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Pakistan: la legge sulla blasfemia fa un'altra vittima tra i cattolici

Amir Joseph Paul, un cattolico pakistano di 60 anni imprigionato per blasfemia con false accuse, è morto in carcere il 1° luglio 2026 a seguito di gravi complicazioni mediche.

La comunità cattolica «piange la perdita di un uomo la cui vita è stata tragicamente stroncata da un procedimento giudiziario viziato», ha denunciato all'agenzia Fides padre Qaiser Feroz, OFM Cap, portavoce della Conferenza episcopale del Pakistan. Il detenuto era fratello di padre Henry Paul, parroco della chiesa di San Francesco a Lahore.

Una legge soggetta ad abusi costanti

Amir Peter era stato accusato di blasfemia da un commerciante di Lahore nel luglio 2025, e in seguito arrestato. Si era recato al negozio per fare acquisti, dove aveva intrattenuto con il commerciante una conversazione di ordine politico e sociale, senza alcun riferimento religioso, secondo testimoni oculari. Ma il commerciante avrebbe mobilitato in pochi minuti i religiosi locali per affermare che Amir aveva tenuto discorsi blasfemi. Gli abitanti avevano affermato all'epoca che questa accusa era usata per regolare una disputa personale legata a un conflitto sulle acque reflue tra la casa di Amir e il negozio del querelante.

Durante la sua incarcerazione, lo stato di salute di Amir è fortemente peggiorato. I frati cappuccini di Lahore e l'organizzazione Christians' True Spirit avevano presentato una richiesta di libertà su cauzione per motivi di salute. L'uomo è purtroppo deceduto prima che il caso fosse risolto.

Come ha sottolineato padre Feroz, «questi casi confermano che la legge sulla blasfemia in Pakistan è oggetto di abusi costanti ed è manipolata attraverso false accuse, formulate a scopo di vendetta personale. Chiediamo al governo pakistano di adottare le misure necessarie per proteggere la vita di tutte le persone falsamente accusate e incarcerate senza alcuna indagine né prova.»

Rilascio di un altro accusato cattolico

Un altro caso di detenzione per blasfemia, invece, ha appena avuto un esito favorevole. Arrestato anch'egli nel 2025, Nadeem Masih, un cattolico pakistano cieco dalla nascita e affetto da una disabilità motoria, è stato liberato. Il giudice ha ritenuto insufficienti le prove a carico e che l'accusa fosse stata «fabbricata di sana pianta».

fonte: cath.ch/fides/lb/traduzione catt.ch

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