha voluto testimoniare la sua vicinanza a un popolo che, nonostante le difficoltà, sogna ancora la riconciliazione.

Un popolo in festa tra le strade polverose

Le strade sterrate di Saurimo si sono trasformate per qualche ora in un corridoio di gioia. Centinaia, poi migliaia di persone si sono assiepate lungo i marciapiedi, sui muretti, sopra i tetti, sulle collinette di terra. Bambini e adulti agitavano fazzoletti bianchi, tendevano le braccia verso la figura bianca sulla papamobile scoperta, sorridevano come raramente accade in una quotidianità segnata dalla durezza. Alle loro spalle: case povere, baracche, negozi, insegne che recitano "Engevia Polo diamantifero", camionette militari con soldati armati di kalashnikov.

Eppure, la festa era autentica. I boy-scout formavano cordoni umani tenendosi per mano, per contenere la folla entusiasta. Sul palco bianco e giallo - i colori della Città del Vaticano - campeggiava la scritta in portoghese: "Seja bem-vindo a Lunda-Sul". Benvenuto a Lunda-Sud. Un benvenuto caloroso, quello di un popolo che sa bene cosa significhi essere dimenticati dal mondo.

Prima tappa: gli anziani "stregoni" che custodiscono la saggezza

Prima della Messa, Leone XIV ha voluto visitare la Lar de Assistência a pessoa idosa, la Casa di accoglienza per anziani di Saurimo. Una struttura che esiste da 14 anni, finanziata dallo Stato angolano, che ospita 62 persone - 26 uomini e 36 donne - tra i 60 e i 93 anni. Non si tratta solo di anziani malati o disabili: molti di loro sono stati abbandonati dalle proprie famiglie con l'accusa di stregoneria, una pratica ancora tristemente diffusa in certe aree dell'Angola.

Il Papa ha sostato quasi un'ora nel patio profumato d'erba annaffiata, ascoltando testimonianze, assistendo a canti in lingua chokwe e a balletti vivaci. Si è fatto raggiungere dagli sguardi di quegli occhi scuri e profondi, di quei sorrisi sghembi, di quelle mani segnate dagli anni. E ha parlato con la semplicità che gli è propria:

«Le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo.»

Si è detto toccato dall'accoglienza «così piena di fede» e ha offerto una consolazione spirituale: «Mi piace pensare che Gesù abita anche qui, in questa casa. Sì, Lui dimora in mezzo a voi ogni volta che cercate di volervi bene e di aiutarvi a vicenda come fratelli e sorelle. Ogni volta che, dopo un'incomprensione o una piccola offesa, sapete perdonarvi e riconciliarvi.»

Parole semplici, ma di quelle che restano. La direttrice della struttura, Georgina Mwandumba, aveva anticipato nei giorni scorsi ai media vaticani che questi anziani «vorrebbero stare con le loro famiglie, che purtroppo non vengono nemmeno a trovarli». La visita del Papa li ha messi, almeno per un giorno, al centro dell'attenzione del mondo.

Sessantamila fedeli nella spianata: «Il pane di tutti non può diventare possesso di pochi»

Dalla villetta silenziosa in periferia alla spianata dove si è celebrata la Messa: il contrasto è stridente quanto la realtà di questa terra. Quarantamila fedeli all'interno dell'area allestita, ventimila nelle zone limitrofe. Un'umanità raccolta, riparata dagli ombrelli sotto il sole, che ha accolto il Pontefice con un'ovazione quando la papamobile ha compiuto il suo giro tra i presenti.

Il Vangelo del giorno - il terzo lunedì di Pasqua secondo Giovanni - narrava del pane della vita donato da Gesù alla folla. Un testo apparentemente lontano dall'Angola, eppure straordinariamente vicino. Leone XIV ne ha fatto il cuore di un'omelia che non ha evitato di nominare le ingiustizie concrete di questa terra: «Molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l'ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi.»

Una denuncia chiara, rivolta a un Paese che è tra i primi produttori di petrolio in Africa, con enormi riserve di diamanti, ma nel quale la corruzione e le disuguaglianze condannano alla povertà larghissime fasce della popolazione. Nella sola Lunda-Sud, la proliferazione delle miniere ha sottratto terre fertili ai contadini, che non possono più coltivarle.

Ma il Papa non si è fermato alla denuncia. Ha indicato la via: «Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia.»

La ferita della guerra e il balsamo della riconciliazione

Saurimo porta ancora i segni di una guerra civile lunga e devastante. Negli anni del conflitto, migliaia di sfollati interni vi trovarono rifugio. Al termine del conflitto, nel 2002, molti tornarono nei luoghi d'origine, ma molti altri rimasero, contribuendo all'espansione demografica della città. Fratellanza e perdono - parole ricorrenti nell'omelia del Papa - suonano qui come un balsamo su ferite ancora aperte.

«Ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà», ha affermato Leone XIV con fermezza, ribadendo che la logica della Resurrezione è incompatibile con qualsiasi dinamica che ostacoli la fraternità tra i popoli. Ha poi incoraggiato la Chiesa angolana a proseguire nel «cammino di speranza» tracciato da Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica Ecclesia in Africa, rafforzata dalla «testimonianza dei martiri e dei santi».

Un capitolo di storia scritto in poche ore

Al termine della celebrazione, l'arcivescovo di Saurimo, monsignor José Manuel Imbamba, ha consegnato al Papa un quadro con il suo stemma, ricevendo in dono un calice per l'Eucaristia. Nelle sue parole di ringraziamento, ha definito la presenza del Pontefice come «il sole che sorge sui nostri fiumi, illuminando i cammini e riscaldando i cuori». Ha auspicato che il viaggio rimanga «memoria viva per le generazioni future» e «impulso affinché continuiamo a contribuire alla costruzione di un'Angola più giusta, pacifica, inclusiva e riconciliata».

Poche ore. Sufficienti, tuttavia, a scrivere un capitolo di storia. Il Papa pellegrino che arriva nella città dei diamanti non per ammirare le pietre preziose, ma per guardare negli occhi i vecchi abbandonati con l'accusa di stregoneria, per celebrare l'Eucaristia con chi non ha quasi nulla, per dire ad alta voce che il pane della terra appartiene a tutti. È questa, in fondo, la missione che Leone XIV porta con sé da una sponda all'altra dell'Africa: non portare risposte preconfezionate, ma la presenza di Cristo che - come ha detto lui stesso - «rinnova la storia». Anche quella, difficilissima, di Saurimo.

fonte: agenzie/catt.ch

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