di Gioele Anni
Da Antoni Gaudì ad Andrea Mastrovito. Un dialogo ideale lungo un secolo porterà a completare la torre più alta della Sagrada Familia, l’iconica chiesa di Barcellona. In cima alla Torre del Gesù, la più alta della basilica con i suoi 172,5 metri, verrà posta la scultura dell’Agnus Dei, l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. A realizzarla è un artista contemporaneo italiano, Andrea Mastrovito, 48 anni, nato e cresciuto a Bergamo.
Mastrovito è pienamente figlio del suo tempo, proprio come voleva Gaudì. Il geniale architetto catalano (morto nel 1926, esattamente un secolo fa) aveva lasciato indicazioni molto precise sulla costruzione di tutta la Sagrada Familia, meno che per quest’ultima opera: l’Agnus Dei, da affidare a un artista del futuro secondo criteri contemporanei. La Junta Constructora di Barcellona ha indetto un concorso a inviti e alla fine ha selezionato la proposta di Mastrovito: una scultura dell’agnello formato da migliaia di schegge di vetro, trionfante tra raggi dorati intrecciati tra loro. L’Agnus Dei verrà collocato (a giugno, secondo le previsioni) all’interno della croce che sovrasterà appunto la Torre del Gesù e tutta la chiesa. Che diventa così la più alta del mondo, ma senza superare il Montjuïc, la collina di Barcellona: per Gaudì, la natura deve comunque sempre prevalere sull’opera dell’uomo.
Un pensiero complesso e visionario, quello del genio catalano, che Andrea Mastrovito ha dovuto studiare e conoscere a fondo. E pensare che l’artista bergamasco non nasce come specialista nelle opere sacre. Mastrovito ama lavorare con materiali e tecniche diverse, in particolare con la carta, che modella nei collage e nei frottage. Ha vissuto per oltre un decennio a New York e ora è rientrato quasi in pianta stabile nella bergamasca, dove vive con la moglie e tre figli. «Non ho sviluppato uno stile personale», ha spiegato a Strada Regina (la puntata andrà in onda domani sera alle 18.35 su Rsi La1), «perché la mia arte si adatta su tutto quello che c’è: la carta, il legno, i muri, i righelli, il vetro… Tutto nasce da un segno, una linea tracciata che diventa di-segno, il segno per eccellenza. Il disegno è lo strumento che collega mondo delle idee e mondo della realtà, e consente di dare forma all’arte».
L’ Agnus Dei è anche un capolavoro di artigianato, grazie ai vetrai dello Studio Reduzzi che hanno modellato migliaia di piccole schegge di vetro: «Alivello artistico», spiega Mastrovito, «le schegge compongono il vello dell’agnello. Ma hanno anche un significato teologico: ognuna rappresenta le sofferenze del Cristo, che nel dare la vita sulla croce assume i dolori di tutti gli esseri umani della storia».
Un Agnus Dei maestoso – una «bomba di luce», dice il suo autore – ma con un dettaglio profondamente intimo. Gli occhi dell’agnello guardano in basso, verso la Terra, e si rivolgono con tenerezza all’umanità assorta tra fatica e speranza. «Non so definire la fede», riflette Mastrovito, «ma so che per la prima volta ho provato a dargli una forma. Nello sguardo dell’agnello c’è una nostalgia, la stessa che lega gli esseri umani a Dio. Questo per me è la fede: una nostalgia per ciò che non possiamo toccare, ma che sappiamo esistere e verso cui tendiamo».