Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
Advertisement
  • Tensione a Minneapolis dopo le morti causate dall’ICE e l’attacco a Ilhan Omar

    Minneapolis sotto assedio: tra le violenze dell’ICE e il grido della Chiesa per i migranti

    La “parziale de-escalation” promessa dal presidente Donald Trump è attesa con ansia dai cittadini della principale città del Minnesota, dove le tensioni restano alte in seguito all’omicidio di Alex Pretti, da parte degli agenti dell’Ice. Un episodio che segue di poche settimane quello di Renee Good, morta il 7 gennaio durante un’operazione della polizia dell’immigrazione.

    Ancora alta tensione

    A riprova che il clima a Minneapolis resta incandescente è l’aggressione subita martedì sera dalla deputata democratica Ilhan Omar. L'episodio è avvenuto durante un incontro pubblico per mano di un uomo armato di una siringa, poi bloccato dalla sicurezza. La sinistra americana contesta il massiccio dispiegamento di agenti federali a Minneapolis, parte della strategia dell’amministrazione Trump per aumentare le espulsioni di migranti senza documenti. Dubbi sull’operato delle forze dell’ordine emergono anche nell’ambito dell’amministrazione Usa. Stephen Miller, consigliere di Trump, ha ammesso che sono in corso verifiche sul rispetto dei protocolli da parte degli agenti federali. Intanto, si è diffusa la notizia della decisione di un giudice federale di bloccare la deportazione del bambino di cinque anni fermato a Minneapolis insieme al padre.

    La voce della Chiesa

    In questo contesto si è levata con forza la voce di monsignor Bernard A. Hebda, arcivescovo di Minneapolis. In un’intervista rilasciata al Sir, il presule ha sottolineato la necessità di garantire diritti a chi vive negli Stati Uniti da anni: “È fondamentale assicurare uno status legale a quanti sono senza documenti ma hanno messo radici, contribuito alle loro comunità e dimostrano la volontà di rispettare le leggi”, indicando anche l’urgenza di “percorsi che favoriscano la riunificazione familiare ed evitino le separazioni”. Monsignor Hebda descrive le conseguenze concrete delle operazioni federali anche sulla vita quotidiana: “Le immagini degli arresti e della violenza hanno spinto molti migranti, con o senza documenti, a nascondersi. Molti non escono più per lavorare, curarsi, fare la spesa o persino per ricevere assistenza spirituale. È una paura che incide sulla vita quotidiana”.

    Tanti gesti di solidarietà

    Una tensione che colpisce anche le parrocchie: “La partecipazione alla Messa nelle comunità latine è drasticamente diminuita. Alcuni genitori tengono i figli a casa da scuola per timore”. Accanto alla paura, però, emergono gesti di solidarietà: famiglie aiutate con la consegna di cibo, bambini accompagnati a scuola, sacerdoti e diaconi che portano la Comunione a chi è confinato in casa. “Il mio staff - ha dichiarato l’arcivescovo - lavora instancabilmente per informare i parrocchiani sui loro diritti e per incoraggiare iniziative parrocchiali”. Oltre a queste opere di misericordia, sottolinea monsignor Hebdo, i vescovi delle sei diocesi del Minnesota, riuniti nella Minnesota Catholic Conference, “stanno cercando di collaborare con i nostri rappresentanti governativi per alleviare l’attuale crisi e promuovere una riforma complessiva delle leggi sull’immigrazione. Solo lavorando insieme – conclude l’arcivescovo - potremo risolvere il problema e ritrovare una vera calma”.

    L’appello del cardinale Tobin affinché venga chiusa l’ICE

    Nelle scorse ore ha infine preso la parola uno dei cardinali americani più vicini a papa Leone. Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, ha esortato i fedeli a «dire no» alle violenze dell’Ice di Trump, definendo «fuorilegge» l’agenzia federale e invitando i fedeli a chiedere ai loro legislatori di votare contro altri finanziamenti. Ma, ciò che è più significativo, lo ha fatto citando un brano di «Vino e pane» di Ignazio Silone nel quale il protagonista, a proposito della polizia fascista che cerca di rintracciare chi ha scritto sui muri degli slogan contro la guerra, dice: «In una dittatura fa impressione uno che dica NO». Perché «Basta che un uomo, un solo piccolo uomo dica NO, e quell’ordine è in pericolo». Nel romanzo dello scrittore abruzzese, pubblicato nel 1936, il protagonista Pietro è un militante comunista che rientra clandestinamente in Italia, assume l’identità di un sacerdote, don Paolo, e finisce per riscoprire l’eredità cristiana. È proprio lui, nel libro, a scrivere col carbone «abbasso la guerra» e «viva la libertà» su un muro della stazione. Negli Stati Uniti il libro divenne un best-seller ed è una delle opere più amate e conosciute della letteratura italiana del Novecento. 

    L'importanza di dire «no»

    Il cardinale ha citato quel romanzo scritto «nei giorni bui del fascismo in Italia», una storia ambientata «mentre incombe la macchina della morte», durante una funzione interconfessionale online: «Penso che se vogliamo davvero mettere in pratica la nostra fede, dobbiamo dire “no”, ognuno di noi», ha detto: «Oggi dire “no” significa raccontare la verità su ciò che sta accadendo e onorare coloro le cui vite sono state sconvolte». Dopo l’uccisione di Alex Pretti, a Minneapolis, «un modo per dire “no" è piangere, non festeggiare la morte e, cosa forse ancora peggiore, non fingere che non sia successo nulla», ha aggiunto Tobin: «Pronunciamo i nomi. Preghiamo per i morti. Piangiamo per un mondo, un Paese, che permette che bambini di 5 anni vengano legalmente rapiti e che i manifestanti vengano massacrati». 

    La parabola del Buon Samaritano e Martin Luther King

    L’arcivescovo si è riferito anche alla sua diocesi: «Ogni giorno persone di molte comunità religiose si recano a Delaney Street, qui a Newark, e al centro di detenzione di Elizabeth, e dicono “no" stando davanti ai cancelli, parlando con il personale dell'Ice, insistendo sui diritti dei detenuti. Portano loro conforto umano, consolano le famiglie di coloro che non sempre sono ammessi a vedere i loro cari. Come direte “no”? Come?».

    Il cardinale ha citato la parabola del Buon Samaritano e Martin Luther King: “Come direte “no” alla violenza? Come direte “no” questa settimana, quando il Congresso discuterà la legge di bilancio? Contatterete i vostri rappresentanti al Congresso, i senatori e i deputati del vostro distretto? Chiederete loro, per amore di Dio e per amore degli esseri umani, che non possono essere separati, di votare contro il rinnovo dei finanziamenti a un'organizzazione così illegale? Come scriverete la vostra risposta sul muro? Come contribuirete a ripristinare una cultura della vita in mezzo alla morte?». 

    Una decina di giorni fa, insieme ad altri due porporati americani vicini a Leone XIV, Blase Cupich di Chicago, e Robert McElroy di Washington, Joseph Tobin aveva firmato un comunicato che criticava con durezza l’amministrazione Trump, a cominciare dalle minacce alla Groenlandia: «Il ruolo morale del nostro Paese nell'affrontare il male nel mondo, nel sostenere il diritto alla vita e alla dignità umana e nel sostenere la libertà religiosa è sotto esame».

    In autunno, ricevendo in udienza il vescovo di El Paso, Mark Joseph Seitz, e alcuni attivisti che aiutano i migranti sul confine messicano, Leone XIV aveva detto: «La Chiesa non può rimanere in silenzio di fronte all’ingiustizia». Il cardinale di Chicago Blase Cupich già in ottobre aveva diffuso un messaggio molto duro contro la politica anti immigrarti di Trump e le retate degli agenti dell’Ice: «Le famiglie vengono separate. I bambini sono lasciati nella paura e le comunità sono sconvolte dalle retate e dalle detenzioni degli immigrati. Queste azioni feriscono l'anima della nostra città. Vorrei essere chiaro. La Chiesa è dalla parte dei migranti». In un clima politico arroventato la Chiesa si sta impegnando non poco con i migranti, sostenendoli spiritualmente, proteggendoli, cercando di portare la comunione nei centri di detenzione, quando perlomeno i carcerieri dell’Ice lo consentono. Un lungo ed estenuante “braccio di ferro”.

    fonte: vaticannews/catt.ch

    News correlate

    Trump a Davos per il suo "board of peace". Di cosa si tratta lo spiega Zamagni

    L'arrivo del presidente USA al WEF ha come scopo da parte sua consenso e firma del suo Consiglio della pace per Gaza dove entrarci costa un miliardo di dollari a Paese aderente. Di cosa si tratta e perchè - secondo l'economista cattolico Zamagni - "per Trump tutto si paga (a lui) anche la pace".

    I vescovi statunitensi criticano duramente le deportazioni di migranti

    Monito espresso dai presuli che guardano preoccupati alla situazione del Paese. Riuniti in Assemblea a Baltimora scrivono: «Ci opponiamo alle indiscriminate deportazioni di massa di persone». Gli USA, nel 2026, saranno consacrati al Sacro Cuore di Gesù

    Stati Uniti: Charlie Kirk elevato al rango di martire?

    La morte di Charlie Kirk, attivista repubblicano, è stata trasformata in un evento politico-religioso che lo eleva a martire. Tra esaltazioni spirituali, retorica apocalittica e contraddizioni, il caso rivela la pericolosa confusione tra fede e politica nell’America di Trump.

    America centrale: le Chiese al fianco degli espulsi di Trump

    Espulsi brutalmente dagli USA, migranti da Africa, Asia e America Latina trovano soccorso e dignità nelle Chiese cristiane d’America Centrale, che colmano il vuoto istituzionale offrendo alloggio, cure mediche e supporto psicologico.

    USA: il segretario di Stato Rubio conferma il taglio dell'83% dei programmi di USAID

    Dopo una revisione di 6 settimane, il governo americano provvede a cancellare l'83% dei programmi dell'agenzia solidale americana, ha comunicato il segretario di Stato Usa in un post nel social X.

    COMMENTO

    Blasfema la politica che “usa” la Bibbia ma dimentica che Dio è amore per tutti

    Il contributo di Paolo Naso, Politologo, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma, pubblicato su Avvenire.

    News più lette