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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (24 gennaio 2026)
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  • Oltre il disagio e le fragilità: «Ci prendiamo cura dei giovani»

    di Silvia Guggiari

    A Riva San Vitale, all’interno della storica Fondazione don Guanella (ex Istituto Canisio nato nel 1926 per volontà di mons. Aurelio Bacciarini), lo scorso gennaio è stata inaugurata la nuova struttura che oggi accoglie la comunità Arco. Siamo stati a visitarla scoprendo una bella realtà che ha come primo obiettivo quello di accogliere giovani che si trovano a vivere un momento di fatica psicologica e psichiatrica e che qui hanno l’occasione di prendersi cura di sé stessi, tornando a guardare il futuro con fiducia e speranza.

    A presentarci la comunità Arco e tutta la Fondazione è Simone Maritan, direttore generale della Fondazione don Guanella: «Arco nasce nel 2013 per rispondere a una necessità del territorio di avere una comunità socio terapeutica per minori con disagio psichiatrico». 69 i giovani, ragazzi e ragazze fra i 15 e i 18 anni, che in questi 12 anni sono stati accolti e supportati nell’affrontare situazioni di disagio personale e psicologico: «Nel corso degli anni è stato necessario ripensare alla struttura sulla base della nuova direttiva federale che prevede camere singole e spazi adeguati. È nato così il progetto della nuova struttura di Arco, inaugurata lo scorso gennaio, che architettonicamente si inserisce in linea con le strutture già esistenti».

    La nuova struttura è bella ed accogliente, entrando e visitando le varie stanze sembra di essere a casa: «l’architetto ha voluto richiamare il concetto dell’ambiente domestico che sta alla base non solo di Arco ma anche di tutta la filosofia della fondazione», spiega il direttore. Nella zona giorno si trova un ampio salone multiuso ricreativo, la sala da pranzo e la grande cucina che «è anche uno strumento terapeutico: un nostro educatore ha una formazione di cuoco e propone ai ragazzi laboratori di cucina». Nella zona notte si trovano diverse camere singole molto ben curate. In questa struttura, come spiega Maritan, «possono essere accolti nove ragazzi dai 14 ai 18 anni che presentano un fermo evolutivo legato a un disagio psichiatrico e che arrivano a noi su segnalazione delle famiglie o su decreto delle autorità. Il nostro impegno è anche quello di riattivare il loro interesse sia per la formazione sia per la parte professionale: quando arrivano in comunità si trovano in un blocco evolutivo che non gli permette di fare altro se non prendersi cura di sé stessi. Grazie all’intervento di una équipe di professionisti riusciamo ad intraprendere un grosso intervento educativo, occupandoci parallelamente anche delle famiglie».

    Il progetto di Arco in genere dura dai 12 ai 15 mesi al termine dei quali i ragazzi possono rientrare in famiglia, essere collocati in altre comunità, o possono continuare con altri progetti di accompagnamento. Ma come escono i ragazzi dalla comunità Arco? «Non riusciamo sempre a trovare la “ricetta giusta”: cerchiamo però di aiutarli a consolidare sé stessi nell’avere degli strumenti per poter affrontare le difficoltà della vita».

    La Fondazione Don Guanella

    La comunità Arco è solo uno dei progetti della Fondazione di Riva San Vitale: «Abbiamo due anime principali – spiega il direttore –: quella legata al settore invalidi adulti e l’area dedicata ai minori, con le scuole, i laboratori e il progetto Archetto, una comunità terapeutica psico educativa per i preadolescenti nata nel 2018. Vi sono poi le unità esterne con delle unità abitative a Mendrisio per adulti con lieve ritardo e disagio psicologico che però hanno una buona autonomia abitativa».

    Società ed inclusione

    Diversi i progetti promossi dalla Fondazione con l’obiettivo di stimolare la società all’inclusione: «Spesso i nostri ragazzi si sentono “etichettati”: per questo abbiamo avviato una serie di iniziative volte ad uscire dalla fondazione per farci conoscere. Nei mesi scorsi, ad esempio, abbiamo promosso un progetto con le scuole elementari e medie per stimolare docenti, alunni e genitori sul tema dell’inclusione. A fine maggio, con un open day, abbiamo aperto le porte della fondazione con tornei sportivi, con una S. Messa e il pranzo aperto alla popolazione. Sono tutte occasioni che vogliono creare un ponte tra l’istituto e il paese che lo ospita. Attraverso laboratori e attività sul territorio, come il banco di fiori al mercato di Mendrisio, piuttosto che il servizio all’infopoint a Riva San Vitale o il servizio alla Swiss Miniatur, il nostro obiettivo è quello di dimostrare il valore dei nostri ragazzi».

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