Il deserto, le tentazioni del diavolo, l'ancoraggio allo Spirito Santo che non risparmia le fatiche della condizione umana ma offre la via di resistere a inganni e insidie. È lo scenario dei quaranta giorni di dure prove sperimentate da Gesù e raccontate dalla liturgia della prima Domenica di Quaresima che offre al Papa - da poco rientrato in Vaticano dopo la visita pastorale appena compiuta nella parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù, accanto alla stazione Termini - l'avvio per una catechesi fondata sul senso di un percorso, quello che prelude alla Pasqua di Resurrezione, definito "luminoso". Già nell'omelia della Messa presieduta con la comunità guidata dai Salesiani, sottolineava il "dramma", a motivo di Satana, che incalza costantemente la libertà dell'uomo. E, tuttavia, nel saluto ai fedeli che lo hanno accolto, dava il 'la' a questo Tempo forte che è anche "tempo di gioia, perché sappiamo tutti che il Signore vuole riceverci".
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La penitenza per far fiorire la vita
È la "vita" l'orizzonte che intende sottolineare Leone, sia quando commenta le difficoltà affrontate da Gesù, sia quando le riporta all'oggi del cristiano. La penitenza che insegna il Vangelo non è fine a se stessa, dunque, ma viatico per la pienezza della gioia; non è solo uno strumento che pone di fronte ai propri limiti, ma l'occasione "per superarli e per vivere". Lo ripete, i Papa, dinanzi a 20 mila fedeli che si sono raccolti in piazza San Pietro.
La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera.
Ricchezza, fama, potere: surrogati della gioia
Il Pontefice cita San Paolo VI laddove rimarcava che la penitenza, lungi dall’impoverire la nostra umanità, la arricchisce, purificandola e rafforzandola. Consapevole dello scoraggiamento che può segnare la sfida con il maligno, e dell'attrazione per "vie di appagamento meno faticose", Leone mette in guardia dall'abbaglio della ricchezza, della fama, del potere. E precisa:
Queste, che sono state anche le tentazioni di Gesù, sono però solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti.
Far tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone
Infine, sulla traccia di Sant'Agostino, a cui ancora una volta il Papa ricorre, l'esortazione è a fortificarsi alla fonte dell'orazione e delle opere di misericordia. E, in un'epoca in cui il silenzio è un bene sempre più raro, incoraggia a trovarlo e a dilatarlo attraverso rinunce concrete:
Diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario.
fonte: vaticannews