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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (21 gennaio 2026)
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    Fino a dove possono arrivare gli algoritmi?

    Fino a dove possono arrivare gli algoritmi? Questa domanda è una delle tante che possiamo rileggere dietro al messaggio del Papa nella storica visita, venerdi 14 giugno, la prima di un Pontefice, al G7. L'Intelligenza artificiale (tema del G7) porta con sé gli elementi di una totale, vera e propria, rivoluzione sociale. Tutti abbiamo presente Chat Gpt. Se l’Intelligenza artificiale (IA) porta a grandi vantaggi in molti campi, resta il timore che sfugga di mano all’uomo. L’IA chiede la continua interazione con l’uomo, non la delega dell’uomo all’IA o, peggio ancora, la sostituzione totale dell'umano. Oggi le IA sono dotate di una buona dose di intelligenza computazionale (raccolta di dati, di quale qualità?) dalla quale poi con algoritmi di vario tipo predicono sulla base della qualità dei dati e offrono risposte alle nostre domande, operano scelte e creano. Predicono per esempio in campo sanitario, analizzando i dati della storia del paziente e della sua famiglia. Ma sono tantissimi i campi di interazione tra IA e uomo oggi, dall’arte, alla scuola, all’economia, all'informazione, alla sanità e via dicendo. Vivere senza interagire con l’IA oggi è impossibile. La velocizzazione dei processi grazie all’IA, ci dicono gli esperti, rischia di portare alla delega alle macchine, sottraendo l’elemento dell’interazione con l'uomo. È uno “strumento affascinante e tremendo” ha giustamente detto il Papa al G7, ma benefici e danni dipenderanno dal suo impiego. Per questo il Papa è stato chiaro, a maggior ragione riguardo alla guerra e alle cosiddette "armi letali autonome", evidenziando il dramma di affidare all’IA la vita e la morte degli esseri umani e per questo ha chiesto che vengano banditi questi strumenti di morte. Se è vero che l’IA è un utensile come gli altri, applicata in particolare a vari e lodevoli campi, è anche vero che essa apre a nuovi scenari nella comunque millenaria interazione tra uomo e ogni tipo di artefatto. Chiediamoci: una mappa di dati è la copia esatta della realtà? No, perché la realtà è fatta anche di dimensione emotiva, la maggioranza delle nostre azioni è più determinata dalla dimensione emotiva rispetto alla razionale. La sfida è mantenere la cognizione algoritmica trasparente all’uomo e non solo fornita a noi umani dalla macchina in modo semi oscuro o spesso oscuro del tutto, facendo dell’uomo che con essa interagisce, un mero esecutore. Per questo oggi si discute di governance delle macchine: il robot o l’IA deve adattarsi all’uomo e non viceversa. Per questo il Papa al G7 ha lanciato un appello al mondo politico presente. Il Vaticano, in questi ultimi anni, sta lavorando sull'IA, coinvolgendo anche le altre religioni abramitiche (ebraismo e islam) e un grande gruppo di sviluppo come Microsoft. Da qui la firma nel 2020, con gli esponenti delle altre due religioni abramitiche, dell’appello romecall e dei progetti ad esso legati, per una governance etica dell’IA (https://www.romecall.org/). L’IA e le nostre vite ormai onlife sono un tutt’uno: davanti a questa consapevolezza la governance umana, tema soggiacente a tutto l’intervento del Papa al G7, diventa decisiva. Leggi anche: l’intervento del Papa al G7 di Cristina Vonzun

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