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  • Cristiani del Pakistan in preghiera per la liberazione di Asia Bibi

    Lahore (AsiaNews) – I leader cattolici e protestanti del Pakistan pregano per la liberazione di Asia Bibi, la madre cristiana detenuta da nove anni nel braccio della morte, e per tutti i cristiani perseguitati del Paese. Lo speciale appuntamento di preghiera si è svolto ieri nella cattedrale del Sacro cuore di Lahore ed era stato promosso da mons. Joseph Arshad, arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi e presidente della Conferenza episcopale pakistana.

    Con un appello contenuto in una nota della Commissione nazionale Giustizia e pace (Ncjp), da lui presieduta, il prelato invitava tutti i cristiani a raccogliersi in preghiera per le vittime dell’intolleranza religiosa. Poi il documento proseguiva elencando diversi episodi di violenza che hanno avuto come bersaglio la minoranza cristiana.

    Ieri sull’altare campeggiava uno striscione con le foto di Asia Bibi e altre tre vittime della legge sulla blasfemia. Il 22 aprile scorso Saqib Nisar, presidente della Corte suprema del Pakistan, ha detto a Saiful Malook, avvocato di Asia, che si occuperà dell’appello della donna condannata all’impiccagione per oltraggio all’islam nel 2010. “Tieniti pronto, Saiful – gli avrebbe confidato – perché fisserò presto l’udienza e io stesso presiederò il processo”.

    Nadeem Anthony, avvocato cristiano che si occupa della difesa in casi di blasfemia, ripone le speranze nel giudice supremo. Ad AsiaNews afferma: “L’attuale presidente parla in maniera esplicita e coraggiosa. Speriamo che la giustizia prevalga nel caso in cui l’udienza d’appello venga condotta sotto la sua leadership. Le informazioni iniziali del caso sono false, è un caso che non esiste”.

    Nel frattempo la prossima settimana l’Alta corte di Lahore aprirà l’udienza su Sawan Masih, che attende la sentenza d’appello contro la pena di morte che gli è stata inflitta nel 2014. Per mons. Sebastian Francis Shaw, arcivescovo di Lahore, la maggior parte dei cristiani incolpati di blasfemia sono innocenti. “Siamo qui raccolti con grande dolore – ha dichiarato ieri – per pregare per la libertà dei cristiani perseguitati a causa della loro fede. Di solito lo Stato istituisce delle commissioni per indagare su queste accuse, che però annebbiano le vere questioni. Forse è arrivato il momento di sfidare lo Stato”.

    Insieme a mons. Shaw, altri cinque sacerdoti cattolici e sei pastori protestanti hanno acceso una candela in ricordo di Asia e degli altri cristiani imprigionati. Mons. Mano Rumalshah, vescovo emerito della Church of Pakistan (protestante), ribadisce che “non è la prima volta che ci sediamo insieme con il cuore infranto. È una vergogna che i fedeli si tagliano la gola a vicenda per affermare la propria superiorità. Dobbiamo infrangere le barriere tra le differenti missioni e Chiese. Dobbiamo invecchiare bussando davanti alle porte del governo che non prende provvedimenti e offre solo un conforto temporaneo”.

    AsiaNews

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