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ACS: quasi 220 milioni di cristiani esposti alla persecuzione nel mondo

La persecuzione e l’oppressione dei cristiani nel mondo si sono ulteriormente aggravate, indica il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) pubblicato il 27 ottobre 2026. Alla base: la violenza estremista, i regimi autoritari e il nazionalismo religioso.

La libertà religiosa è la «pietra angolare di ogni società giusta, perché preserva lo spazio morale in cui la coscienza può illuminarsi ed esercitarsi. Non è dunque semplicemente un diritto giuridico o un privilegio concesso dai governi». Questa citazione di papa Leone XIV, tratta da un discorso rivolto all’ACS nell’ottobre 2025, risulta particolarmente interpellante nel momento in cui 220 milioni di cristiani sarebbero direttamente esposti alla persecuzione nel mondo.

Nel suo nuovo rapporto biennale Perseguitati e dimenticati?, che copre il periodo 2024-2026, Aiuto alla Chiesa che Soffre descrive un peggioramento della situazione dei cristiani nel 55% dei 18 Paesi studiati. L’organizzazione pontificia presenta testimonianze di prima mano, studi di caso e analisi a livello nazionale, regionale e mondiale.

Sotto i colpi del nazionalismo religioso

I cristiani sono sempre più etichettati come «stranieri indesiderati» nei Paesi in cui si impone il nazionalismo religioso, indica l’ACS, come in India, con 700 casi di violenze anticristiane registrati nel 2025, o in Pakistan, dove i cristiani sono bersagli privilegiati di false accuse di blasfemia. In questo Paese molte giovani cristiane vengono inoltre rapite, date in sposa e convertite con la forza. «La loro famiglia è spesso impotente a farle uscire da questa trappola», nota l’ACS.

Queste violenze e questi abusi endemici si inscrivono in un contesto di discriminazione nei confronti delle minoranze religiose, presentate come una minaccia demografica da gruppi islamisti. La testimonianza di Peter Bhatti, direttore dell’ONG International Christian Voice e riportata nel rapporto, indica che questa ostilità colpisce anche chi cerca di combatterla.

Suo fratello Shahbaz Bhatti, ministro federale cristiano per le Minoranze religiose, era stato assassinato a Islamabad il 2 marzo 2011, dopo aver dedicato la vita a difendere le comunità religiose discriminate. Aveva sostenuto in particolare Asia Bibi, prima donna cristiana condannata a morte per blasfemia nel 2010. «Le sue spoglie sono state sepolte nel nostro villaggio natale, ma la sua voce non è stata sepolta con lui», assicura il fratello.

Asia Bibi con Anne-Isabelle Tollet, giornalista francese che ha difeso la sua causa
Asia Bibi con Anne-Isabelle Tollet, giornalista francese che ha difeso la sua causa © François Thomas

Il peso dei regimi autoritari

L’oppressione dei cristiani da parte di regimi autoritari raggiunge livelli senza precedenti anche in Paesi che esercitano un’influenza mondiale o regionale, dove il sentimento antioccidentale ha conosciuto una forte spinta, come in Iran. Il numero di arresti di cristiani è quasi raddoppiato nell’arco di dodici mesi, accompagnato da sanzioni giudiziarie e pene sempre più severe, in particolare l’esclusione dall’accesso all’istruzione, al lavoro e alle cure sanitarie.

In Nicaragua il regime ha intensificato la repressione contro i cristiani, arrestando ed esiliando membri del clero, come mons. Carlos Enrique Herrera, presidente della Conferenza episcopale, nel novembre 2024. Circa 140 sacerdoti, oltre 90 religiose, decine di seminaristi e tre diaconi sono stati così costretti all’esilio. Il regime, inoltre, ha impedito l’ingresso nel Paese con le Bibbie e ha chiuso istituzioni ecclesiali.

Mons. Luis Gerardo Cabrera Herrera, arcivescovo di Guayaquil (Ecuador), creato cardinale il 7 dicembre 2024
Mons. Luis Gerardo Cabrera Herrera, arcivescovo di Guayaquil (Ecuador), creato cardinale il 7 dicembre 2024 © Vatican Media

Un altro Paese sottoposto a un desiderio di uniformazione culturale è la Cina. «La repressione si è intensificata via via che aumentava l’allineamento della dottrina religiosa ai principi comunisti da parte delle autorità», precisa il rapporto. Ciò ha comportato «detenzioni di massa, l’incarcerazione di membri del clero per motivi giuridici pretestuosi, la chiusura di chiese e il controllo dei contenuti religiosi online».

L’Africa, teatro delle violenze jihadiste

L’Africa, da parte sua, resta particolarmente colpita dalle violenze e dagli attentati di gruppi jihadisti, nel Sahel e nei Paesi vicini più precisamente. In Nigeria almeno un milione di cristiani figura tra i più di 3,5 milioni di sfollati. Alcuni testimoni riferiscono che certe milizie di allevatori fulani, radicalizzate, attaccano le comunità cristiane per impadronirsi delle loro terre.

In Mozambico più di mille cristiani sono stati uccisi da gruppi islamisti nella provincia di Cabo Delgado. Cercano, in particolare, di impadronirsi delle risorse minerarie. Gli attacchi sono accompagnati da decapitazioni, rapimenti e distruzione di chiese e abitazioni.

In Burkina Faso gruppi islamisti controllano almeno il 40% del territorio, secondo il rapporto. In alcune zone rurali i cristiani sono costretti a rispettare norme di abbigliamento e sociali imposte dagli insorti. Le donne devono velarsi il volto in pubblico e gli uomini portare la barba. Chi rifiuta rischia l’espulsione o l’esecuzione pubblica. Anche quando la pratica religiosa è tollerata, resta rigorosamente inquadrata: i cristiani possono talvolta riunirsi nella loro chiesa, ma l’istruzione religiosa dei bambini è vietata. Dei catechisti sono stati rapiti o assassinati allo scopo di seminare paura nelle comunità.

L’ACS invita tuttavia a non attribuire tutte queste violenze al solo fattore religioso. Instabilità politica, rivalità etniche, povertà e concorrenza per terre e risorse si intrecciano spesso con le identità religiose. Così in Sudan, dove la guerra civile e le persecuzioni aggravano una crisi umanitaria di enorme portata. Un sacerdote è stato assassinato e più di 100 chiese sono state danneggiate o distrutte.

Il Medio Oriente si svuota a poco a poco dei suoi cristiani

Infine, «il futuro dei cristiani è sospeso in Medio Oriente», mostra il rapporto dell’ACS. In Siria la popolazione cristiana è diminuita di oltre l’80% dal 2011, mentre gli attacchi contro le minoranze religiose sono proseguiti dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad.

Le operazioni israeliane a Gaza hanno causato migliaia di morti e sfollati, con le chiese della Sacra Famiglia e di San Porfirio che servono da rifugio ai cristiani in fuga dalle violenze. In Libano i combattimenti hanno provocato spostamenti massicci e indebolito le comunità cristiane del sud del Paese, mentre in Iran gli arresti di cristiani sono raddoppiati in dodici mesi.

La solidarietà internazionale, fattore di speranza

L’opera pontificia indica ancora nel suo rapporto quanto sia importante per le vittime sapere di non essere dimenticate dagli altri cristiani. Sarebbe una fonte importante di conforto. L’ACS riporta così la testimonianza di Solomon Ako, un nigeriano. Rapito e brutalizzato più volte dopo essersi rifiutato di rinnegare la propria fede cristiana, ha confidato che sapere che persone in tutto il mondo pregavano per lui, prendevano la parola e difendevano la sua causa gli ha permesso di resistere nel momento più acuto delle sue sofferenze.

«Ogni notte, quando i nostri rapitori dormivano, noi pregavamo. Pregavamo sapendo di non essere soli, che c’erano persone che non ci avrebbero mai abbandonato».

fonte: cath.ch/aed/lb/trad. catt.ch

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