Non è solo una questione di visti o di burocrazia migratoria, ma un imperativo morale che interroga le coscienze. Di fronte al collasso totale della sicurezza e delle istituzioni ad Haiti, la Chiesa cattolica statunitense alza la voce. Con una lettera accorata indirizzata all’amministrazione di Washington, i presidenti di due importanti commissioni della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) hanno chiesto l'estensione e la ridenominazione dello Status di Protezione Temporanea (TPS) per i cittadini haitiani residenti nel Paese.
La richiesta nasce da una consapevolezza tragica: Haiti è attualmente una terra dove la vita umana è costantemente sotto scacco. Monsignor Mark J. Seitz, vescovo di El Paso e presidente della Commissione sulle Migrazioni, e monsignor A. Elias Zaidan, della Commissione per la Giustizia e la Pace Internazionale, sono stati espliciti nel descrivere una nazione «morsa da una violenza delle bande senza precedenti».
Una crisi umanitaria senza via d’uscita
Le cifre e le testimonianze che giungono dall'isola descrivono un panorama apocalittico. «Haiti sta vivendo una crisi umanitaria multidimensionale che rende impossibile il ritorno sicuro dei suoi cittadini», hanno dichiarato i presuli. Non si tratta solo di instabilità politica, ma di un quotidiano fatto di rapimenti, violenze sessuali e un controllo del territorio quasi totale da parte delle organizzazioni criminali, specialmente nella capitale Port-au-Prince.
I vescovi sottolineano come i servizi di base siano ormai un ricordo: «L'insicurezza alimentare ha raggiunto livelli catastrofici e il sistema sanitario è sull'orlo del baratro totale». In questo contesto, rimpatriare forzatamente i migranti equivarrebbe a condannarli a un destino di stenti o di morte.
Il dovere della solidarietà
L'appello della USCCB si fonda sulla Dottrina Sociale della Chiesa, che pone la dignità della persona al di sopra di ogni confine. «Come pastori, siamo testimoni della sofferenza dei nostri fratelli e sorelle haitiani», scrivono i vescovi, ricordando che la protezione dei vulnerabili è un pilastro della fede cristiana.
La richiesta di "ridenominazione" del TPS è fondamentale: permetterebbe infatti di tutelare non solo chi è già protetto, ma anche coloro che sono arrivati negli Stati Uniti più recentemente, fuggendo dall'ultima e più violenta ondata di caos che ha travolto l'isola negli ultimi mesi.
Oltre la politica: una scelta di umanità
Il messaggio dei vescovi non è rivolto solo ai decisori politici, ma alla comunità ecclesiale e civile intera. «Esortiamo l'amministrazione ad agire con tempestività e compassione», concludono mons. Seitz e mons. Zaidan, ribadendo che la risposta a una crisi di tali proporzioni deve essere guidata dal principio della «sacralità di ogni vita umana».
In un mondo che tende a chiudere le frontiere e il cuore, la Chiesa ricorda che la protezione di chi non ha più una casa non è un'opzione, ma un dovere. La vicenda haitiana, pur lontana geograficamente dal Ticino, ci interpella profondamente: la solidarietà non conosce distanze e la preghiera per Haiti deve accompagnarsi a un sostegno concreto per decisioni politiche che mettano al centro la carità e la sicurezza dei più deboli.
fonte: USCCB/catt.ch