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Ecône: la FSSPX ordina i suoi quattro vescovi senza temere la scomunica

da Ecône, Gino Driussi

L’atto scismatico dal quale papa Leone XIV aveva messo in guardia l’ultima volta il 29 giugno si è compiuto la mattina del 1.o luglio a Ecône, in Vallese, quando la Fraternità sacerdotale S. Pio X (FSSPX) ha ordinato quattro vescovi senza il mandato papale. Si tratta di uno dei gesti più gravi contemplati dalla Chiesa cattolica, poiché comporta –stando al canone 1387 del Codice di diritto canonico – la scomunica “latae sentetiae” (cioè automatica, senza che sia nemmeno necessario che venga pronunciata) per il vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno vescovo e per chi da esso ha ricevuto la consacrazione. Dopo quello che è avvenuto, si vede male come possa essere possibile, in futuro, una riconciliazione.

Sulla prateria del Seminario di Ecône, esattamente nello stesso luogo dove 38 anni fa (il 30 giugno 1988) l’arcivescovo Marcel Lefebvre aveva ordinato quattro vescovi - anche quella volta senza l’assenso del Papa, che era Giovanni Paolo II – sono stati proprio i due superstiti di allora (cui papa Benedetto XVI aveva tolto la scomunica nel 2009) a procedere alle consacrazioni: consacrante principale è stato lo spagnolo Alfonso de Galarreta,nella sua veste di primo assistente generale della Fraternità, assistito dal co-consacrante, lo svizzero Bernard Fellay , già superiore generale. I quattro nuovi vescovi sono Pascal Schreiber (svizzero, 53 anni), Michael Goldade (statunitense, 45 anni) e due francesi: Michel Poinsinet de Sivry (42 anni) e Marc Hanappier (36 anni). Tutti e quattro avranno la funzione di vescovi ausiliari.

Alla celebrazione hanno assistito tra 16 e 17 mila fedeli giunti da tutto il mondo, assieme a 1300 tra preti, religiosi e religiose. Un centinaio i giornalisti accreditati. Il rito, svoltosi interamente in latino secondo il rituale in uso nella Chiesa cattolica prima del Concilio Vaticano II, è durato più di quattro ore, anche perché ha subito un’interruzione di una buona mezz’ora in seguito a un violento temporale, che ha ritardato la distribuzione della comunione ai fedeli e la conclusione della messa.

I quattro futuri vescovi pronunciano il loro giuramento davanti a mons. de Galarreta
I quattro futuri vescovi pronunciano il loro giuramento davanti a mons. de Galarreta © Bernard Hallet

“Circostanze eccezionali”

All’inizio, quando il vescovo consacratore ha chiesto la lettura del mandato apostolico, il notaio ne ha giustificato la mancanza con il preteso stato di necessità e le circostanze eccezionali in cui si trova la Chiesa dopo il Vaticano II, poiché le sue autorità non professerebbero più la sana dottrina e manifesterebbero uno spirito contrario alla fede e alla tradizione. “Riteniamo nostro dovere davanti a Dio – ha aggiunto – procedere all’ordinazione di vescovi fedeli alla tradizione per l’amministrazione dei sacramenti”.

Nella sua omelia, pronunciata in francese, il superiore generale della FSSPX, l’italiano don Davide Pagliarani, ha ribadito i motivi per i quali la Fraternità ha deciso di andare per la sua strada ed ha aggiunto: “Roma non ci ha capiti perché noi parliamo un linguaggio diverso, quello della fede (…). Senza fare polemiche,abbiamo un solo desiderio: conservare la fede e trasmetterla alle anime disorientate”. Si è poi proceduto alle varie tappe previste dal rito, tra cui le litanie dei santi, il giuramento di obbedienza (al Sommo Pontefice!) e di fedeltà alla Chiesa, l’imposizione delle mani, l’unzione con il crisma del capo e delle mani dei nuovi vescovi, la consegna del pastorale, dell’anello e dei Vangeli e, alla fine della messa, l’imposizione della mitra e dei guanti. Il rito si è concluso con il canto del “Te Deum” e la benedizione impartita ai fedeli dai neo-consacrati.

Migliaia di fedeli della FSSPX sono giunti da Svizzera, Germania, Francia e Stati Uniti
Migliaia di fedeli della FSSPX sono giunti da Svizzera, Germania, Francia e Stati Uniti © Bernard Hallet

Gli antefatti

Nei quasi 56 anni di storia della FSSPX, le sue relazioni con Roma sono state altalenanti e hanno conosciuto alti e bassi. Da ricordare in particolare il riavvicinamento tentato da Benedetto XVI dapprima nel 2007 con un’ampia liberalizzazione della messa tridentina grazie al “motu proprio” “Summorum Pontificum” e soprattutto nel 2009 con la già ricordata revoca della scomunica dei quattro vescovi consacrati nel 1988 da Marcel Lefebvre (oltre a de Gallareta e Fellay, gli altri due erano l’inglese Richard Williamson, che venne espulso dalla Fraternità per negazionismo e morì lo scorso anno, mentre il francese Bernard Tissier de Mallerais è morto nel 2024). La riconciliazione sembrava veramente molto vicina, ma invece le discussioni dottrinali svolte tra il 2009 e il 2012 non diedero nessun risultato, anche perché la FSSPX rifiutò la proposta di Roma di concederle lo statuto di prelatura personale come quella di cui gode l’Opus Dei.

Sebbene abbia notevolmente limitato le possibilità di celebrare la messa di S. Pio V, anche papa Francesco fece la sua parte, in particolare in occasione del Giubileo della misericordia del 2016, quando sancì la piena validità delle confessioni e dei matrimoni celebrati da sacerdoti della Fraternità, onde «affrettare il cammino verso la piena regolarizzazione istituzionale». Tuttavia, la FSSPX non ha mai accettato queste mani tese da Roma, l’ultima volta dopo l’incontro avvenuto lo scorso 12 febbraio (appena 10 giorni dopo l’annuncio delle ordinazioni) in Vaticano, quando il cardinale Víctor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, aveva proposto alla FSSPX di intraprendere un percorso di dialogo specificatamente teologico previa la sospensione delle nuove ordinazioni episcopali. Ma la risposta fu negativa.

Il superiore generale della fraternità si è posto come difensore della fede
Il superiore generale della fraternità si è posto come difensore della fede © Bernard Hallet

Nessun potere di giurisdizione

Da quel momento, la Fraternità ha moltiplicato i tentativi di convincere Roma della bontà del suo agire. Il 26 maggio, il giorno stesso dell’annuncio dei nomi dei quattro prescelti, la Casa generalizia della FSSPX informava che “in un processo di rispetto nei confronti dell’autorità suprema della Chiesa universale, i dossier di questi preti sono stati presentati al Santo Padre” e che “la scelta e la consacrazione di questi eletti non procede da alcuna volontà di rivendicare un potere di giurisdizione o di stabilire un’autorità parallela nella Chiesa”. Già prima, in risposta alla dichiarazione del 13 maggio in cui il cardinal Fernandez ricordava che siccome tali ordinazioni non hanno il corrispondente mandato pontificio, “questo gesto costituirà un atto scismatico”, don Pagliarani aveva inviato a papa Leone XIV e diffuso pubblicamente una dichiarazione di fede cattolica, nella cui premessa si legge: “Da più di 50 anni la Fraternità San Pio X si sforza per manifestare alla Santa Sede il proprio caso di coscienza davanti ad errori che stanno distruggendo la fede e la morale cattoliche”.

Ma non è finita, poiché proprio pochi giorni fa, il 24 giugno, i vertici della FFSPX hanno inviato una lettera aperta al Papa e ai cardinali della Santa Chiesa riuniti in Concistoro, accompagnata da una nuova, lunghissima professione di fede cattolica – di ben 154 punti ! - “per illuminare le anime di fronte agli errori moderni”.

Quanto a papa Leone, che si era rifiutato di ricevere don Pagliarani quando quest’ultimo gli aveva chiesto un’udienza in occasione del suo incontro con il cardinal Fernandez, il 29 giugno ha lanciato un ultimo, accorato appello (“colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore…”) al superiore generale della Fraternità affinché non si proceda alle suddette ordinazioni e ha ribadito che “la Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo”. Ma anche questo appello è rimasto inascoltato, seppur con una nuova, circostanziata risposta di Pagliarani.

Mons. Alfonso de Galarreta ha presieduto la celebrazione
Mons. Alfonso de Galarreta ha presieduto la celebrazione © Bernard Hallet

L’intervento del card. Müller

Sulla questione , da segnalare anche la presa di posizione del cardinale Gerhard Ludwig Müller, ex-prefetto dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede. Intervenendo spontaneamente al recente Concistoro, Müller ha fato due proposte: replicare all’accusa di aver perso la fede mossa dalla FSSPX alla Sede Apostolica e prepararsi ad accogliere coloro che vorranno lasciare la Fraternità per non proseguire nello scisma.

In conclusione, sembra di poter dire che da una parte la FSSPX continua a manifestare la sua fedeltà, il suo attaccamento al Papa e alla Chiesa di Roma, dall’altra commette uno degli atti più gravi che portano alla rottura della comunione ecclesiale. Un po’ come quei bambini che, dopo aver disobbedito ai genitori, ribadiscono di voler loro bene e cercano in tutti i modi di giustificare la loro disobbedienza.

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