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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (10 febbraio 2026)
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  • «Visitando Baulmes e Île saint Pierre: di romanico e buon vino»

    di Chiara Gerosa

    Siamo oggi alla terza tappa del Cammino sulla via cluniacensis, alla scoperta dei paesaggi e del patrimonio che l’abbazia di Cluny ha lasciato sulle terre svizzere grazie alla sua grande influenza. Ripartiamo da Baulmes. Tra Baulmes e Yverdon-les Bains, dove si incontra la Via Francigena – che scende verso la vallata del Rodano e i primi picchi alpini fino… a Roma– mancano «solo» una trentina di chilometri circa che si percorrono volentieri. In realtà il percorso passa un pochino più a nord e non tocca la cittadina, ma noi scegliamo di fare una piccola deviazione per visitarla. Il cammino si snoda poi lungo la riva nord-ovest del lago di Neuchâtel ma un po’ in altezza e solo a tratti tocca le rive lacustri. Si passa il confine tra i Cantoni Vaud e Neuchâtel dopo aver sorpassato alcuni bei villaggi dove, come a Yverdon, si trovano degli inattesi menhir. A Bevaix visitiamo il tempio, le cui origini sono collegate all’abbazia locale…che oggi non esiste più. Il priorato fondato nel 998 passò infatti in mani cluniacensi e nel 1139, a causa di una forte crisi, dovette legarsi all’abbazia di Romainmôtier, che non riuscì però nell’intento di mantenere i luoghi. Questi alla fine furono infine devastati da un terremoto e da un incendio. I luoghi oggi occupati dallo Stato e da privati mantengono solo il nome di «abbaye» mentre nel tempio si trovano alcuni resti dell’abbazia riutilizzati. Da Bevaix percorriamo il cammino con alla nostra destra il grande specchio d’acqua del lago, un vero incanto. Se volete prendervi un momento nella natura o una pausa di preghiera, da Boudry imboccate la strada verso Areuse: troverete la comunità monastica di suore di Grandchamp (una comunità di suore provenienti da diverse Chiese e Paesi) e poco oltre lo splendido paesaggio offerto dalla foce del fiume Areuse. Inutile raccontarvi quanto abbia di mistico passare da quei luoghi il mattino presto o al tramonto. Ritornando sui nostri passi, riprendiamo un pochino di distanza dal lago e giungiamo a Cormondrèche, un piccolo villaggio da cui si affacciano numerosi vigneti. Stiamo pian piano giungendo verso la fine del lago di Neuchâtel (è possibile passare dalla città oppure, come facciamo noi, seguire il percorso più a nord) e imbocchiamo la strada per il prossimo lago: quello di Bienne. Se avete tempo, date un’occhiata a Le Landeron, affascinante antico borgo e unico comune in cui è stato conservato, all’epoca della Riforma, il culto cattolico. Il cammino qui continua lungo le rive fino a Twann da cui, per visitare l’isola di san Pietro occorre prendere un battello. Twann (dogana in francese) è un altro piccolo gioiellino sul lago: anche se il sole non è clemente, è bello perdersi fra le viuzze del villaggio, il tempio dedicato a san Martino e i numerosissimi vigneti che contornano tutto il villaggio.

    Dopo aver attraversato il lago, eccovi su quella che chiamano la «presqu’île de Rousseau» (che vi ha abitato nel XVIIIesimo secolo) e dove troverete un antico priorato cluniacense trasformato in albergo. Guglielmo III di Borgogna, nel 1107, aveva ceduto tutta l’isola a Cluny ma nel 1528 la proprietà ecclesiastica fu riformata e secolarizzata e a fine ‘800 l’edificio venne trasformato in albergo. Ci fermiamo oggi sulla semi-isola ad ammirare la natura. E vi diamo appuntamento per l’ultima tappa, che dall’isola di san Pietro ci porterà, in un cammino un po’ più impegnativo, a Rougemont.

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